The Unutterable Ego

Nella stanchezza senza soccorso in cui il povero volto si dovette raccogliere tumefatto, come in un estremo ricupero della sua dignità, parve a tutti di leggere la parola terribile della morte e la sovrana coscienza della impossibilità di dire: Io. (RR I 755)

E c’era, per lui, il problema del male: la favola della malattia, la strana favola propalata dai conquistadores, cui fu dato raccogliere le moribonde parole dello Incas. Secondo cui la morte arriva per nulla, circonfusa di silenzio, come una tacita, ultima combinazione del pensiero. (RR I607)

la morte gli apparve, a Don Ciccio, una decombinazione estrema dei possibili, uno sfasarsi di idee interdipendenti, armonizzate già nella persona. Come il risolversi d’una unità che non ce la fa più ad essere e ad operare come tale, nella caduta improvvisa dei rapporti, d’ogni rapporto con la realtà sistematrice. (RR II 70)

E dolorava il respiro delle generazioni, de semine in semen, di arme in arme. Fino allo incredibile approdo. (RR I 604)

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Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859

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artwork © 2000-2026 by G. & F. Pedriali
framed image: detail from Hieronymus Bosch, Death and the Miser, c. 1490, National Gallery of Art, Washington

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