Firenze, 18 Novembre 1981

Caro Presidente,

desidero conferire all’Archivio Contemporaneo del Gabinetto G.P. Vieusseux, a titolo di deposito a tempo indeterminato, un inseme di carte e documenti vari, che mi fu affidato da Carlo Emilio Gadda, al momento in cui lasciava Firenze.

Le carte sono in brutte condizioni a causa dell’alluvione del 1966, ma la maggior parte è recuperabile.

L’insieme dovrebbe far parte del Fondo di «Letteratura» con la dizione «Carte di Carlo Emilio Gadda», usufruendo della tutela, oltreché delle norme di legge, del regolamento dell’Archivio in vigore in data odierna.

Come Lei sa, la Commissione Esecutiva, nella Va adunanza tenuta il giorno 11 Novembre u.s., ha espresso parere favorevole: spero quindi che il Consiglio d’Amministrazione vorrà accogliere la mia offerta.

Con i migliori saluti.

Alessandro Bonsanti

Questa la richiesta ufficiale con cui Alessandro Bonsanti, nello stile sobrio che lo distingueva, offriva al Presidente del Gabinetto Vieusseux, Beppe Manzotti, le carte donategli dal «divino Gaddus» alla fine degli anni Quaranta, prima di partire per Roma. Si trattava di un consistente insieme documentario, che l’alluvione del 1966 aveva purtroppo dolorosamente colpito mentre si trovava nei sotterranei di Palazzo Strozzi, dove l’allora Direttore del Gabinetto Vieusseux lo aveva collocato. Dopo il parere favorevole all’accettazione di tale conferimento espresso dal Consiglio d’Amministrazione dell’Istituto in data 22 dicembre 1981, quelle carte, disinfettate e disposte in nuove custodie, continuarono però a giacere dimenticate in attesa di un restauro che ne consentisse finalmente un recupero effettivo. In realtà solo ora, grazie al fondamentale contributo della Regione Toscana, che ne ha reso possibile non solo il restauro ma anche l’ordinamento e la catalogazione, quanto lasciato da Gadda all’amico fiorentino per eccellenza torna alla luce, restituendo ai lettori e agli studiosi uno straordinario documento della vita e dell’opera dello scrittore lombardo.

Si tratta di oltre dodicimila pezzi – per lo più di carattere epistolare –, che Gadda era venuto nel tempo conservando con attitudine e ossessione da «archiviòmane», come lui stesso scriverà; carte che permetteranno di ricostruire, sino ai primi anni Quaranta, la biografia di Carlo Emilio e dei suoi familiari, la madre, Adele Gadda Lehr, la sorella Clara e il fratello Enrico, morto in guerra nel 1918, dando pure un volto a personaggi secondari finora rimasti nell’ombra. Tutto questo accanto ad altri ugualmente inediti documenti relativi ai ricordi militari, alla professione ingegneresca svolta in Italia e all’estero, all’avventura argentina, ai rapporti con Firenze e alcuni degli intellettuali qui conosciuti, come Carocci, Franchi, Loria, Montale e, naturalmente, Bonsanti, il «gentile tiranno», a cui sempre Gadda guardò con gratitudine affettuosa.

Un patrimonio, quindi, preziosissimo, ricco di indizi fittamente intreccciati ed insieme stupende sorprese, che, dall’ordito di uno specchio magico della memoria, lasciano trapelare i chiaroscuri della personalità di un autore per più aspetti leggendario. Un patrimonio che il caso, ma forse non solo, ha voluto rimanesse nella città dove Gadda, nel 1940, decise di trasferirsi «manzonianamente… – dirà – e anche un po’ come un inglese (senza quattrini) del ’700… Per imparare la lingua e frequentare le biblioteche fiorentine».

Gloria Manghetti
Segretario Generale del Gabinetto Vieusseux

«…io sono un archiviòmane», Carte recuperate dal Fondo Carlo Emilio Gadda. Settegiorni Editore, Pistoia, 2003, 135 pp., ISBN 88-901159-9-8.

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859

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