[…]
Un quadrupedare tra i ciòttoli tolse il dottore ai pensieri: levò il capo, si vide guardato dalla Battistina in discesa. La donna aveva un piccolo incarto sotto il braccio diritto, e con le due mani reggeva un piatto fondo, coperto da un altro piatto rovesciato: la faccia si rivolgeva a sinistra, che parve si fossero sbagliati a inchiodargliela sul busto, quasi d’un pupazzo dignitoso verso occidente: in realtà per far luogo al gozzo, tre o quattro ettogrammi. Aveva l’aria un poco sospettosa e intimidita, con quel desinare che le impegnava le mani, come un animale a cui possano contendere il cibo; e il gozzo pareva un animale per conto suo che, dopo averla azzannata nella trachea, le bevesse fuori metà del respiro, nascondendosi però sotto la pelle di lei come il fotografo sotto la tela. Tantoché la titolare ansimava leggermente, per quanto venisse in discesa, con un gorgoglìo appena percettibile, come un velo di catarro. Il dottore accennò a fermarsi: e tutt’e due allora si fermarono. Dal gozzo della donna ribollì un «buon giorno signor dottore», così sommesso e bagnato, che parve il cuocere d’una verza e carote in una terrina, a cui per un attimo si sia tolto il coperchio.

«Cos’ha?», dimandò il medico guardando a terra, con gli occhi pesi, enfiati come per sonno: intanto, col bastoncello, andava rimovendo nel suolo alcuni ciòttoli dei meno malnati. I vepri della barba gli davano il volto d’un ladrone del Gòlgota, ma collocato a riposo. «Ho fatto tardi quest’oggi, a momenti è già qui mezzogiorno». «Qui» moto a luogo si dice «scià» nei dialetti della Keltiké.

«Dicevo il signor Gonzalo».

«Saprei no: gira per casa che pare un matto, quelle poche ore che ci sta: non si può più vivere in quella casa…».

«Vivere… vivere…».

«La Signora è andata al cimitero coi fiori e con dietro la Pinina, che aveva la chiave… Povera donna anche lei!… dopo tante vite… ridotta in quella maniera; ad aver paura del figlio…».

«… Paura!… sarà la discordia, la diversità dei caratteri…».

«… No, no, signor dottore… è paura… Quando lui comincia a girar per casa come un’apparizione, alla signora gli prende male dalla paura… creda a me, signor dottore, che la conosco da un pezzo;… povera donna!… dopo tutte le vite che ha fatto!…».

«… Ma paura di chi?… di che cosa?…».

«Paura di esser sola in casa quando c’è lui… glie lo dico io… Vuol sempre che stia lì, che stia lì, mi fa lei da mangiare… pur che stia lì… e non mi lascia mai andar a casa… come oggi… che è gia quasi mezzogiorno… Ma io non posso, capirà, ho da fare i miei fatti… e tutti i mestieri… ho ancora da far il pastone alle galline… ed è già qui mezzogiorno…».

«Già», meditò il dottore, «la casa è in un posto un po’ fuori mano, un po’ abbandonato… con tutto sto bosco d’attorno»; diede una bacchettata nel frascame.

«… Oh! per il bandonato non sarebbe niente», egutturò la gozzuta. «Ma è che ha paura del suo figlio… lei che è sua madre!… quando comincia a girar per casa con le mani nelle tasche… Ecco, signor dottore, che cos’è… Mi dica un po’ lei…».

«… Va, va… Voi donne vi fate sempre delle idee!… Che paura volete che abbia?… Ma se è un uomo come gli altri? Griderà un po’, di tanto in tanto, perché ha la luna in traverso… perché la minestra la è troppo cotta… Come fan tutti…».

«Fosse domà per il gridare… ma quando le dice un qualche cosa anche peggio!… a una vecchia di settantatre anni!… a sua madre!… che a vederla andar giú al cimitero, coi fiori, con la Pina dietro, mi par perfino che vada a fissare il posto… L’ultima volta ha avuto il coraggio di dirle, alla Pina, quando sarò qui anch’io, la verrà, non è vero… di tanto in tanto, a dire un’avemmaria anche per me…».

«… Be’, povera donna, son cose che si dicono…».

«… E quando lui comincia a girare… e va da una stanza all’altra… e la guarda… allora è quando lei ha più paura… e pare che le guardi le bòccole…».

«… Ma siete matta!… cosa deve importargli delle bòccole?…».

«… Io so no, signor dottore, che vuol che le dica? Ma anche stamattina vedevo che le guardava i brillanti… perché è già un po’ di tempo che le tiene gli occhi sui brillanti…».

«… Che brillanti!…».

«… Sulle bòccole, che la signora non può farne senza un minuto… lei lo sa… E seguitava a guardare, a guardare… Io… ma io ho paura anch’io, certe volte… sono una povera vecchia anch’io come lei… e con quella disgrazia qui, capirà…» (significò il gozzo). «… Oramai vado anch’io per i sessantotto…».

«… Sessantotto, ottantotto… è poi sempre lo stesso…»: alzò le spalle e diede un’altra bacchettata nelle robinie.

«… è pur anche vero, signor dottore!… noi altri non abbiamo nulla da perdere… questo è sicuro… E lui non le toglieva gli occhi dai brillanti… La signora si moveva per casa: e lui le andava dietro… e continuava a fissarle un orecchio… e poi quell’altro… e lei andava in sala, e lui dietro in sala… e tornava in cucina a nettare la macchinetta del caffè, cont il fischio, che a me non me la lascia neanche toccare, guai, guai!… e lui dietro in cucina…

Ah! che vita, che vita! con quella paura addosso, tutto il giorno!… senza poter vivere in pace un minuto!

E ogni volta le dice di non perderli, di stare attenta… e le dice stringendo i denti: ¡anda, anda!… che i brillanti non ti salveranno! Salvarla di che cosa? mi dica lei… Avrà bene il diritto di portar le sue bòccole, sta povera vecchia, che glie le ha date il suo marito… e dopo tutto il lavorare che ha fatto!…».

Il dottore taceva, guardando a terra: aveva trovato, con la punta della bacchetta, un sasso più minchione degli altri incastonato nella terra come un brillante di sasso: e gli ci vollero due mani a far leva.

«… E certe volte, tutt’a un botto, le urla sulla faccia che costano cinquemila pezzi, cinquemila pezzi! urla, i brillanti… e che loro hanno patito il freddo e la fame per le pere, non sa neanche lui cosa dice: per le pere? il freddo? la fame?… e poi scoppia fuori in un verso che è buono lui solo di farlo, come fosse il diavolo a ridere, ai piedi d’un morto, che lo ha appena usmato (1) e sta per beccarselo via: e dice che le donne son bestie con addosso cinquemila pezzi di brillanti, e nient’altro che bestie, dice, porche bestie… e che intanto i morti hanno riempito i cimiteri, sicché non c’è più nessuno che si decide a morire, neanche le bestie…

Allora dovrebbe vederla, signor dottore!, quella povera vecchia, a piangere!… piangere di nascosto… con le finestre magari che sbattono» (così disse) «… tant’è il vento che ci gira, per quella casa… E allora mi fa chiamare il Giuseppe, ma la mi vien dietro anche lei, perché a restar lì sola con il figlio ha paura, le dico!…

E dice che sono come i neri dell’Africa… come gli Arabi, dice, con le perle nel naso, le donne, con gli anelli attaccati al naso… in mezzo» (sollevò appena i due piatti) «tra i buchi, sa… perché dice che i negri fanno così… cioè le sue donne, dei negri…».

«… Quante storie! » brontolò il medico alzando una spalla: e gli prese a dondolare una gamba: «ma se è un buonissimo diavolo! Voi donne chissa cosa capite… cosa sognate…».

«… Glie lo giuro, signor dottore! le dico che quella donna, in quella casa, è più la pena che la vita…».

«… Ma sarà un momento… una ventata di rabbia…»: stava per avviarsi: «… come il vento, quando si sente sbattere tutti gli usci, tutt’a un tratto… e poi se ne va, e non è nulla… A furia di viver solo… sprangato in camera, a leggere… a fantasticare… è quel che capita ad un misantropo…».

Le cicale, risveglie, screziavano di fragore le inezie verdi sotto la dovizie di luce, tutto il cielo della estate crepitava di quello stridìo senza termini, nell’unisono d’una vacanza assordante.
[…]

1. Annusato.

from La cognizione del dolore, RR I 609-13

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