Pocket Gadda Encyclopedia
Edited by Federica G. Pedriali

Pasquali, Giorgio

Emanuele Narducci

L’incontro di Gadda con il maggiore filologo italiano della prima metà del Novecento venne probabilmente conciliato, negli anni fiorentini dello scrittore, da Gianfranco Contini. Non è facile dire quanto la frequentazione sia stata assidua, né in quale misura essa abbia contribuito a modificare l’interpretazione degli scrittori antichi che Gadda si era formato fino dagli anni dell’adolescenza. Ma una recensione alle Pagine stravaganti, pubblicata sull’Approdo del ’52, mostra una consonanza tutt’altro che superficiale o di maniera con la personalità vivacissima dello studioso e del maestro – Gadda mostra apertamente di subirne il fascino, facendola rivivere in una pagina di notevolissima efficacia letteraria (SGF I 1017 sgg.):

Il nome di Giorgio Pasquali non è forse dei più familiari alle orecchie dei tifosi di calcio: è nome insigne nell’ambito della cultura italiana ed europea. […] Docente di filologia classica all’Università di Firenze, maestro dei più cordiali e attivi, a lui si rivolge la gratitudine degli scolari (così egli chiama gli studenti) e degli studiosi in genere, oltre che l’ammirata simpatia di chi frequenta i suoi peritissimi, acuti, sensati, interessanti scritti. L’erudizione profonda, la familiarità della dottrina filologica europea, straniera e italiana, si accompagnano in lui a un desiderio di analisi «puntuale», si adempiono, anziché nella sonorità degli enunciati generali, o generici, in una doviziosa problematica: e questa problematica, sempre aperta, è sempre soccorrevole del pari a se medesima e ad altri, sempre desiderosa di luce: non di gloria, di luce. […]

Giorgio Pasquali non ci dà della storia romanzata, della critica filologica in fumetti […]. Pure la sua pagina critica ha il valore e sa raggiungere l’interesse immediato di un dramma: nulla è più drammatico, oggi, di un uomo che ragioni. Pasquali ragiona. Ricercatore e lettore assiduo, impenitente osservatore di costumi, parlatore delle tre lingue straniere più diffuse, egli si assomma pacatamente il duro compito di una recherche de la verité: non già nell’ambito eccelso degli assiomi sempiterni, ma nella variopinta fiera del contingente storico, nel ricco bazar di una storia degli uomini, e della lor favella, e delle loro incredibili manìe. La filologia, voi lo sapete meglio di me, si riconduce le più volte a una storia del costume.

Pasquali ha scrittura chiara, afferrabile al primo sguardo: ciò lo colloca d’emblée nel sacrario della mia privata e personale gratitudine, e credo altresì della vostra.

Alla caratterizzazione della personalità dello studioso, segue quella, altrettanto penetrante nella sua brevità, dell’opera recensita:

Ricchissimi d’informazione, illuminati da una serena chiaroveggenza, questi saggi presentano al lettore dei problemi di vivo interesse, e talora gli suggeriscono delle soluzioni inattese […].

Giorgio Pasquali ha pieno diritto di sedere nell’Aula Magna – pur così affollata – degli scrittori italiani di oggi, oltreché in quella, che gli è propria, della Università di Firenze. Se egli è dotto, e lo è di certo, è pure il dotto che non annoia: è l’uomo che conosce i meccanismi del mondo, e la natura delle anime e degli intelletti. Maestro all’analisi, pertinace inseguitore della verità, indagatore instancabile degli enigmi della filologia, egli è il non-pedante savio, è l’umanista affascinante.

Nello stesso anno, pochi mesi dopo, Pasquali moriva all’improvviso, investito da una motocicletta. Il necrologio che Gadda ne scrisse su Alfabeto (SGF I 1025 sgg.) contiene anch’esso il ritratto felicissimo di un intellettuale, e di un uomo, del quale è tipica l’incredibile sete di problemi. Lo scritto ripercorre in breve la produzione filologica di Pasquali, dalle più erudite ricerche giovanili fino alle Pagine Stravaganti, a proposito delle quali è nuovamente rivendicata la dimensione di «scrittore italiano» che Pasquali seppe attingere. E non sfugge a Gadda che la fama del Pasquali filologo resta affidata soprattutto a un’opera fondamentale, di sintesi potentissima, della quale egli ben comprende l’importanza:

Il volume Storia della tradizione e critica del testo è opera (somma nel suo genere) di metodologia esemplificata, circa la scoperta, la lettura, la collazione, la edizione ragionata e corretta (cioè «critica») dei testi, dagli antichi codici. Ad essa, in misura particolare e suprema, si raccomanda la fama di Pasquali filologo.

Insieme all’ammirazione per l’uomo e per lo studioso, la pagina di Gadda lascia trasparire un dolore sincero per la scomparsa repentina di Pasquali:

Ho conosciuto Pasquali a Firenze, ho avuto la fortuna di poterlo talora frequentare. Come tutti, mi sono deliziato della sua conversazione, della sua lucidità di giudizio, della sua consapevolezza, della sua irrequietezza, della sua sapienza, del suo elegante, latineggiante linguaggio: l’ho amato, l’ho ammirato, come tutti. […] Lo piango ora con tutti gli amici, con le amare lacrime di chi vorrebbe richiamare al senso, al pensiero e alla parola, una troppo nobile vittima, ribellarsi alla malvagità cieca del caso.

è una protesta nei confronti dell’insensatezza della sorte, da parte di uno scrittore a questa insensatezza particolarmente sensibile.

Università di Firenze

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-00-0

© 2002-2024 by Emanuele Narducci & EJGS. First published in EJGS (EJGS 2/2002). EJGS Supplement no. 1, first edition (2002).

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