Biografia del soldato Gadda (1915-1919)

Floriana Di Ruzza

Antonio Daniele, La guerra di Gadda, Udine, Gaspari, 2009, 121pp., ISBN 88-7541-108-5

La lettura del Giornale di guerra e di prigionia, oltre ad essere un dettagliato resoconto autobiografico, ci offre uno scorcio sugli stati d’animo, le impressioni momentanee, i commenti a caldo, la quotidianità vissuta dentro i grandi eventi del giovane Gadda. L’immediatezza nella scrittura, la mancanza di rielaborazione e di rimaneggiamenti successivi rendono il Giornale un testo del tutto sui generis rispetto alla successiva produzione gaddiana, restituendoci una rappresentazione della Grande Guerra da un punto di vista interno, parziale e filtrato dagli ideali e dalla retorica dell’interventismo che hanno preceduto la guerra, da cui emerge la profonda e, allo stesso tempo, ingenua sensibilità gaddiana di quegli anni.

Ripercorrendo il Giornale di guerra e di prigionia, Antonio Daniele nel suo libro La guerra di Gadda fornisce una ricostruzione dettagliata degli anni che Gadda trascorse sotto le armi, in guerra e in prigionia (1915-1919). Il saggio di Daniele segue di pari passo la lettura del Giornale di guerra e di prigionia mettendo l’accento sia sulla registrazione minuziosa che Gadda fornisce della sua vita da soldato (Daniele richiama anche gli eventi più banali del resoconto diaristico gaddiano), sia sui passaggi nei quali si possono rintracciare i prodromi di Gadda scrittore. Quest’ultimo aspetto è messo in risalto soprattutto nei primi capitoli del saggio, in cui Daniele rileva la presenza, all’interno del diario di guerra, di numerosi ritratti di soldati e ufficiali, che Gadda stilava senza porsi freni di sorta nei confronti degli ufficiali d’alto grado. Nelle prime pagine del suo saggio Daniele introduce alcuni di questi ritratti, commentando: «In questo ambiente di chiusi rapporti Gadda affina il suo spirito di osservazione, trasferisce sulla pagina i giudizî sui compagni e sui superiori, e ogni giudizio si allarga in ritratto individuale, assume i contorni di una vera e propria scheda personale» (Gaspari 2009: 9).

I ritratti, inoltre, rivelano la tendenza gaddiana alla rielaborazione degli eventi osservati. Scrive Daniele a commento di due esempi di ritrattistica gaddiana (redatti il 15 dicembre 1915): «Qui non si tratta più della semplice registrazione dei fatti, ma si entra immediatamente nella sfera più complessa della loro rielaborazione artistica, con l’attenzione rivolta soprattutto ai tic verbali dei singoli, alle loro peculiarità comportamentali ed espressive» (Gaspari 2009: 16). A volte, il racconto degli episodi presenti nel Giornale si rivela uno spunto per caratterizzare i personaggi, altre volte è alla base di riflessioni che portano a sfoghi e a critiche nei confronti degli ufficiali. Si attingono, quindi, informazioni sulla guerra ma anche sull’impatto che tale esperienza ha sul giovane Gadda.

I passaggi riportati del Giornale di guerra e di prigionia, soprattutto nei primi capitoli del saggio, sono commentati anche attraverso brevi ricognizioni della psicologia gaddiana (irascibilità, spirito d’osservazione, intransigenza, senso del dovere). Daniele mette inoltre l’accento sulla funzione distraente del diario rispetto alla guerra, motivata dal fatto che Gadda dedica alcune pagine alla risoluzione del problema della trisezione dell’angolo (17 dicembre 1915). Oltre ad una funzione distraente, credo che il diario a quest’altezza testimoni quanto Gadda sentisse il bisogno di continuare a studiare e portare avanti tanto la sua vocazione scientifica quanto quella umanistica, tra le quali continuerà anche in seguito a sentirsi diviso. Il diario è una sorta di laboratorio, in cui convergono osservazioni minuziose sulla realtà circostante, riflessioni, rielaborazioni e sperimentazioni di stile, così come ragionamenti matematici, fisici e d’ingegneria militare.

Dal saggio di Daniele emerge, inoltre, l’importanza che i luoghi di guerra assumono per Gadda, luoghi come l’altopiano di Asiago e il monte Adamello che si legano sia ad un’esperienza di vita intensa sia al suo amore per la montagna. Questi luoghi saranno fondamentali per Gadda anche in seguito e, a tal proposito, Daniele cita come testimonianza ciò che Contini racconta nella conclusione del suo saggio Lo strano ingegner Gadda (cfr. RR I xviii), rispetto ad una loro visita a Thiene da cui si poteva guardare l’Altopiano di Asiago.

A mano a mano che si prosegue la lettura del saggio, i commenti ai passi lasciano per lo più lo spazio al resoconto dei fatti, secondo una struttura che alterna la citazione di un passo del Giornale alla ricostruzione degli eventi tra un passo e l’altro. Il saggio assume, dunque, la fisionomia di uno scrupoloso resoconto del diario gaddiano: si può considerare un’accurata biografia di quegli anni, sulla falsariga della biografia di Roscioni Il duca di Sant’Aquila (di cui si riprendono e si amplificano i capitoli centrali), basata sulla lettura il più possibile completa del Giornale e, qualche volta, laddove il diario risulta carente, su fonti complementari (diario di Tecchi, lettere e altri resoconti successivi). In particolare, il diario gaddiano consta di cinque quaderni più uno andato perduto durante la disfatta di Caporetto (Daniele si sofferma anche sull’ansia gaddiana di recuperare il quaderno perduto). Nel saggio si riportano le informazioni su date e luoghi, il principio e la fine dei quaderni, dove e quando erano stati acquistati.

Il saggio fornisce dunque una visione d’insieme del Giornale di guerra e di prigionia, costituendo una ricognizione ad ampio spettro dei contenuti in esso presenti. Tuttavia, manca quasi del tutto uno sguardo analitico che prenda in considerazione aspetti stilistici e lessicali del Giornale, o dia un ragguaglio delle tematiche ricorrenti e dei richiami interni nel diario. I passi sono quasi sempre citati rispettando l’ordine in cui appaiono nel Giornale e tra un passo e l’altro si sintetizzano gli eventi (o le pagine del diario non citate) seguendo un filo pedissequamente cronologico. Anche il resoconto della disfatta di Caporetto (scritto da Gadda in prigionia) è riportato rispettando la struttura organizzativa della scrittura gaddiana. Il limite del saggio consiste quindi nel tralasciare quasi del tutto fenomeni stilistici, lessicali e retorici. Vero è che, trattandosi di un diario, ci troviamo di fronte ad uno stile particolarmente piano e lineare (soprattutto confrontato con la produzione gaddiana successiva), ma le modalità di scrittura, anche attenendosi sempre ad un principio maniacale di resocontismo dettagliato, sembrano evolversi e modificarsi nel corso di questi quattro anni. Soprattutto durante il periodo di prigionia, nello sconforto ma anche nella calma, la scrittura gaddiana sembra imprimere un’accelerata verso una maggiore complessità: all’approfondimento del proprio stato psichico corrisponde una più articolata elaborazione dello stile con un incremento notevole dell’uso delle figure retoriche. Persino le considerazioni sulla fame patita sono uno spunto per riflessioni sulle esigenze umane nelle diverse circostanze: la scrittura del diario si fa più introspettiva e autoanalitica e la complessità del reale comincia a prendere forma nella scrittura del resocontista. Di conseguenza, credo che non possa essere del tutto ignorata la presenza di materiali e forme che verranno ripresi ed elaborati successivamente, anche se l’intento del saggio di Daniele non è certamente quello di ricostruire forme e materiali pregressi sviluppati nelle opere successive.

Il saggio permette, in ogni caso, di avere una visione d’insieme degli eventi vissuti e delle tematiche (grandi e piccole) presenti nel Giornale. Il capitolo dedicato a Celle-Lager, inoltre, dà risalto al tessuto di amicizie e di rapporti intellettuali che si sviluppa nel campo di prigionia e che porta Gadda e altri prigionieri a scrivere una rivista settimanale dal titolo L’organo (con esplicito doppio senso). In particolare, l’amicizia con Tecchi, che durerà anche oltre la prigionia, emerge nel libro di Daniele anche attraverso alcuni passi citati dal diario di Tecchi, Baracca 15 c (Tecchi 1961).

Infine, il saggio è corredato da immagini che completano visivamente la ricostruzione della biografia di Gadda tra il 1915 e il 1919. All’interno del testo troviamo una cartina dell’Altopiano di Asiago (Gaspari 2009: 24-25) e una foto d’epoca (o almeno così sembra poiché non è riportata la data) di Dreznica con la catena del Polovnik e il Krasji (Gaspari 2009: 56-57).  Tra la pagina 96 e la pagina 97, inoltre, è inserito un fascicolo di figure che comprende due foto dell’epoca (Gadda in divisa da sottotenente e la visita del nunzio Eugenio Pacelli a Celle-Lager), dieci foto di luoghi menzionati nel Giornale, due immagini tratte dall’Album di disegni di Francesco Nonni, la foto della prima pagina dell’autografo della Relazione di Gadda relativa alla sua cattura e la foto delle pagine 11 e 12 dell’autografo della Relazione di Gadda relativa alla rotta di Caporetto. A didascalia delle immagini del fascicolo vengono riportati stralci del Giornale di guerra e di prigionia in cui sono menzionati i luoghi fotografati o si fa riferimento agli eventi rappresentati nei disegni o nelle foto d’epoca. Le immagini contribuiscono a fornire un quadro complessivo (e suggestivo) dei luoghi e degli eventi vissuti da Gadda in quegli anni.

Università di Sassari

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859

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