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Premessa
Editing Gadda?

Paola Italia

A volte, se non ci sono le parole per dirlo, bisogna prenderle in prestito. Del resto, con Gadda, una certa liberalità in questo senso si direbbe provocata dalle libertà linguistiche dell’autore.

Ma per sintetizzare l’argomento di cui ci occupiamo in questo numero speciale del Journal, le parole non ci sono proprio. Il titolo, Editing Gadda – così naturale nel mondo anglosassone – è da noi intraducibile. Il nostro «meraviglioso idioma» offre possibilità ironico / grottesche (Curare Gadda), futuribili (Editare Gadda) o di intrinseca manovalanza editoriale (Redazionare Gadda), nessuna delle quali è però adatta a rappresentare il tema che qui, da vari punti di vista, viene affrontato, relativo ai problemi editoriali legati alla progettazione e realizzazione dell’Opera di uno dei più grandi (per alcuni il più grande) autori del secolo scorso.

Opera che, grazie alla direzione di Dante Isella e alle cure della sua nutrita equipe, con i cinque volumi della storica collana Garzanti dei Libri della Spiga, da vent’anni – il primo volume di Romanzi e racconti esce nel 1988 – guida generazioni di lettori e studiosi alla scoperta (o riscoperta) dell’ingegnere milanese. Vent’anni che hanno visto accrescere il suo valore, sia nel numero dei testi che via via si sono aggiunti al canone, sia negli stimoli critici che ha provocato (la Bibliografia gaddiana, anche internazionale, compete ora in vastità con quella dei maggiori autori di tutta la nostra letteratura), affiancata negli ultimi sette anni da uno strumento altrettanto indispensabile come i Quaderni dell’ingegnere, fondati e diretti dallo stesso Isella, e giunti a cinque numeri e una serie stupefacente di testi pubblicati, tanto da costituire una sorta di virtuale Appendice all’Opera stessa.

L’imminente anniversario della collana, e la recente, dolorosa scomparsa del suo direttore, non possono non suscitare il ricordo di chi ha dato a Gadda edizioni degne dell’eccellenza della sua opera, risolvendo quei problemi – alcuni dei quali tra i più intricati e complessi della nostra tradizione letteraria – con sapienza filologica e maestria editoriale, e sollecitano a uno sguardo d’insieme all’opera stessa, uno sguardo che riconosca nell’impresa garzantiana dell’edizione Isella uno dei risultati più alti della nostra filologia novecentesca e un modello ecdotico da esposizione ed esportazione (nonostante la bilancia commerciale nazionale non sia in uno dei suoi momenti migliori). Sembra incredibile che, mentre proliferano studi e riviste espressamente dedicati a problemi volta a volta di Textual Bibliography, Textcritick, Edition du text, in Italia la «scienza dell’edizione dei testi», l’ecdotica, fatichi ancora a trovare una collocazione scientifica, nonostante alcuni contributi – anche recenti – di assoluto rilievo, come l’omonima rivista bolognese fondata e diretta da Anselmi, Pasquini e Rico, che costituisce, è il caso di dirlo, un’eccezione alla regola.

Una digressione. È un caso che in una delle più attrezzate librerie italiane, la storica Marzocco di Firenze, rara miniera per generazioni di studiosi di informazioni bibliografiche, la Filologia italiana sia relegata nel settore di Filologia classica? (ma Contini e Avalle – mi assicura il dotto libraio – hanno un posto di tutto rilievo nel settore di Filologia Romanza, con insegna plastificata a piene lettere...). Contini e Avalle da una parte; Barbi, Isella, De Robertis, Stussi dall’altra... Non è un caso. E sarebbe il caso invece di rifletterci, per non assistere inerti alla progressiva estinzione di una disciplina che nel secolo scorso ha visto all’opera alcuni dei nostri più grandi maestri, e per far sì che gli studenti di Letteratura Italiana abbiano un addestramento di Critica del testo pari a quello dei loro colleghi europei di Textual Bibliography, Textcritick, Edition du text... E ancora, è un caso che proprio in Italia sia stata realizzata l’unica Miscellanea di Studi in onore di un redattore? No, se al redattore (perché con caparbio understatement così a lui piace essere chiamato) si deve la costruzione di quel monumento letterario e tipografico che sono i Classici Ricciardi (Operosa parva. Studi in onore di Gianni Antonini, a cura di Domenico De Robertis e Franco Gavazzeni, Milano-Napoli, Ricciardi, 1998).

Ma torniamo a Gadda. Nel laboratorio editoriale in cui si è esercitata la filologia gaddiana si sono affrontati e risolti problemi che sono in parte peculiari alla situazione testuale dell’autore milanese, in parte paradigmatici. Abbiamo creduto utile, perciò, esattamente a vent’anni dall’edizione Garzanti, ripercorrere questa storia sia attraverso una ricostruzione dei criteri generali adottati nell’edizione dei testi e dei manoscritti gaddiani (a questo tema è dedicato il primo contributo, ad opera di chi scrive, su Edizioni e scartafacci gaddiani), sia attraverso la presentazione, da parte di alcuni degli stessi curatori dell’edizione Garzanti, di peculiarità progettuali (Dalle «Meraviglie d’Italia» a «Verso la Certosa» di Liliana Orlando), editoriali (Sul testo di «Eros e Priapo» di Giorgio Pinotti), metodologiche (Chiose all’edizione della tesi su Leibniz di Riccardo Stracuzzi) e tipologiche (L’edizione delle lettere di Claudio Vela).

Non è un caso, infine, che l’idea di dedicare un contributo ai problemi di edizione legati alle opere gaddiane sia nata a Edimburgo, centro internazionale di studi gaddiani, grazie a Federica Pedriali, alla cui infaticabile attività rivolgono sempre grati pensieri tutti quelli che, dopo avere letto, studiato, e curato le opere dell’ingegnere, non si stancherebbero mai di rileggerle...

Credo sia nell’animo di tutti gaddisti, nazionali e internazionali, di lungo e recente corso, cartacei o informatici, un sentimento di profonda riconoscenza verso colui che, con cure amorose e sollecite, ha vigilato sull’opera gaddiana e le ha dedicato, per molti anni e fino all’ultimo, la sua operosa sapienza. È solo grazie all’incontro della straordinaria narrativa gaddiana con la straordinaria ratio filologica del suo principale studioso, che l’esperienza di editing Gadda è stata una palestra di addestramento da cui hanno tratto beneficio (teorico e pratico) – oltre ai curatori – i testi gaddiani e tutti i testi moderni di filologia dei testi a stampa e di filologia d’autore. A non altri che a Dante Isella questo contributo potrebbe essere dedicato, con affetto, da tutti coloro che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui.

P.I.

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-17-5

© 2007-2026 by Paola Italia & EJGS. First published in EJGS (EJGS 6/2007), Supplement no. 6.
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framed image: after Niccola Guttierez, active 1743, Untitled, Rhode Island School of Design Museum, Providence.

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