Piazza Monte Grappa a Varese

L’attività tecnica e gli impegni finanziari del Comune di Varese furono precipuamente dedicati, nell’anno XIII, alla sistemazione del Piazzale Monte Grappa e delle vie Volta e Bernasconi, che verranno a costituire l’armonioso e monumentale complesso del centro cittadino.

La stupenda città delle nostre prealpi dai risorgenti ricordi garibaldini è passata alle vive realizzazioni fasciste: i Cacciatori trascorsero, come fanfara impetuosa di giovinezza, le settecentesche serenità delle sue ville e dei giardini profondi; dispersero il fuggitivo nemico: Varese è nome di vittoria.

Al ricordo e al nome delle recenti battaglie è dedicata la piazza centrale: sono quasi ultimate le demolizioni che si resero necessarie, e che comportarono una spesa di nove milioni per gli esproprii, di cui quattro recuperati nella cessione del terreno ai privati costruttori: onere netto di esproprio: cinque milioni.

Già si elevano gli edificii nuovi, e pur nella incompiutezza della lor mole, rivelano la modernità e la nobiltà del disegno. Sanissimo e dirò anzi geniale ed esemplare il criterio che l’Amministrazione del Comune ha adottato per la sistemazione della piazza: la regolazione topografica, il «piano» o pianta che dir si voglia, è stata studiata e definita dall’Ufficio Tecnico Comunale, sotto la direzione dell’ingegnere capo dott. Vincenzo Alliaud. La «elevazione» cioè, l’opera architettonica è stata oggetto di un concorso nazionale, vinto dall’architetto Mario Loreti di Roma. I privati acquirenti delle aree di fronte sono stati vincolati ad affidare il progetto e la direzione artistica dei costruendi edificii all’architetto vincitore del concorso, il quale viene così ad «unificare» le opere prospicienti la piazza, ad operare quella sintesi architettonica che totalmente manca in tante altre piazze di nostra conoscenza, dove imperano il giù e il sù a libito d’ogni can che passa.

Nel prezzo di cessione il Comune ha tenuto, entro i limiti del possibile, equo conto del vincolo e dell’onere che veniva imponendo agli acquirenti: i compensi all’architetto vennero prefissati dal Comune stesso: d’altro lato le necessità topografiche e urbanistiche erano salvaguardate dagli studii di pianta dell’Ufficio tecnico il quale, più che ogni altro ente o privato studioso, ne è necessariamente a giorno.

La futura pavimentazione della piazza costituirà un nuovo e non indifferente lavoro: notevole, se pur non visibile fatto, il cunicolo ricavato sotto al marciapiede per l’afflusso e il deflusso dei moderni fluidi vitali: acqua potabile, elettricità, vibrazioni telefoniche.

Altro lavoro del Comune nell’anno XIII, la esecuzione del primo lotto di lavori per il Campo Polisportivo di Masnago: accompagnato dall’ing. Alliaud ho visitato l’incantevole luogo, dove, in uno scenario che chiamerò varesino, perché impallidiscano tutti i superlativi, sono già ultimati: lo spianamento e la messa a prato del campo di calcio: e questo è già circondato dalla pista podistica, nereggiante di asciutissima scoria e marginata di belle cordonature in sasso: e poi dal secondo girone, pista ciclistica, a cui badile e piccone ancora lavoravano tra sole e piovasco. Ma già si delinearono le curvature paraboliche e i loro sopralzi armoniosi, repressori severi d’ogni irregolarità centrifuga: nella terra di Binda irrevocabili fughe porteranno gli atleti magliati ad orizzontalizzarsi sulla vetta del paraboloide, suscitando l’urlo del popolo sano.

Quarantamila metri cubi di movimento di terra e il recinto a muro, finito: per quest’anno un mezzo milione di lavoro.

Accennerò soltanto all’ampliamento e alla sistemazione di viale Belforte, donde la strada prealpina esce di città per fuggirsene a Como: un altro mezzo milione; accennerò a importanti lavori cimiteriali nei comuni aggregati, alla sistemazione degli accessi stradali e delle fognature per la Colonia Elioterapica; per non dire di minori opere a destinazione scolastica, o ginnica: e del prolungo di importanti arterie dell’acquedotto comunale verso il rione Lissago e le frazioni Gudo, Caggio, Mastunate e Calcinate del Pesce.

Il complesso dei lavori su ricordati ha necessitato l’impiego di circa 400 operai, molti dei quali saranno ulteriormente adibiti alla prosecuzione dei lavori stessi. Senza tener conto di quelli che vengono occupati dalle industrie fornitrici.

Ho visitato anche il Palazzo della Federazione Fascista, notevole per la buona modernità del disegno e del dispositivo interno, per la elegante e netta qualità dei rivestimenti, per il costo discreto: vicino al pregevole edificio sono state erette a formare un simpaticissimo quartiere giardino alcune ville di modernissima e razionalissima linea che ospitano i funzionari della Provincia. Sulla entrata laterale del Palazzo Federativo un «Cacciatore delle Alpi» dell’anno XIII; di là, nella dolce valletta, gli alberi antichi e la grazia squisita d’una costruzione settecentesca, dove è stato insediato il Palazzo del Governo. Vorrei essere S. E. il Prefetto di Varese. Tutto il quartiere è assai ben pavimentato e tenuto con esemplare nettezza: scenari meravigliosi si aprono tra un muro e l’altro, tra un albero e l’altro. Pare che li abbia colorati il Luini.

La colonia elioterapica è stata sistemata nel corso dell’anno per le cure della Federazione Fascista: un edificio molto semplice e logico, studiato dall’ufficio tecnico e dal Loreti: guarda al lago e al meriggio, tra sinuose malìe di colline, sopra il declivio dove m’aspettavo da un momento all’altro di veder apparire la barbetta del dio fessipede e zampognante: se fosse ancora conceduto di essere idillici, in quell’attimo luminoso e tra quei colli, io certamente lo sarei stato.

Così crescano al sole i bimbi d’Italia! Così li vedo nel futuro, secondo il vaticinio immenso del corale oraziano: «Virgines lectas puerosque castos».

c. e. g.

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ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-10-8

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Le opere pubbliche di Milano, Piazza Montegrappa a Varese, Le risorse minerarie del territorio etiopico and L’assetto economico dell’Impero were first published in L’Ambrosiano on 25 October 1935 (p. 3); 25 October 1935 (pp. 3-4); 13 June 1936 (p. 3); 23 June 1936 (pp. 1-2). La donna si prepara ai suoi compiti coloniali, Le marine da guerra delle Nazioni belligeranti…,e le loro forze militari terrestri and La colonizzazione del latifondo siciliano first came out in Le Vie d’Italia, issues 44, no. 10 (October 1938), pp. 1248-251; 45, no. 11 (November 1939), pp. 1391-399; 45, no. 11 (November 1939), pp. 1400-408; 47, no. 3 (March 1941): 335-43. I nuovi borghi della Sicilia rurale and I Littoriali del lavoro were first published in Nuova Antologia issues 76, 413 (January-February 1941), pp. 281-86; 76, 414 (March-April 1941), pp. 389-395.

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