Milano, 24 marzo 1924. – Ore 16.
Carlo Emilio Gadda

Racconto italiano del novecento
Cahier d’études

Nota Co. 1. – (24 marzo 1924 – ore 16). –

Dal caos dello sfondo devono coagulare e formarsi alcune figure a cui sarà affidata la gestione della favola, del dramma, altre figure, (forse le stesse persone raddoppiate) a cui sarà affidata la coscienza del dramma e il suo commento filosofico: (riallacciamento con l’universale, coro): potrò forse riserbarmi io questo commento-coscienza: (autore, coro).

Carattere ed epoca del romanzo:

Contemporaneità: (non sarebbe possibile fare ora degli studî storici) – Materiale mio personale, materiale vissuto o quasi vissuto.

Topograficamente, da svolgersi in Italia e Sud America, eventualmente e parzialmente Francia.

Il caos del romanzo deve essere una emanazione della società italiana del dopoguerra (non immediato) con richiami lirico-drammatici alla guerra (nostra generazione) e forse al pre-guerra (infanzia, adolescenza). Emanazione italiana: a. –

Trascegliere dall’italianesimo: o aspetti e cose di carattere generale, comuni ad altri popoli; o aspetti e cose fondamentalmente caratteristici e che possano differenziarci potentemente.

Due:

Universalità in specie italiae.
Differenziazione species italiae.

Questa emanazione italiana subisce il contatto con altri popoli, altro ambiente. Qui interviene il Sudamerica, la lontananza, terra straniera, nostalgia, mescolanza, difficoltà, disperdimento etnico per insufficienza, nuova vita. Species aeternitatis. Gli umani. Quindi: Contatto internazionale: b.

Nell’eventuale ripresa italiana e ritorno in Italia ci potrò mettere, forse, raccoglimento e sublimazione, ritorno all’interiorità: (se non stonerà con la visione ariosa, argentina, libera, della vita). – Raccoglimento finale: e (?) species aeternitatis. –
Proseguirò poi la composizione.

Nota Cr 2. – (24 marzo 1924 – Ore 16.30.)

Tonalità generale del lavoro: è una grossa questione. Le maniere che mi sono più famigliari sono la (a) logico-razionalistica, paretiana, seria, celebrale – E la (b) umoristico-ironica, apparentemente seria, dickens-panzini. Abbastanza bene la (c) umoristico seria manzoniana; cioè lasciando il gioco umoristico ai soli fatti, non al modo d’esprimerli: l’espressione è seria, umana: (vedi miei diarii, autobiografie.). Posseggo anche una quarta maniera (d), enfatica, tragica, «meravigliosa 600», simbolistica, che forse è meno fine e di minor valor, ma più adatta ad un’impressione diretta e utile a «épater le bourgeois». Questa maniera d si avvicina alla poesia, è interessante, ma contrasta grandemente con le altre e credo che sarebbe difficile legarla e fonderla. – Finalmente posso elencare una quinta maniera (e), che chiamerò la maniera cretina, che è fresca, puerile, mitica, omerica, con tracce di simbolismo, con stupefazione-innocenza-ingenuità. È lo stile di un bambino che vede il mondo: (e che sapesse già scrivere.) –

A quale afferrarmi per l’attacco alla gloria? Mi rincresce, mi è sempre rincresciuto rinunciare a qualcosa che mi fosse possibile. È questo il mio male. Bisognerà o fondere, (difficilissimo) o eleggere. Vedrò in altra nota.
24.3.1924 – Ore 16.30. –

Nota Co 3. – 25 marzo 1924 – Ore 12. –

Uno dei miei vecchî concetti (le due patrie) è l’insufficienza etnico-storico-economica dell’ambiente italiano allo sviluppo di certe anime e intelligenze che di troppo lo superano. Mio annegamento nella palude brianza. Aneliti dell’adolescenza verso una vita migliore. – Militarismo serio, etc. –

Si può dire che è una continuazione e dilatazione del concetto morale Manzoniano: «uomini e autorità che vengon meno all’officio e sono causa del male della società, fondamentalmente buona.» Così A. Manzoni. Io dico estendendo:

«Non solo autorità, ma anche plebe e tutto il popolo che vien meno alle ispirazioni interiori della vita, alle leggi intime e sacre e si perverte. –

Tragedia delle anime forti che rimangono impigliate in questa palude. Se grandi, con loro vizî, pervertono popolo (reazione sociale dell’attività individuale); a sua volta popolo con suo marasma uccide anime grandi (reazione individuale della perversione o insufficienza sociale). – »

Manzoni concetto morale – civile.

Io concetto più agnostico – umano.

Vorrei quindi rappresentare nel romanzo la tragedia di una persona forte che si perverte per l’insufficienza dell’ambiente sociale. –

è questa una caratteristica della storia sociale d’Italia: (Foscolo andato a male, Scalvini suicida, etc. Rinascimento; Risorgimento: migliaia di esempî. Dante stesso) e non meno caratteristica della tragedia inversa che chiamerò Manzoniana: (male sociale provocato da mancanza dell’individuo). – Se il disertore provoca la rovina dell’esercito; il cattivo esercito spegne l’entusiasmo dei buoni che vi militano.

è questa anche la mia tragedia.

Il tipo che deve gestire questo pensiero non deve però assomigliare a me, avendo io anche caratteri involutivi miei personali indipendenti dall’ambiente. Deve essere un buon tipo di razza.

Forse avvierò questo tipo al fallimento e alla tragedia – o almeno alla tragedia intima, mascherata da un esteriore accomodamento. Lo chiamerò il tipo A. – Richiamo balzachiano di Eugénie Grandet. –

Volendo iniziare a svolgere il romanzo nel dopoguerra mi conviene tenerlo giovane A (quindi non reduce) o reduce? –

Forse meglio non reduce: volontario dell’ultima ora, con ritorno di scherno da parte dei reduci: (Frecciate di combattenti).

In ogni modo è meglio fare di A il tipo maschio, volitivo, intelligentissimo – o forse eccessivamente volitivo, un po’ criminale, con finale di delitto?

Da vedersi in relazione anche agli altri personaggi. –

Da vedere i fatti caratteristici (differenziazione species Italiae) del dopoguerra. –
Milano, 25 marzo 1924 – Ore 12. CGE.

Nota Co 5 25 marzo 1924 – Ore 19. –

Si potrebbe accostare al tipo A, il tipo B; questo potrebbe rappresentare la degenerazione individuale, (eredità, carattere umano-logico del suo male, non concetto della cattiveria e responsabilità) che reagendo sulla vita collettiva è causa di mal fare: fallimento dell’attività industriale per povertà di spirito. Si potrebbe in B fare il debole, impotente a tenere la sua posizione di combattimento, Pippanesco, mentre A è colui che supera di troppo l’ambiente. Entrambi disadatti. – Si può tarare B con la tara di guerra, ferite, psicopatie, tristezze e rivivere un po’ attraverso di lui la guerra: (vedi Co 1). Species aeternatis in specie Italiae. –
1924 marzo 25 ore 19 CEG.

Nota Co 6 – del 26 marzo 1924 Ore 11-13.

Il giovane A, Grifonetto Lampugnani, milanese, ha perso in guerra un fratello: ha in casa ritratti di zii e nonni morti in Crimea: forse ha nelle vene altro sangue, fiorentino o straniero. Non ha fatto la guerra perché ragazzo. È un ipervolitivo (Gatti, Rouge et Noir): studio, ambiente intellettuale, mancanza del padre, non grande ricchezza. (Inserire forse qualche cosa del Rouge e Noir) (Forse no, perché l’epilogo potrebbe essere tale da far credere a una copia di Rouge et Noir).

Segue nota Co 6 – ore 15 – 26 marzo 1924.

Abita una vecchia casa (Corso Sempione, abbazia di Chiaravalle) – inspirarsi – Si fa conoscente di alcuni mezzi locatelli – Suoi idealismi – ragazze. Il Fascismo: opportunità di farvi entrare idealismo di Grif. – Anime torbide di alcuni compagni – Volitività.

Rivalità amorosa (rivalità commerciale poi) tra un garzone Carlo di un oste che s’inscrive al fascio e il figlio di

un altro oste,

padrone di osteria, Stefano, maggiore di lui, 25 anni.
gerente

N.B. Chiamare i fascisti: «ragazzi neri» le squadre dei «neri».

L’oste Ermenegildo, di cui Carlo fascista è garzone, non è fascista ma soffia nell’orecchio di Carlo, abilissimamente punzecchiandolo nelle sue disavventure amorose, sicché Carlo soffia a sua volta nel fascio, perché si decida a fare una spedizione punitiva nell’osteria-circolo sovversivo di Stefano. (Potrebbe anche essere Stefano cassiere-tenitore di buvette del circolo).

La spedizione è comandata da Grifonetto Lampugnani, Carlo gli ha ben descritto la figura di Stefano, ma Carlo non vi prende parte. Stefano, brutale e violento, degno rivale di Carlo, si difende eccessivamente, selvaggiamente e costringe alcuni squadristi ad ucciderlo. Grifonetto, a sua volta aggredito, si difende terribilmente ma non uccide. Devastato il circolo-osteria si ritirano. –

Grifonetto è stato riconosciuto: non è colpevole ma sente la corresponsabilità. Per orgoglio non fugge ed è arrestato. – (Vedi negli affioramenti, invenzioni, un cenno sull’arresto di Grifonetto pro-memoria). – Non vuol nominare né tradire i compagni. Alte intercessioni dei suoi parenti, chiamate dalla sua povera madre: (N.B. Scena della madre che ha avuto un figlio morto in guerra con un pezzo grosso della politica), lo liberano dal carcere. Egli ripara a Firenze per esaudire allo spasimo della madre, che trema per una vendetta del figlio. La madre lo accompagna. (El borghes, el scioor) A Firenze si potrebbe fare l’innamoramento con Maria de la Garde.

Disposizione della materia. –

Vedere poi se conviene iniziare con l’innamoramento di Maria e farle raccontare l’accaduto da Grifonetto – o prima. –

La famiglia di Maria viene a sapere che la ragazza vorrebbe sposare Grifonetto, ma si oppone sapendolo condannato per omicidio. Sentimento religioso di Maria e della sua famiglia. – Intanto siccome la madre di Grif. s’era raccomandata per trovargli un posto via da Milano, un industriale gli propone l’America del Sud. – Maria va in Francia e poi in Inghilterra – Grif. che deve aiutare la Mamma, accetta il posto. –

L’America, il saluto della Mamma, la straziante partenza, ecc. (Vedere se è il caso di inserire anche una sorella Elena. –)

– Il Fascismo americano di Grifonetto.

– Il disgusto americano di Grifonetto.

– Lo sciopero della cartiera che costringe i dirigenti a licenziarlo. Suo orgoglio, vani tentativi di trovare altro lavoro, mamma, ritorno.

Forse si potrebbe attutire l’eccessiva passionalità della mamma, ponendo una zia o altro.
N.B. Lo sciopero della cartiere può dare motivo alla dissertazione (sempre in termini artistici) di economia politica. –

Ritorno di Grifonetto in Italia. – Dove sono le tenebrose tempeste, ecc.? Apparente tranquillità del mare. – Gli strumenti di misura forniscono indicazioni sgradevoli. – Le inconfessabili probabilità. = (andare a fondo, zugrunde gehen).

Cercare una soluzione alla vicenda di Grifonetto, che spenga rapidamente la sua energia. – Va a Parigi (o a Firenze) per trovare la Maria?

Entra in casa: le avevano fatto credere che fosse morto (equivoco reciproco) o che non le volesse bene. Egli la possiede. È colto dal padre, dai servi. Il padre lo minaccia, gli dice che la figlia mai non sarà sua. – Egli la uccide? O l’aveva uccisa prima dopo il colloquio? O era morta? Bisogna chiarire bene questo punto e non cascare nell’esagerato o nel poliziesco. Vedere eventualmente il Trionfo della Morte del D’Annunzio o lo Stendhal in Rosso e nero.
CEG. 26 marzo 1924 – Fine ore 17.

Nota Co 7 – 26 marzo 1924 – Ore 18. –

Titolo:
Si potrebbe anche modificare in: Racconto di mediocre autore del novecento. – Oppure Racconto di ignoto del novecento.

Studio N.-º 1. – Milano, 27 marzo 1924 – Ore 18. CEG.

Assassinio di Maria de la Garde.

La regola del giardino italiano placa nella compostezza del suo stile i drappeggi della lussuosa follia, inquadra i veli diafani ed infiniti della malinconia e della sera. I viali prospettici andavano come cammini funerari verso l’orizzonte cupo dei bossi e al di là era trapuntate lucidissime gemme sul velo violetto della notte.

Ancora, ancora una volta Maria volle bere l’alito della tremante sera, di quella che si curvava già sulla vita di lei come una mamma, per accoglierla, per consolarla.

Ma quando il nostro amore ci abbandona e se ne va per altre terre nel mondo, anche la mamma che conforto può darci? Può la povera mamma farci ritornare fanciulli e farci giocare con i giochi nel chiaro mattino? Ella comprende quale è il nostro dolore, ella sa che la separazione infinita è anche la sua, essendo quella dei figli.

Gemme del silenzio notturno, i grilli non possono più consolarci, non può più il vento, non può il mare lontano. I mondi al di là dei cipressi, sono freddi segni dell’irraggiungibile bene! Nostra casa è la notte o la buia terra.

Notte, immobile notte! I tuoi punti di zaffìro e d’oro sono forse lontani dolori.

***

Grifonetto raggiunse il muro vecchio, celere passo sulla coltre del prato. Con piccolo salto-molla s’afferrò alla lastra sporgente che in colmo lo proteggeva e si issò. Ogni segno, ogni apparenza del pericolo era disparito dalla sua anima. Si sentiva lieve, fermo, felice, estraneo ai procedimenti macchinosi e banali con cui gli uomini fabbricano la successione dei loro atti e protocollano la catena insulsa delle loro ragionevoli sensazioni. – La preda più dolce di mille vite, più dell’orgoglio, più del pericolo, quella ai cui piedi le corone dei re gli parevano carta, le spade degli arcangeli gli parevano stagnola, quella per cui si poteva incendiare Raffaello e una pinacoteca di Madonne sedute e vendere al primo venuto i piani di mobilitazione, sì al primo venuto e dimenticare i fratelli e la Mamma, sì la bianchissima preda era presso. Era sua preda, e non d’altri.

Basta, basta, o vita, deforme ombra del vero, vita, gola infernale dell’eternità. Basta con le stritolanti menzogne, basta con il crudele veleno delle speranze deluse. Il pugnale d’un uomo ti bucherà, menzogna, e il siero verdastro puzzerà come la pancia del coccodrillo, è lucido come la folgore, è dritto come la volontà che lo serra. Il passo era di una belva, sulla coltre del remoto giardino. Il silenzio, cortine di velluto, si dischiudeva al procedere del leopardo.

28 marzo

Segue Studio 1: 28 marzo 1924. –

Varianti moderne: (appena gettate giù)
* quella ai cui piedi si poteva dimenticare anche la sciocchissima patria
* quella davanti a cui tutte le macchine del politecnico erano bauli vecchî pieni di ragnatele.
* Quella davanti a cui tutte le idee e gli studî ed i pacchi dei politici erano un treno merci rugginoso guidato da sonnolenti sguaiati.
– è lucido come la folgore, è sottile, è diritto.

28 marzo 1924. – Milano, ore 10. –

Segue Studio N.º 1. –

Seguì celere un sentiero, che lo guidava ad un passaggio, nella siepe dei bossi rotondi. La notte imminente uniformava i colori (Ariosto).

Con il cosciente volere impose al suo cuore che i battiti fossero normali e pieni, poiché nulla di irregolare si compieva nella sua anima, nella sua vita, o in altre anime, o vite. Nessun turbamento era nelle cose o negli uomini poiché tutto è deformità, e nessuno nel concorde popolo delle fresche piante, nessun punto singolare si poteva annoverare negli spostamenti dei mondi, la di cui legge era già cognita e compiutamente stata descritta in equazione. Sulle marine certo il vento portava l’odore delle spezie dai magazzini dei droghieri e delle resine dalla mormorante pineta: e i mercanti preparavano gli affari per l’indomani, e nella cave profonde dei vapori l’ufficiale macchinista grondava dalle vene gonfie della sua fronte china per concludere le riparazioni intraprese durante la sosta, poiché l’indomani si doveva salpare. – Nell’ombra della prima notte uomini senza sorriso si aggiustavano i panni, si grattavano, si accomodavano certe sciarpe, si calcavano il berretto sulla fronte e revisati e raccolti i ferri, andavano strisciando al lavoro. Gli studiosi vegliavano, le guardie pensavano masticando uno sigaro che la notte era appena cominciata e certamente i sacerdoti con abituale fervore si raccoglievano nell’orazione, poiché le cure del giorno e la assiduità nelle opere del bene ne li avevano parzialmente distratti. Nel rigore delle vigilie inaridiscono i virgulti rossi della concupiscenza.

Le riviere sonanti grondavano giù dai muraglioni ghiacciati verso i giardini della primavera, dove ci sono le stalle con i caldi buoi e le radici del frumento lavorano, lavorano nel buio della terra perché anche domani il popolo degli uomini possa deglutire il suo pane.

Nelle solitarie centrali uno solo guarda le immobili lance degli strumenti senza toccare nessun comando, poiché gli alternatori sopportano costantemente il carico abituale. E le turbine trascinano i rotor nella invincibile rivoluzione, imponendosi automaticamente la legge di un numero mediante loro speciali organi e normali facoltà. Gli acciaî erano normalmente affaticati dalle sollecitazioni normali.

E i treni correvano nelle pianure, senza disturbare le case, dove, durante la notte, quasi tutti sogliono ripararsi e riposarsi. Dormono quivi presso la mamma i caldi, profumati bambini, con bocche semi aperte. Le adolescenti premono da un lato il guanciale, per accostarsi meglio alla lampada che rischiara nel libro d’amore i fermenti segreti del sangue traboccante.

E nei letti profondi dolci donne accolgono il loro maschio e lo saziano con ogni dono, perché la munifica forza sia gioiosamente rimeritata.

Nei letti profondi! nei letti profondi, dove si dissolvono e si ricreano le vane generazioni degli uomini! nei letti profondi v’è la luce dei disciolti capelli che la notte non può spegnere ancora: ma l’oro è inutile forse; no, l’oro è utile per la persuasione, come il diadema d’una meretrice di Bisanzio; è utile, o mia madre natura, è utile, è utile, è utile! per i tuoi giochi perversi! No, l’oro dei capelli è bugiardo, come il latte che tu caglierai, come il desiderabile seno che sarà una marmitta di vermi, come ogni stretta, come ogni ferita per profonda che risulti, come ogni desiderio ed ogni volontà ed ogni cosa!

Chi sono gli angeli noiosi che mi mormorano le goffe preghiere? Cosa vogliono, che cosa chiedono, quale ritorno, alla impossibilità? Ah! sono i compagni! Ah sono le coorti dal viso bianchissimo, dalle floride chiome e dai canti, ah! sono gli spenti visi dei morti, sono le sentinelle della mia gente, che salutano il mare!

So come si chiama questo mare, lo so, lo so, è il mare nostro, è il vostro mare di domani, o Compagni, e non ha confine nella terra, non ha confine nei mondi, non ha confine nel tempo. Chiedetelo a Dio!

Combinare queste immagini con lo spirito della volitività virile, etc. se possibile e con la diserzione dalle file. –
28 marzo 1924 – Milano, in casa ore 10-11 1/2 CEG. –

28.3.1924. Ore 16. – Nota Cr. 8. –

Abbastanza bene per ora la sintesi della sensazioni «in imminentia criminis» – buono il tema: «nulla di irregolare, ecc. – nessun turbamento, ecc.»

Ma appunto questo tema va contrappuntato (logico-matematica nella condotta generale, simbolismo e realismo nei mezzi) a) con elenco di fatti gravi, anormali, delitti, truffe, avidità (cambî, banchieri, telegrafo) che alla sua spostata sensibilità appaiono invece normali. b) con fatti realmente normali (cascate, fiumi, lavoro, bambini, vegetazione). Questo perché il tema, fondamentalmente, è il seguente e rientra nel grande leit-motif del lavoro:

«Anche i fatti anormali e terribili rientrano nella legge, se pure apparentemente sono ex-lege». Per mezzo delle spostamento della sensibilità e della coscienza del disperato (o criminale) io voglio esprimere artisticamente questa verità filosofica. Vedi la nota seguente, relativa al tema del lavoro.
28 marzo 1924 – Ore 16 – Nota Cr. 8. –
Milano, 2 via San Simpliciano 2, CEG.

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ISSN 1476-9859

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