Fleeing Justice

Negli atroci silenzi la legge si fa irreale, perché nessun termine di giusto riferimento le è conceduto. Nulla esiste più, nulla è più possibile socialmente: reali sono soltanto gli impulsi della fuggente individualità. (SGF I 682)

Questa perturbazione dolorosa, più forte di ogni istanza moderatrice del volere, pareva riuscire alle occasioni e ai pretesti da una zona profonda, inespiabile, di celate verità: da uno strazio senza confessione. (RR I 690)

Perché occorrono i fatti incredibili, nucleandosi anime così difformi, che alcune possano essere giudicate da altre, e non trovino in sé la possibilità di un giudizio, la necessità di una norma? Forse l’opera esige che il modello agisca sugli innumerevoli con innumerevoli modi: forse gli uni invelenisce nella fatica e nel delitto, insudiciati e stanchi, per ciò che questa è la condizione onde l’opera avvenga. (SVP 547)

ché il transitus da follia a vita ragionevole non potrà farsi se non prendendo elencatoria notizia delle oscure sentenzie, che hanno scatenato gli oscuri impulsi. (SGF II 232)

The Unutterable Ego
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Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859

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artwork © 2000-2026 by G. & F. Pedriali
framed image: Jan Vermeer van Delft, Woman holding a Balance, c. 1664, National Gallery of Art, Washington; Pierre-Paul Prud’hon, La Justice et la Vengeance divine poursuivant le Crime, 1806-08, Musée du Louvre, Paris

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