Carmina Epistolografo cover

Del 1977 è il mio primo libro gaddiano, L’uomo dei topazi, il cui titolo arieggia quello di un celebre testo di Freud, L’uomo dei topi, notoriamente dedicato a un caso di nevrosi ossessiva. È un titolo a cui sono affezionato, perché coglie la qualità specifica dell’opera di Gadda, improntata ai registri figurali e stilistici dell’ossessività nevrotica: e i topazi, con tutta la lunga serie degli altri gioielli e pietre preziose, costituiscono un vero epicentro di quella figuralità. Avrei volentieri conservato quel titolo se non avesse fatto pensare a una riedizione, sia pure aggiornata, del vecchio libro, mentre questo è completamente nuovo, frutto della rimeditazione critica di un’opera che, nella lunga stagione intercorsa, ha conosciuto l’edizione completa a cura di Dante Isella, la pubblicazione di molti inediti, di importanti raccolte epistolari, di documentazione di vario tipo, oltre all’ampio e approfondito lavoro critico da parte di una vera e propria schiera di valentissimi interpreti. Ho però voluto che i topazi figurassero ancora nel titolo del presente volume, perché non è certo venuta meno in me la convinzione che davvero si sia di fronte ad un universo di scrittura dominato in profondità da un fantasmatico tipicamente ossessivo. Quanto alle «gioie familiari» che questo titolo completano, ho giocato sull’ambiguità dei termini, che rinviano insieme, ironicamente, ad un’eredità (mancata) sia di cose preziose sia di affetti (la disperata infanzia, priva del sorriso dei genitori). Gianfranco Contini, intimo amico e insuperato interprete dello scrittore, parla di un’opera «scritta direttamente coi nervi»: in una lettera che mi mandò dopo la lettura de L’uomo dei topazi, scriveva: «Il tuo Gadda è assolutamente giusto, non c’è niente da cambiare». In questo nuovo libro non ho, in effetti, cambiato l’impostazione di fondo, ma ho molto approfondito ed esteso l’approccio interpretativo, con un uso più scaltrito dell’ermeneutica psicanalitica, a partire dall’analisi dei due fondamenti emotivi e intellettivi costituiti dal pasticcio e dalla Cognizione, disperatamente in conflitto tra loro, con tutto il corredo metaforico che ne discende. Come sappiamo, è lo stesso autore a reputare la propria opera «degna d’analisi psichica». Ho obbedito all’indicazione gaddiana, così aderente alla mia più persuasa vocazione di critico impuro. Ho condotto l’analisi per gradi successivi risalendo, con la dettagliata scansione in 24 capitoli, la stratificazione delle métaphores obsédantes, nel continuo collegamento tra i livelli del vissuto e le figure del fantasmatico, dalla «cicatrice della nascita» alle più alte invenzioni stilistiche e strutturali. Mi mancherà molto un’ulteriore, vanamente auspicata, approvazione di Gianfranco Contini.

E. G.

Elio Gioanola, Carlo Emilio Gadda. Topazi e altre gioie familiari, Milano, Jaca Books, 2004, 367 pp., ISBN 88-16-40653-4.

Elio Gioanola è nato a San Salvatore Monferrato (AL) nel 1934. Insegna Letteratura italiana nella Facoltà di Lettere dell’Università di Genova. Per la Jaca Book ha già pubblicato i saggi Leopardi, la malinconia (1995, 1996), Pirandello, la follia (1997), Giovanni Pascoli. Sentimenti filiali di un parricida (2000), Cesare Pavese. La realtà, l’altrove, il silenzio (2003) e i romanzi Prelio. Storia di oro e stricnina (1999) e Martino de Nava ha visto la Madonna (2002).

 

2 extracts in EJGS 4/2004.

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859

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