Come, e forse più, di molti classici, Gadda si è prestato a letture divergenti. Certo, è sempre possibile conciliare le tesi contrapposte in una superiore sintesi dialettica; ma forse il gioco riesce meglio se esse restano a fronteggiarsi come antinomie, vere e false nello stesso tempo. È un richiamo, per chi legge Gadda, ad assumersi una piena responsabilità interpretativa, magari con qualche azzardo, ma nella consapevolezza della propria parzialità; e un omaggio a uno scrittore che, per le conciliazioni, ha sempre avuto poca simpatia.
La rubrica è aperta: nuove voci, sempre a coppie contrapposte, seguiranno. Ci auguriamo che i lettori di Gadda raccolgano la sollecitazione.
Raffaele DonnarummaUniversità per stranieri, Siena

