rubesto

G/n 341 addentare, sbranar co’ denti, masticare a colpi rubesti; Ccp 449 quei rubesti preti nostri un po’ ladini di spazzola; A 544 si scompaginava al tutto l’architettura dell’io, quel rubesto edificio o, per più specificare, casotto daziario; A/n 563 Le ciabattine […] femminili, con tacchi alti e rubesti, ponno venir adibite a bisogne gastigative; –•– Cin2 280 quello che vide la nube tempestosa, dall’Eremo di Camaldoli | stendersi alla foce dell’Archiano rubesto e che alla stanchezza di chi tanto < > concesse che le braccia facessero croce; EP 247 Non sono le rubeste cosce de’ giovini; 325 e con quello scopettino dai baffi mosci e dal manico rubesto, dal fustolo ardito e gioviale; P 43 i più rubesti fra i giovani; QP 101 [QPL 371] E quella schiena così rubesta appariva in preda a un’esagitazione infrenabile [QPL infrenabile esagitazione]; SD 1149 sotto guardia perpetua d’una infermiera mugellese, attenta e rubesta.

«robusto, fiero, vigoroso», cfr. TB che riporta il t. con croce e cita Fanf., seguito da Petr. inf.; TB 3 precisa che trattandosi di cose vale per: «fortissimo» e riporta i due es. danteschi Inf. XXXI 106: «Non fu tremoto già tanto rubesto» e Purg. V 125: «Lo corpo mio gelato in su la foce | trovò l’Archian rubesto; e quel sospinse | ne l’Arno», quest’ultimo è fonte esplicita di Cin2 280, ribadita da MM 889: «arbitrio libero che accede alla pronunzia del nome di Maria e alla croce, cui l’Archiano disciolse», (per cui cfr. Roscioni 1974: 314). Particolare interesse ha la presenza det t. in Manzoni, FL I, IV 7: «un antico e continuo combattimento tra una natura prosperosa, rubesta, un’indole pronta, ardente, avventata, impetuosa, e una legge imposta alla natura e all’indole da una volontà efficace e costante; II, IX 68: «i più rubesti, i meglio pasciuti che si vedessero erano qualche bravi, che vivevano delle provvigioni dei potenti a cui servivano», III, II 54: «salda e rubesta vecchiezza»; ma cfr. Carducci, JU, 54, 6: «qual rubesta | Menade oscena a suon di corno desta»; e RN, Dietro un ritratto, 10: «E tu Italia vincente e tu rubesta | Libertà coronata alto da l’arte!» (per cui vd. anche s. v. «coronato»); Pascoli, OI, Gli eroi del Settentrione, 10: «sacrando le rubeste vite»; PP, Italy, II, «O fiumi, o delle rupi e dei ghiacciai | figli rubesti»; PC, Il poeta degli Iloti, 136; e PR, Inno a Torino, 11: «facesti il nerbo di cento anni in cento, | solo e rubesto […] corneggiando al vento». In D’Annunzio, invece, questo solo es.: AL, Implorazione, 7: «Forte comprimi sul tuo sen rubesto | il fin settembre, che non sia sì lesto».

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859

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