Il polittico abruzzese di Carlo Emilio Gadda

Errico Centofanti

Ottobre 1934, l’ing. Gadda arriva in Abruzzo. S’era preparato al viaggio con l’abituale accuratezza: «Avevo qualche indirizzo d’albergo: e “dovevo” mangiare il capretto da Macallé» (SGF I 155). Un viaggio importante: era l’esordio da inviato speciale per la Gazzetta del Popolo, quotidiano torinese all’epoca tra i più autorevoli d’Italia.

L’aspettativa di Gadda per una collaborazione era stata segnalata al direttore della Gazzetta da Antonio Baldini, il quale aveva poi dato notizia dell’esito della perorazione all’amico, sempre affamato di mezzi di sussistenza e di incarichi extra-ingegnereschi: «è andata bene e ne sono assai contento. Scriva subito ad Amicucci». (1)

A dirigere la Gazzetta c’era Ermanno Amicucci, ingegno brillante e intellettuale di spicco tra gli opachi ranghi fascisti. Abruzzese di nascita, Amicucci proprio nella sua regione pensò di mettere subito alla prova il nuovo collaboratore, incaricandolo di seguire l’inaugurazione sul Gran Sasso d’Italia d’un insieme di spettacolari strutture turistico-sportive firmate in gran parte da un torinese di larga fama, Vittorio Bonadé Bottino, ingegnere di casa Fiat e autore, tra l’altro, del Lingotto e dei grandi alberghi a torre del Sestriere.

Giunto in Abruzzo, Gadda ha da fronteggiare in primo luogo le esigenze dell’attualità. Dunque, spedisce subito a Torino due corrispondenze, La filovia del Gran Sasso d’Italia e Apologo del Gran Sasso d’Italia, che vengono pubblicate il 13 Novembre e il successivo 22.

Poi, si mette a scardare, filare e tessere gli appunti accumulati durante il soggiorno abruzzese. Il primo pezzo che manda, però, è un pastone piuttosto indigesto: Fatti e miti della Marsica nelle fortune dei suoi antichi patroni. Il testo risulta assai poco somigliante al resoconto d’un inviato speciale che abbia scandagliato i fatti sul campo. È piuttosto un assemblaggio di scampoli pescati nel retrobottega dell’erudizione gaddiana. Infatti, Amicucci fa uscire l’articolo il 4 Dicembre ma fulmina impietosamente il neo-inviato-speciale: «Questo articolo avrebbe potuto essere scritto anche senza andare nemmeno per un’ora nella Marsica. Tenga quindi presente che gli altri articoli sull’Abruzzo devono essere meno libreschi e più visivi». (2)

Gadda incassa e, con i successivi tre articoli, dimostra da par suo di saper ben tenere fede a quanto gli era occorso di teorizzare appena qualche giorno prima: «è mia abitudine impegnarmi sulle mie righe […] non mi rivolgo al giornale con trascuratezza, tanto per fare: ma con il vivo desiderio di concretare qualcosa che sia giornalismo e, possibilmente, arte a un medesimo tempo». (3) Il 23 Dicembre esce Un romanzo giallo nella geologia, mentre gli ultimi due articoli della serie abruzzese appaiono sulla Gazzetta con più comodo: il 19 Febbraio del 1935 sarà la volta di Genti e terre d’Abruzzo, mentre, infine, Antico vigore del popolo d’Abruzzo verrà pubblicato il successivo 28 Marzo.

I sei articoli apparsi sul quotidiano torinese, insieme con altri materiali gaddiani, verranno poi raccolti in volume per la prima volta nel 1939 presso i Fratelli Parenti di Firenze, inaugurando l’intitolazione Le meraviglie d’Italia. In quell’occasione, Gadda aggiunge note di non trascurabile entità e modifica alcuni titoli: La filovia del Gran Sasso d’Italia diventa La funivia della neve, Antico vigore del popolo d’Abruzzo viene trasformato in Le tre rose di Collemaggio, Fatti e miti della Marsica nelle fortune dei suoi antichi patroni esibisce l’accezione tronca de’ in luogo dell’originario dei.

I testi d’ispirazione abruzzese, però, sono sette. L’ultimo, Verso Teramo, non ha mai trovato la strada d’una tipografia di giornale, il che appare perfettamente comprensibile, una volta che lo si sia letto. Certamente contemporaneo degli altri sei testi, esso diventerà noto solo nel 1943, con la pubblicazione nel volume Gli Anni, sempre edito dai Fratelli Parenti di Firenze.

Si tratta, in definitiva, di sette testi lampantemente autonomi e tuttavia tra loro tanto saldamente interconnessi da lasciarsi intuire con agilità come un tutt’uno, come un polittico. Uno smagliante polittico, corredato pure della canonica predella apprestata dallo stesso Gadda con le note a piè di pagina composte per l’edizione 1939. Un polittico nel quale i pannelli meno luminosi esaltano lo splendore dei supremi fondo oro messi a comporre il trittico centrale, cioè il Verso Teramo affiancato dal Romanzo giallo e dal Tre rose.

Se in Verso Teramo appaiono generosamente disseminati gli embrioni dell’atmosfera e degli umori che innerveranno l’architettura della Cognizione, in tutti gli altri testi non mancano né una faconda premonizione del Gadda che si produrrà nel Pasticciaccio e nella stessa Cognizione, né echi e risonanze di eventi e emozioni di cui si saprà solo ad avvenuta riemersione del Giornale di guerra e di prigionia. Tutto ciò per dire che le creazioni tributarie del viaggio in Abruzzo, lungi dal configurarsi in termini d’una meramente occasionale parentesi guiderdonica, si manifestano, invece, come un qualcosa che è del tutto coerente nel contesto del divenire della poetica gaddiana, come un qualcosa di perfettamente organico al Gadda di miglior qualità, come un qualcosa che, finalmente, merita l’espianto dal nebbioso orticello delle cose minori. Ne è conferma ed auspicio la loro provvida comparsa nell’EJGS.

Direttore Archivio Sant’Aquila

Note

1. A. Baldini, Biglietto autografo a Carlo Emilio Gadda, 29 Settembre 1934, Fondo Gadda, Gabinetto Vieusseux, Firenze.

2. E. Amicucci, Lettera a Carlo Emilio Gadda, 1 Dicembre 1934, Fondo Gadda, Gabinetto Vieusseux, Firenze.

3. Carlo Emilio Gadda, Minuta autografa di lettera a Ermanno Amicucci, 2 Ottobre 1934, Fondo Gadda, Gabinetto Vieusseux, Firenze.

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859

© 2004-2019 by Errico Centofanti & EJGS. First published in EJGS (EJGS 4/2004).

Artwork © 2004-2019 by G. & F. Pedriali.
Framed image: after a detail from a picture of the 99 cannelle fountain, L’Aquila, in E. Centofanti, Gadda inviato speciale in Abruzzo (Naples: Cerbone, 2004), 67.

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