Pocket Gadda Encyclopedia
Edited by Federica G. Pedriali

Ingegneria

Pierpaolo Antonello

Gadda si iscrive nel 1912 al Politecnico di Milano e si laurea in ingegneria idraulica il 14 luglio del 1920 con una tesi sulle Turbine ad azione Pelton con due introduttori, voto 90/100. Negli Abbozzi autobiografici spiegherà di essere «stato condotto a far l’ingegnere dalla “passione” (è il caso di dirlo) di veder muratori a costruire e sterratori a tracciare canali e opere». L’ingegneria fra tutte le discipline gli appare infatti come la più consona alle «facoltà logistiche finalistiche del “mettere in ordine il mondo”» (Roscioni 1997: 205). In realtà in una lettera a Guarnieri confesserà invece degli «anni atroci dell’ingegneria i quali hanno reso felice mia madre». (1)

Gadda eserciterà il mestiere per varie compagnie, in Italia e all’estero, dal ’20 al ’31 – a Cagliari per la Società Elettrica Sarda, a Buenos Aires nel ’23 per la Compañia General de Fósforos, tra Roma e Terni per l’Ammonia Casale nel ’25. All’attività di ingegnere accompagnerà una non meno attenta opera pubblicistica di divulgazione tecnico-scientifica, con una serie di ventiquattro articoli apparsi tra il ’21 e il ’56 (ma concentrati soprattutto negli anni ’30) in riviste come La Perseveranza, l’Ambrosiano, La Gazzetta del popolo. Elettrotecnica, chimica industriale, geologia, idraulica, meccanica, metallurgia i temi trattati con uno scrupolo e una precisione tipiche del suo spirito di obiettività, competenza e chiarezza.

L’uomo è per Gadda «ingegnere inguaribile», che «tenta di riscattarsi dallo stato di indigenza e di angoscia dove lo han collocato il cùmulo dei pigri destini o la distorsione dei repentini cataclismi. E batte l’antico ferro e incide la terra perenne: per sfamarsi, per dominare» (Pane e chimica sintetica, SVP 125). Un esempio più lirico che eroico di questa spinta prometeica, in una visione pienamente naturalizzata della tecnica, si trova alla fine degli appunti per il Racconto italiano di ignoto del novecento, dove come un dio che guarda le proprie creature, Gadda contrappone la foga millenaria del fiume Devero all’ingegno della genìa degli omiciattoli, pronti a frenare il fiume per cavarne energia elettrica: «nella loro fronte piccola, sopra il lampo furbesco dei loro occhî irriverenti, dimentichi d’ogni legge, e di Dio, sono racchiusi gli accorgimenti che la taccagneria secolare e la bassezza di usurai pallidi, essi hanno accumulato in forme di meravigliosi pensieri» (SVP 539-40).

Gadda giudica «le operazioni della tecnica non già come illecite contraffazioni della natura, ma come ritrovati dello studio e del coraggio dedàleo, a cui l’artefice pervenga sotto lo stimolo di vitali esigenze, di angosciose necessità. Prigioniero nell’isola del destino, egli attua la evasione eroica» (SVP 125). L’idea della macchina è in realtà spogliata di ogni connotazione mitica: è congegno studiato, preparato e messo in moto dall’intelligenza umana, che non deve suscitare «più meraviglia di una vacca»: «La macchina non è che l’attuazione di un nostro procedimento mentale, esteriorizzato e automatizzato in una prassi. Sotto la direzione del nostro pensiero, la macchina si sostituisce al nostro movimento e al nostro sforzo muscolare: e in ciò è mossa (oggi) da una energia esterna al mondo biologico» (L’uomo e la macchina, SGF I 256).

Più tardi Gadda si scaglierà contro l’idiotissimo uso ideologico con cui l’«innografo» e «somaro» Marinetti aveva attraversato tutto il suo racconto tecnologico (SGF I 256, SVP 919). Quello che spetta all’uomo-ingegnere è di «congegnare le macchine della carità e della saggezza: “buono ingegnere è chi bene adopera lo ingegno”. Un certo rispetto del dato, una certa osservanza del meccanismo del mondo, è insito in ogni forma del pensiero e della operazione umana. Ed Ermes il macchinatore ci potrà guidare al riposo ben più dolcemente che le Erinni» (Miti del somaro, SVP 916).

L’attività ingegneristica non si connota solamente con gli elementi dell’operatività tecnica, ma anche del pensiero, come matrice di ragionamento e perfezionamento conoscitivo. A scorrere la Meditazione, si nota come molti degli exempla scelti da Gadda per illustrare le sue posizioni filosofiche vengano proprio dal suo lavoro, dalla sua conoscenza tecnica e ingegneristica: la costruzione di alternatori ad asse verticale (SVP 636); le stazioni generatrici di energia elettrica (643-44); la tornitura di due cilindri d’automobile e la costruzione di un’automobile (654-56); le innumerevoli relazioni radunate nell’organismo della macchina e del treno (670-71); l’officina di Ford (680); la storia dell’elettrotecnica (704); la costruzione di impalcature e di mobili (779), l’«Ufficio tecnico del Genio Navale» (786).

Vari sono inevitabilmente gli ingegneri che affollano il bestiario narrativo gaddiano. L’ingegner Baronfo nella Madonna dei Filosofi è un ironista calcolatore e viaggiatore, con un nonno positivista e una nevrastenia «conseguenza della guerra» (RR I 83); titolare di una «floridissima agenzia di rappresentanza» (84) lasciatagli dal padre di cui si disferà per intraprendere gli studi filosofici. Nell’Adalgisa l’ingegner Antenore Delada professore di scienza delle costruzioni al «nostro Politecnico», assecondato dall’ingegner Panzarotti, direttore “generale” della società idroelettrica del Cauro, si rende responsabile di «un ponticello di legno», che va giù per l’affollarsi di alcuni studenti tutti in un punto, mentre lui grida «state larghi! ovvia!» (RR I 349, 350).

I Caviggioni dei Ritagli di tempo nascono «con il bernoccolo dell’ingenere. Anche il nobile Gian Maria, benché i casi della vita lo avessero sospinto verso il cioccolatte, si vantava ingegnere. Ingegnere tendenziale, ingegnere onorario» (Adalgisa, RR I 409) – «ingegneri nati», i Caviggioni, «subito dopo le “scienze esatte”» che servono «a tirar su così sbagliate case in Milano», amano e coltivano «le lingue, salvo beninteso che l’italiana» (412). Il Valerio di Un «concerto» di centoventi professori, nipote del Gian Maria, dal «bel cranio ragionativo di dolicocefalo biondo», è invece particolarmente affezionato al proprio regolo e se ne separa «solo ai bagni di mare, a Spotorno»:

è noto che gli ingegneri, di tanto in tanto, sentono il bisogno di calcolare qualche cosa: la spinta trasmessa dal pistone di un compressore, ad esempio: o la resistenza di fondo di un cilindro […] e per calcolare, è chiaro, hanno bisogno del regolo. (RR I 450-51)

Cambridge University
St John’s College

Note

1. Lettera a Guarnieri 5/2/1932, in La Repubblica-Mercurio, 10/11/1990.

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-00-0

© 2002-2018 by Pierpaolo Antonello & EJGS. First published in EJGS (EJGS 2/2002). EJGS Supplement no. 1, first edition (2002).

© 2002-2018 Pocket Gadda Encyclopedia edited by Federica G. Pedriali.

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