Preghiera

Ho pensato molte volte di voi, poveri morti, sebbene dovessi accudire al lavoro di ufficio e mi sentissi, anche, poco bene.

Siccome si richiede diligenza in ogni adempimento, così finii con seguitare gli atti del lavoro: e a voi non ho più dedicato quel così intenso dolore, che mi pareva la ragione e il senso della mia vita.

Radunando ogni pensiero più puro, avrei voluto poter comporre una preghiera che, rivolta a Chi tutto determina, vi ottenesse una infinita consolazione. Ma, come voi vivete nella luce ed io mi dissolvo nell’ombra, così capisco bene che è certo impossibile che possa la mia miseria comunque sovvenire alla vostra fulgidità. E poi, forse la mia voce non suona, non può essere udita.

Che devo fare? Quando cammino, mi pare che non dovrei. Quando parlo, mi pare che bestemmio; quando nel mezzogiorno ogni pianta si beve la calda luce, sento che colpe e vergogne sono con me.

Perdonatemi!

Io ho cercato di imitarvi e di seguitarvi: ma sono stato respinto. Certo è che commisi dei gravissimi errori, e così non fu conceduto che potessi inscrivermi nella vostra Legione.

Così mi sono smarrito. Ma penso di voi, compagni morti.

Vi sono monti lontani, terribili: ed ecco le nuvole sorgono, come sogni, o come pensieri, dai monti e dalle foreste.

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859

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