Perché è bugiardo questo epistolografo?

Mara Santi

Claudia Carmina, L’epistolografo bugiardo. Carlo Emilio Gadda, Rome, Bonanno, 2007, 339pp., ISBN 88-7796-307-7

Leggere sistematicamente l’epistolario di uno scrittore per sondare e verificare ipotesi critiche, anche altrimenti fondate e consolidate, è uno degli esercizi piĆ¹ interessanti e sdrucciolevoli cui consentono le discipline critiche e l’ampiezza dei testimoni del Novecento. A questo si dedica Claudia Carmina nel suo recente studio sull’epistolografia di Carlo Emilio Gadda, svolto con evidente perizia sia dei testi autoriali e della relativa bibliografia critica, sia della riflessione teorica inerente i generi di scrittura implicati (diarismo, autobiografia, epistolografia). La Carmina opera una salda contestualizzazione della produzione epistolare gaddiana nel corpus narrativo dell’autore e nella relativa letteratura secondaria, così da far emergere dal proprio studio, condotto attraverso la costante oscillazione tra i due versanti della scrittura, pubblico e privato, un chiaro quadro unitario teorico, storico e critico.

Mantenendosi ben salda nei percorsi tracciati dalle proprie premesse critiche, puntualmente esposte, e forse proprio per non sdrucciolare nelle insidie di una lettura arbitraria del privato, Claudia Carmina imposta il proprio intero percorso sulle costitutive analogie tra scrittura privata e scrittura pubblica, dall’assunto generale al caso Gadda in particolare. Affrontando infatti il testo epistolare come gesto narrativo in nuce, alla cui origine sono un atto di autocoscienza e di auto-rielaborazione inventiva, la lettera gaddiana non viene analizzata in quanto esercizio stilistico liminare alla scrittura narrativa, ma piuttosto come intenzionale esercizio propedeutico alla creazione di una personalità autoriale. Lo spostamento dall’asse della ricerca stilistica alla problematica identitaria poggia sulla condivisione, tra lettera e scrittura d’invenzione, di alcuni moventi essenziali, quali l’originaria necessità gaddiana di fare i conti con la propria autobiografia, o con una precisa parte di essa, e la necessità di stabilire un rapporto, eminentemente verbale, di espressione, comprensione e contenimento, con l’alterità del mondo.

Allora la lettera, bachtinianamente intesa come forma dell’autosvelamento e tessera di un discorso maggiore il cui statuto dialogico implica un confronto con l’altro (preludendo alla plurivocità del romanzo moderno e al suo stesso statuto gnoseologico), diventa anche occasione per alcuni excursus della Carmina – quali il confronto con Proust, Svevo, Rilke, Pavese, Gramsci, Leopardi – e conduce l’autrice ad interrogarsi sull’uso gaddiano della lettera come inserto del testo narrativo vero e proprio. Da qui emergono spunti sul consapevole utilizzo da parte di Gadda della lettera con funzione autobiografica e narrativa insieme: dalla missiva emblema dell’assenza e dell’insufficienza nella Cognizione, al Racconto italiano e al Fulmine sul 220 in cui la lettera in quanto campo di confronto verbale tra alterità diviene luogo del pastiche finzionale, fino all’esclusione della lettera, come residuale emergenza autobiografica e soggettiva, nel momento di maggiore tensione dell’espressionismo polifonico e dell’oggettività realistica tentato con il Pasticciaccio.

Interessante, in sintesi, il volume, che lascia tuttavia sospeso un dubbio rispetto a quale sia il criterio per cui si definisce «bugiardo» l’atto proiettivo coincidente con la codifica (o meglio l’avvio epistolare della codifica) della funzione che definiamo «autore». Scartata a priori la pertinenza (e la praticabilità) di un giudizio sulla (costitutiva) non aderenza rispetto a una insondabile verità esistenziale dell’uomo che regge la penna, si dovranno forse interrogare le premesse stesse, teorico-poetiche, dell’atto fondativo l’identità autoriale. Ciò però, naturalmente, tenendo conto del fatto che, e la stessa Carmina ce lo ricorda, secondo Gadda tale identità rappresenta un principio eminentemente relativistico, la cui sola funzione è esercitare una forza gravitazionale in grado di raccogliere, se non ordinare, la materia oggetto della scrittura. In altre e povere parole: perché è «bugiardo» questo epistolografo? O per dirla ancora con l’autrice, perché ci troviamo di fronte a una «identità travestita e mendace» (107)?

Universiteit Gent

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859

© 2007-2022 by Mara Santi & EJGS Reviews. First published in the Edinburgh Gadda Reviews, EJGS 6/2007.
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