Pocket Gadda Encyclopedia
Edited by Federica G. Pedriali

Filologia

Luigi Matt

Sul fatto che Gadda avesse buone conoscenze filologiche non c’è alcun dubbio: emergono con nettezza da numerose sue pagine saggistiche, e molto ci sarebbe da dire in proposito. Ma qui non lo si dirà, preferendo soffermarsi su un diverso aspetto della questione, e precisamente su come la filologia costituisca per lo scrittore molto di più di una semplice tappa di avvicinamento ai testi letterari; non sembra infatti eccessivo considerarla tra gli elementi fondanti della sua forma mentis.

In Eros e Priapo, per far subito un esempio, la filologia viene vista non tanto in chiave tecnica, quanto come atteggiamento necessario ad ogni atto conoscitivo che si voglia rigoroso, in contrapposizione alla cialtroneria dilagante; si pone cioè come «scienza dello spirito», per parafrasare un famosissimo saggio di Giorgio Pasquali, filologo molto stimato da Gadda. (1) La donna – e dunque la folla, considerata l’equazione alla base del libello antimussoliniano – prende per buona qualsiasi menzogna le si voglia far credere, e ciò per un bisogno di sicurezza dato da una profonda pigrizia mentale; delle immagini che le balenano in mente,

l’anima semplicetta non si cura di controllare l’autenticità, parlo proprio della validità storica, delle immagini stesse; che è pure operazione elementare, operazione critica necessaria e direi ovvia e direi bambinesca. (SGF II 308)

Mentre invece l’autore ritiene indispensabile sottoporre qualsiasi informazione al controllo razionale, al vaglio critico; mai dare nulla per assodato senza aver compiuto personalmente una verifica. L’atteggiamento giusto per non farsi incantare dal primo miraggio all’orizzonte, per tentare di interpretare correttamente la realtà è quindi lo stesso che si richiede ad una lettura consapevole, affatto filologica, di un testo:

Quando io apro la Commedia mi preoccupo di aver davanti un testo plausibile (testo critico) […] non un centone di refusi e un intruglio di orecchiate approssimazioni al testo. La mia anima vuol fotografare il testo della Commedia virgola per virgola, lettera per lettera: opera in sé una sorta di riedizione diplomatica del testo critico. (2)

L’idea di fondo qui è la stessa che non solo «spinge Tomaso apostolo a toccare la piaga del Cristo», ma che addirittura «induce il Cristo a permettergli di toccarla» (SGF II 308). Difficilmente si potrebbe immaginare una definizione più calzante – e più lusinghiera – del lavoro filologico.

Ma è anche vero che tutto ciò che per Gadda è importante è da lui sottoposto al filtro dell’ironia (che è peraltro uno dei modi privilegiati di far agire lo spirito critico), e la filologia non si sottrare alla regola. Esemplare, in tal senso, la Nota bibliografica che correda il Primo libro delle Favole. In quello che è un vero e proprio tour de force linguistico (Gadda conduce una quindicina di pagine in un giocoso italiano interamente arcaizzante), trova luogo la descrizione, scrupolosissima e filologicamente inappuntabile, delle riviste che hanno pubblicato le prime favole nel 1939, delle vicende legate alla preparazione dell’edizione in volume, e della storia interna dei testi. Lo scarto tra la precisione, estrema, nel passare in rassegna tutti gli aspetti materiali della propria produzione favolistica (3) e l’uso di una lingua immaginaria, ludica, avulsa da coordinate reali, dona a questo testo una carica di straniamento notevolissima, con implicito comico ammonimento a coloro, tra i filologi, che si prendono troppo sul serio.

Ancora all’interno del Primo libro, e precisamente nella favola 151, Gadda mette in scena una scrupolosa ricerca su manoscritti il cui scopo è capire a cosa mai potesse riferirsi il conigliolo (Mussolini) quando diceva, armato di tutto punto, «andiamo ragazzi». Ne nasce un’irresistibile girandola verbale, fondata, tra l’altro, sull’uso fantasioso dell’interpretatio nominis – vale la pena citarla per intero:

Manchevole il magliabechiano, illeggibile il parisino, grattato il vaticano, salmistrato dalle acque alte il marciano, tarmato il casanatense, bombardato l’ambrosiano, ammuffito il parisiense, sotterrato il berolinense nel bunker, deportato il vindobonense, pugnalato il malatestiano, inriccardito il riccardiano, andato in mona il monacense, austerizzato l’oxoniense, restituito il bodleyano agli eredi del buon vescovo cui era stato rubato, adibito a involtar l’affettato per la mensa della Breda il braidense, e mal medicato con l’alloro del poeta Pìspoli il laurenziano-mediceo, non ci è possibile mettere in chiaro, a distanza di anni, dove diavolo voleva andare a sbattere. (SGF II 48)

E una volta citata, la favola consente, ci sembra, la seguente moraluzza (peraltro ovvia, come conviene alle favole). La filologia è, sì, uno strumento di conoscenza irrinunciabile, ma solo se usata con intelligenza. Viceversa, l’astratto filologismo – l’investigazione testuale compiaciuta e affatto autoreferenziale, l’accumulo di dati minimi non necessari – rischia di far perdere di vista la realtà, soprattutto quella dell’atto interpretativo, spesso risolvibile in modo più semplice del previsto.

Università di Sassari

Note

1. Se ne legga il commosso necrologio in SGF I 1025-026. Gadda è un lettore attento e competente dell’opera di Pasquali, come si vede nella recensione delle Stravaganze quarte e supreme (SGF I 1017-021). Cfr. Bajoni 1999b: 396-407.

2. Eros, SGF II 308. Il corsivo è di Gadda.

3. Si vedano, ad esempio, le descrizioni dei propri quaderni: «et erano in certe pagine o carte di tre quaderni distese c’hanno coperta di color làzulo dov’è d’istampato Scuola Svizzera in una compartita che è bianca, o vero “etichetta”» (SGF II 65), o delle riviste: «E misurava, il foglio del Campo, millimetri di ser Borda 351 x 501, et era d’otto carte, o pagine, esso Campo» (SGF II 68-69).

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-00-0

© 2002-2019 by Luigi Matt & EJGS. First published in EJGS (EJGS 2/2002). EJGS Supplement no. 1, first edition (2002).

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