Pocket Gadda Encyclopedia
Edited by Federica G. Pedriali

Ragazzi

Maurizio Rebaudengo

La biografia dell’infanzia e giovinezza di Gadda ad opera di Gian Carlo Roscioni ha affrontato la presunta omosessualità dello scrittore, lasciando la questione in sospeso, per assenza di prove certe. Ciò che lo studioso tiene a rilevare, è che esistono, nella vita di Gadda, quelle condizioni «favorevoli allo sviluppo di una personalità omosessuale», vissuta in modo conflittuale, come peraltro in quelle di altri scrittori, e qui Roscioni menziona Gogol e James (Roscioni 1997: 300).

Dall’autobiografia gaddiana, si può ricavare una sessualità non praticata né soddisfatta, se non per un fuggevole cenno contenuto all’interno del Giornale di guerra: durante la permanenza ad Edolo, Gadda annota il 2 novembre 1915 di essere sceso fino a Rino alla ricerca di «qualche femmina permeabile» (SGF II 485). Si potrà far passare l’episodio come normale pratica militare, ma certo è che non se ne può trarre una considerazione affettiva per l’altro sesso. Come Roscioni stesso osserva, la assodata misoginia non impedisce allo scrittore una disposizione simpatetica verso donne sconfitte (Roscioni 1997: 299); ma, aggiungiamo, è una disposizione che Gadda ha sempre e comunque nei confronti degli esclusi dalla vita – categoria che a suo parere lo include –, quella solidarietà per gli umili appresa, tra l’altro, dalla lezione manzoniana.

In due saggi contenuti ne I viaggi la morte, posti in volume in successione non fortuita, seppure pubblicati a distanza di cinque anni – la recensione ad Agostino di Alberto Moravia (uscita su Il Mondo del 3 novembre 1945), e quella al Journal du voleur di Jean Genet (Il faut d’abord être coupable), uscita su Paragone del giugno 1950 –, Gadda si confronta, vi prova, con l’omosessualità maschile presente nei due testi, al contempo però rimuovendola, e significativamente, perché anomalia, mostruosità.

Nel primo brano, Gadda enuclea la trattazione dell’eros sotto tre diverse specie (tumultuosamente concentrate nell’arco di una sola giornata): la specie edipica, cioè la percezione del protagonista della fisicità erotica materna; la «rivalità-sodalità» (SGF I 609) tra il ricco Agostino e la banda di disinibiti ragazzi popolani da cui Agostino è attratto nella sua ricerca di modelli (e Gadda si sbilancia ad affermare che «la dura, invida, sgarbata, sconsiderata vividezza di questi adolescenti che si abbandonano ai loro casi è di mano del miglior Moravia», SGF I 610, detto di uno scrittore che non amava); la terza, e qui il discorso potrebbe farsi interessante, è «l’impreveduto abnorme in una manifestazione conclamata e pressoché mostruosa della omoerotia altrui» (SGF I 608). Quando si tratta, però, di sviscerare l’analisi, Gadda si limita a dedicare un cenno fuggevole – e conclusivo – alla terza specie, ricordando solo la deformazione di Saro, «il corpulento marinaio esadattilo» (SGF I 611).

Nel secondo saggio, dedicato allo scrittore francese successivamente santificato da Sartre, Gadda mostra una malcelata irritazione per la sublimazione della materia autobiografica compiuta da Genet: sebbene lo scrittore francese delinei un quadro della propria età dello sviluppo comprensibile in termini psicoanalitici, il tutto «si coagula […] in una bruciante passione, ’a passione sua» (SGF I 615). A nobilitarla è l’elenco storico, ma in ordine sparso, delle personalità che notoriamente hanno condiviso tale pratica, partendo dall’umanesimo quattrocentesco, e qui Gadda riconosce a Genet il merito di non liricizzare, a differenza di Paul Verlaine, il rapporto omoerotico, ma annotarne la realtà con «uno stile d’una magrezza impeccabile» (SGF I 619). Alla fine del saggio, al momento di tracciare un consuntivo del testo recensito, Gadda non lascia dubbi sulla eccessiva – e per questo sospetta – disistima verso la materia trattata, definendola «grossezza sporca e pesante della reale vicenda, […] l’abominio» (SGF I 622).

Sempre nella sua biografia, Roscioni rileva il manierato stupore di Gadda per la bellezza femminile, oggetto di iperboli che destano pallidi brividi sensuali nel lettore eterosessuale; è vero, invece, che nell’opus del Gran Lombardo ricorrono insistentemente figure di giovani maschi, la cui perfezione fisica è ammirata con una partecipazione decisamente più turbata. Su questi ritratti pesa, inevitabilmente, l’assenza dell’«adorato» fratello Enrico, esempio di vigoria, vitalità ed esuberanza (anche spendereccia), ed oggetto di riflessione angustiata nelle note di diario stese al fronte (SGF II 628). Ma è anche vero che tali figure campeggiano in modo quasi statuario sulla pagina: i corpi maschili, sfrontatamente belli, su cui si espande il malinconico e spossessato sguardo gaddiano, appartengono a giovani vigorosi, destinati a vedersi infranta l’aura olimpica o da un destino precocemente tragico, come Vittorio di Prima divisione nella notte, o da una tacca che ne pregiudica la purezza, vale a dire la prima esperienza sessuale, il caso del San Giorgio in casa Brocchi.

I dati ricorrenti di tale figura (vigoria fisica, fame di vita, sensualità a stento contenuta) sono oggetto di invidia da parte di chi, come Gadda, sessualmente represso, non si è mai sentito concupito, se non finanziariamente: è nota l’ossessione dello scrittore di essere perseguitato da avide corteggiatrici a scopo matrimoniale, salvo poi, al contempo, lamentarsi della rovina finanziaria succeduta alla scelta di autonomia ed esclusiva conversione alla professione scrittoria.

Nella bellezza dei giovani maschi sono inoltre sovvertite le gerarchie proprie dell’educazione gaddiana: il sacrificio della giovinezza, nello studio e col miraggio di essere ripagato dal prestigio economico e sociale nell’età adulta, è oscurato, annullato dall’opposta, affatto naturale e vincente sensualità – o, detto più gaddianamente, dal progresso di Cognizione erotica che viene assegnato a tali figure maschili: emblematico della dinamica, e rappresentativo della categoria, il Gigi diciottenne all’appressarsi del diciannovesimo compleanno, rito di passaggio d’età, del San Giorgio in casa Brocchi, personaggio anticipato dal Franco Velaschi della Meccanica. Le devote preoccupazioni della madre, supportate dalla antiquata e irreale manualistica pedagogica dello zio, nulla potranno contro la determinazione del ragazzo a conoscere la realtà del sesso con la conturbante cameriera Jole.

La galleria di ragazzi, ad allinearla sul progresso dell’opera gaddiana, ha il suo primo esemplare formato in Grifonetto Lampugnani, dal «bellissimo viso» (SVP 582), protagonista del mancato viluppo romanzesco del Racconto italiano di ignoto del novecento – passa poi per il tenente Dalti di Novella 2.ª, che, seppure col volto solcato da una cicatrice, mantiene tutto il suo fascino; per arrivare, dopo molti ritratti minori ma fedeli al prototipo, a Diomede Lanciani, il «dio biondo e invisibile dell’interrogatorio a Santo Stefano» del giallo romano (RR II 248-49), e ovviamente a Vittorio, protagonista in pectore, senza mai comparire in prima persona, del racconto tardo, Prima divisione nella notte. Li accomuna invero, più di tutto, il dato anagrafico: l’età, o il rito di passaggio d’età, dai diciotto ai diciannove anni, in cui ci si affaccia alla vita con un respiro troppo ampio per non rimanere soffocati alla prima prova adulta.

Università di Torino

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-00-0

© 2002-2022 by Maurizio Rebaudengo & EJGS. First published in EJGS (EJGS 2/2002). EJGS Supplement no. 1, first edition (2002).

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