La donna si prepara ai suoi compiti coloniali

Quattromilaseicentosessantasei donne lombarde (1299 in Milano, 3367 in provincia di Milano) hanno frequentato il secondo Corso di «preparazione alla vita coloniale» con perseveranza e diligenza ammirevoli, e si sono diplomate donne coloniali.

Il loro impegno d’alunne ebbe riscontro nella collaborazione dei docenti, volonterosa e gratuita. Esse, le scolare, appartengono a tutti i ceti sociali, abitano le città o le borgate, o addirittura i casolari della campagna: sono donne fasciste, o giovani fasciste, o ancora non inscritte. Hanno compreso la necessità e direi l’urgenza del prepararsi ad una eventuale missione, hanno accolto l’invito dell’Istituto Fascista dell’Africa Italiana con l’animo deciso e intento di chi crede nella possibilità di raggiungere un fine, purché vi si spenda buona applicazione e fatica. È un’antica fede della loro gente: esse non deflettono dalla tradizione. Lavorano, o accudiscono, l’intera giornata: e la sera, o la domenica, andavano alla lezione africana. Vivono nelle vie sperse o nei borghi lontani: e la bicicletta o la tranvia suburbana le ha portate alla Regia Scuola, alla Sala, all’istituto, al cinematografo vuoto, al «locale spazioso» insomma, dove potessero udire la voce di chi sa e di chi consiglia, e udirla non senza profitto, anzi con profitto intero. In alcuni casi si distribuiron loro dispense dattiloscritte, come ai giovani delle università. Qualche volta, in Lombardia, accade che piova, o tiri vento: ma le donne colonialiste furono egualmente presenti, egualmente attente.

I raduni furono promossi dall’Istituto Fascista dell’A.I., un’ideale continuazione della Soc. Esplorazioni di Manfredo Camperio; se non che oggi vengono chiamati e adunati non i pochi, ma i molti; non un manipolo di esploratori, ma una falange di colonizzatori. E hanno secondato l’impulso dell’I.F.A.I., dovunque, in Milano e nella provincia, i fasci, i podestà, i dirigenti coloniali dislocati presso i gruppi rionali, in molti casi i parroci, e insomma tutti gli uomini di buona volontà, che il loro ufficio od incarico sentono come una consegna del fare, non del ristare.

In Milano, per ovvie ragioni, cinque corsi in cinque località diverse: Umanitaria, Scuola Sacchi, Gruppi rionali Mameli, Mussolini, Tonoli. In provincia, difficoltà ben maggiori: sparse le città, i borghi, e la gente, si son dovute accogliere quante volontarie e alunne si inscrissero ai 42 corsi dislocati un po’ dappertutto, in 42 punti di ottimo raduno: da Monza a Pademo e a Cesano Maderno, a Carate, a Cesate, a Novate, a Bollate; da Paullo a Magenta, da Lissone alla Cascina Vecchia, a Lodi, ad Abbiategrasso, ad Arcore, a Melegnano, a Sant’Angelo Lodigiano, a Santa Maria frazione Garbagnate, a Cuggiono e a Cenano Laghetto. C’è da insistere sul «frazione Garbagnate», sul «Cascina Vecchia» e sul «Laghetto», perché proprio questi nomi ci dicono lo spirito, la serietà, la fattività d’una gente; ci dicono da quali termini e lontananze della verde campagna, dopo l’opificio e i fratelli e il pollaio, la ragazza biciclettasse alla scuola popolare dell’Impero, per ascoltarvi alcuni suggerimenti del sapere e della esperienza, che le venivano dati, perché un difficile compito fosse affrontato dalla sua serenità e dalla sua sicurezza, non dall’ansia incerta e dall’ignara acquiescenza ai deliberati del destino. Il destino è, molte volte, la nostra attitudine o inettitudine a combinare un qualche cosa. Il destino è un cavallo, e da tener con briglia: e la briglia è la nostra fede in un bene possibile e in un meglio probabile, purché vi si spendano attorno intelletto e fatica: una buonissima briglia pur sempre, e di vecchia marca nostrana.

Una donna che sa medicare una ferita, approntare il pane, cuocere un cibo un po’ duro, capir subito che cos’ha il suo bimbo, che strilla tanto perché gli fa molto male il pancino; una donna che sa piantare una tenda, schiacciare un rospo, rifiutar l’acqua marcia e trovare la buona; e andare, insomma, un po’ sciolta nel mondo e quindi anche in A.O.I., guarita dall’orripilante timore pel primo lucertolone che le saetti tra i piedi, quella è giusto la donna che ci vuole oggi, in patria e in colonia. Dunque, coraggio e avanti. La donna-salame in barca, francamente, per costruire l’Impero non serve.

I corsi promossi dall’I.F.A.I. mirano appunto a preparare e a diplomare una tal donna. Le madri e le ragazze lombarde erano la scolaresca. I docenti, il « corpo insegnante» di questa singolare autoscuola, cioè di questa scuola ubiqua del buon volere e della fede d’una provincia d’Italia, sono stati uomini e donne di buon volere e di fede: non hanno lesinato il loro tempo né la loro fatica dopo le occupazioni consuete: non si sono risparmiati né tram né treno né tardo ritorno serale o domenicale, pur di recare alla diligente attenzione d’un popolo la voce normativa della esperienza, della consapevolezza, dello studio. Nessun compenso e nessuna retribuzione: (stavo per aggiungere «beninteso»!): e molte volte neppure la rifusione delle spese di viaggio. La certezza di spendere utilmente la propria attività per delle anime attive, di mettere il proprio sapere a disposizione di quante avessero a profittarne per sé e per i destini imperiali d’Italia, la viva partecipazione a un’idea, che il loro insegnamento ottenne dalle discenti, ecco, ad essi, il miglior premio. Così avvenne alla Cascina Vecchia, a Santa Maria frazione Garbagnate, a Cenano Laghetto.

Il programma dei corsi, tanto in città che in provincia, è stato svolto per lo più dai collaboratori della Sezione Milanese dell’I.F.A.I., tra cui figurano professori delle diverse discipline: medici, avvocati, studiosi. Particolare interesse hanno destato le lezioni aventi un tema pratico od applicativo. E gli «esami finali», a cui le alunne si sono presentate nella loro quasi totalità, a Milano e fuori, testimoniarono d’una volonterosa applicazione, d’un vivo spirito di osservazione, d’una sincera adesione all’idea coloniale, che è oggi tra le più congeniali allo spirito italiano.

Argomento delle lezioni fu, nella misura del possibile, tutto ciò che pertiene alla vita in colonia: geografia dell’AO.I. e della Libia, storia della conquista e della esplorazione, economia coloniale, colture coloniali, igiene tropicale, analisi delle acque, puericoltura, orto, giardinaggio, allevamento; stirpi, usi e costumi in A.O.I. Altri e vivi temi: le donne in colonia, l’opera dei missionari, l’antica colonizzazione romana, l’atteggiamento che il bianco deve osservare verso l’indigeno, la tenuta della casa e della tenda. Spesso le lezioni vennero accompagnate da proiezione cinematografica, da pratici saggi di panificazione, di orticoltura, di arredamento.

C’è da aggiungere l’augurio che i corsi si ripetano e si moltiplichino, c’è da esprimere la certezza che le donne italiane, ove se ne dia loro l’occasione, sapranno essere in colonia quello che sono in patria: le compagne, le madri, le consolatrici di chi lavora, di chi osa, di chi vince, poiché la vittoria è bene spesso il premio di una volontà senza soste e di una paziente fatica.

C. E. Gadda

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ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-10-8

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Le opere pubbliche di Milano, Piazza Montegrappa a Varese, Le risorse minerarie del territorio etiopico and L’assetto economico dell’Impero were first published in L’Ambrosiano on 25 October 1935 (p. 3); 25 October 1935 (pp. 3-4); 13 June 1936 (p. 3); 23 June 1936 (pp. 1-2). La donna si prepara ai suoi compiti coloniali, Le marine da guerra delle Nazioni belligeranti…,e le loro forze militari terrestri and La colonizzazione del latifondo siciliano first came out in Le Vie d’Italia, issues 44, no. 10 (October 1938), pp. 1248-251; 45, no. 11 (November 1939), pp. 1391-399; 45, no. 11 (November 1939), pp. 1400-408; 47, no. 3 (March 1941): 335-43. I nuovi borghi della Sicilia rurale and I Littoriali del lavoro were first published in Nuova Antologia issues 76, 413 (January-February 1941), pp. 281-86; 76, 414 (March-April 1941), pp. 389-395.

The ten articles were not included in the Garzanti edition of the Opere directed by Dante Isella and are here published for the first time as a collection.

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