Pocket Gadda Encyclopedia
Edited by Federica G. Pedriali

Due Santi

Fabio Pierangeli

«Il ventitré marzo, dunque, nella caserma dei Reali, a Marino. Levatosi a notte, disceso a bruzzico, un milite attendeva nel cortile. Il Pestalozzi apparve, scura persona, dal buio». Quer pasticciaccio, capitolo ottavo. La pigrizia della mattina romanesca fa il verso a celeberrime descrizioni manzoniane, nel IV capitolo dei Promessi Sposi, protagonista fra Cristoforo: «Il sole non aveva ancora la minima intenzione di apparire all’orizzonte che già il brigadiere Pestalozzi usciva (in motocicletta) dalla caserma degli erre erre ci ci di Marino per catapultarsi alla bottega-laboratorio dove non era minimamente aspettato, almeno in quanto brigadiere fungente» (RR II 187).

Comincia, poco oltre, la discesa del brigadiere e del milite per il paese, ancora avvolto nel sonno, verso il laboratorio della Zamira, che nasconde, il lettore del romanzo ricorderà perfettamente, segreti e forse una traccia risolutiva per le indagini sui misfatti di via Merulana. La loro è una missione importante, che precede la luce del mattino. Quasi quanto quella pietosa di Fra Cristoforo. «Era l’alba, e più» (RR II 190). Il caos che regna nella già «debilitata ragione» umana (RR II 17) si trasmette alla natura, quando, dallo sguardo pure stupito del brigadiere («sostò due minuti, da strologare il mattino», RR II 190), Gadda si slancia in una visione riflessa del paesaggio:

Di là, da dietro a Tivoli e a Càrsoli, flottiglie di nubi orizzontali tutte arricciolate di cirri, con falsi-fiocchi di zafferano, s’avventavano l’una dopo l’altra a battaglia, filavano gioiosamente a sfrangiarsi: indove? dove? chissà! ma di certo indó l’ammiraglio loro le comandava a farsi fottere, come noi il nostro, con tutti i velaccini in tiro nel vento. (RR II 190)

In questo contesto metaforico, microcosmo scoppiettante del groviglio del mondo, tenuto stretto tra gli opposti della meraviglia e della percezione di una dolorosa labilità incongrua, si deve pur andare in missione. Il brigadiere assolve serio alla sua, finché non precipita di nuovo, per alcuni attimi, dentro l’erotico sogno della notte, nella celebre digressione del topo/topazio. L’allucinazione onirica lo ricaccia nella notte, lo trascina in uno stato di ebbrezza estatica, segno di un’altra orbita, altrettanto reale del paesaggio ammirato poco prima. Ma «il tempo in cui diremmo si distendano i sogni ha viceversa la rapidità diaframmante d’uno scatto di Leika, si misura per fulgurativi tempuscoli, per infinitesimi» (RR II 195).

E allora, fatti pochi passi, di nuovo dentro l’antelucano dovere, quando «il bubububù si spense ai Due Santi, in una breve strusciata delle ruote» (RR II 195), l’altra digressione: di argomento sacro, complementare alla prima, nella dirompente evidenza delle ragioni del corpo a fronte di quelle spirituali o religiose, per addivenire ad un ideale capovolto, terreno per sua natura, trattandosi di piedi, anzi di diti/ditoni:

una luce livida e pressoché surreale, o escatologica forse, propone l’Idea-Pollice, altamente incarnandola vale a dire ossificandola, a’ primi piani del contingente: e la recupera subito a’ metafisici livori dell’eternità. (RR II 197)

Sostano, infatti, i due militi, si ricorderà, davanti ad un tabernacolo, dove i rappresentanti della fede cristiana, soldati anche loro, accenna Gadda, rivivono in vetusti affreschi, impolverati, inzaccherati. Due Santi, missionari, con «quattro piedi insospettati» (RR II 196), visibile retaggio della gloria della «pittura nostra» di molto «tributaria agli alluci», ritratti da pittori celebri «con particolar vigore enunciativo, in un mirabile adeguamento al magistero dei secoli».

L’antisublime satirico travolge gli eroi del Cristianesimo (identicamente all’inizio del capitolo, con l’ammicco alla missione santa del Cristoforo manzoniano) – ma ne racconta anche, se per storto e sghembo, la miracolosa essenza, sospesa tra effimero ed eterno: gli alluci sono, difatti, «lo strumento fisico del loro itinerante apostolato» (RR II 197), dritto verso «uno scopo» dettato non dal dovere, ma dalla libera adesione ad un disegno di salvezza da portare oltre i confini del mondo.

Intanto, il brigadiere intento a riparar la moto, inceppata nel compimento del dovere, alza un poco la testa e compone velocemente un segno di croce davanti al tabernacolo. Il suo subalterno, prova, con fatica, a leggere le iscrizioni in latino, e si ritiene soddisfatto: merita la licenza elementare. Chissà a chi rivolgono i loro gesti frettolosi, e un poco meccanici: forse, inconsapevolmente, si rivolgono all’Idea-Pollice, geniale figura sarcastica di un’idea di divino antisublime, che «un poco intronato nella capa», si affaccia «come da un pulvinare sul trambusto dell’Appia» (RR II 195), ovvero nel groviglio del mondo dove ogni missione, al fondo, sembra andare a «farsi fottere».

Università Tor Vergata-Roma

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-00-0

© 2002-2020 by Fabio Pierangeli & EJGS. First published in EJGS (EJGS 2/2002). EJGS Supplement no. 1, first edition (2002).

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