Pocket Gadda Encyclopedia
Edited by Federica G. Pedriali

Vittorini

Jon Usher

Gaddista quasi della prima ora e, come Gadda, socio corrispondente del circolo di Lucia Rodocanachi, Vittorini ricorda l’ingegnere in due articoli apparsi sulle pagine culturali de Il bargello, rivista della Federazione fascista fiorentina (ma rivoluzionaria), nei primi anni trenta. I due articoli vengono poi riprodotti negli anni cinquanta nell’antologia personale, Diario in pubblico, e quindi offrono una preziosa testimonianza di quella sorniona ricostruzione autobiografica operata attraverso una tendenziosa selezione degli scritti giovanili. Anche la riproduzione degli articoli, nell’antologia, riporta tagli forse non innocenti, segnati nel testo da frequenti «[…]». In compenso, nel Diario Vittorini fornisce un commento, in corsivo, sull’evoluzione del suo giudizio critico su Gadda, giudizio notevole per i paralleli con Pasolini, abbastanza negativi nei confronti dello scrittore più giovane.

Nel primo articolo, apparso nel ’31, Vittorini tenta di collocare Gadda fra i vari filoni storici della letteratura italiana, sparando un po’ alla rinfusa, a dir il vero, e nominando come modelli o anti-modelli varie possibilità già ventilate nel clamoroso manifesto letterario Scarico di coscienza, del ’29. In fin dei conti, Gadda sarebbe un Parini redivivo, satirista castigante una società milanese ancor più «improvincialita, decaduta, imborghesita» (si sentono chiaramente, qui, le radici rivoluzionario-fasciste del giovane critico appena emerso a sua volta dalla penombra provinciale). Le scelte culturali di Vittorini non sono sicure, visibilmente; ma illustrano assai bene la notevole difficoltà dei lettori, anche colti, dell’epoca nel definire Gadda secondo le classiche formule della storia letteraria.

Di gran lunga più interessante è l’autocommento seriore, appeso in calce all’articolo in Diario in pubblico. Vittorini ora si congratula per la preveggenza nell’aver presto individuato l’importanza di Gadda, poi si abbandona a un gioco di parole, apparentemente gratuito ma in pratica perspicace: se Pasolini «ottiene effetti analoghi a quelli del Gadda presentando travestiti da realistici interessi che direi essenzialmente filologici», Gadda «al contrario presenta travestiti da filologici interessi che sono essenzialmente realistici». Gadda per Vittorini sarebbe dunque un passionario travestito da logomane calcolatore, mentre l’ardente Pasolini dietro le apparenze offrirebbe soltanto retorica. È un notevole progresso nei confronti del giudizio primitivo, teso come era a definire Gadda solo in termini di genere e non di contenuto. Ma è anche, attraverso l’immagine di un vecchio sperimentalista rivelatosi sorprendentemente moderno, una critica rivolta alla nuova generazione nel momento in cui Vittorini stesso cominciava ad avere seri dubbi sul proprio ruolo di scrittore.

Il secondo articolo, apparso nel ’34, si concentra sulla lingua di Gadda e trasuda le intense letture di Proust intraprese da Vittorini in quegli anni. È l’andatura a meandri della frase gaddiana che colpisce: «Il periodo stesso di Gadda vuole sempre, a costo di ritorsioni, incisi, e andirivieni per reticolati di virgole, esaurire in tutte le sue facce il pensiero che lo ha dettato». Qui anche la punteggiatura di Vittorini assorbe la lezione critica di Gadda. Ma dietro l’intensa ammirazione per i ghirighori linguistici, Vittorini è capace di individuare anche qualcosa della poetica dell’ingegnere: «si preoccupa soprattutto di quello che teme dimenticato, e se racconta d’uno che va per amore a una casa è capace di ricordare tra parentesi la cubatura di scavo che richiese quel tratto di strada, fino ad alzare la voce, tra elementi di ingegneria, di storia patria e di umano compatimento, in un inno civile che trascende il personaggio come singolo e come specie». Piccola ma quasi perfetta summa dell’arte gaddiana.

L’ultima breve menzione di Gadda si trova sul risvolto di copertina di uno dei famosi Gettoni (Francesco Leonetti, Fumo, fuoco e dispetto, 1956). Vittorini identifica negli scritti dell’ingegnere quella vena «praticamente barocca» (pur con uno sfondo realista) che risalirebbe a Baretti e a Giordano Bruno, e ne indica Gadda come la manifestazione moderna migliore, «peraltro delle più estrose».

Comprensione istintiva, generosa, quella di Vittorini, che si potrebbe spiegare con il comune entusiasmo per lo sperimentalismo linguistico. Erano, però, sperimentalismi diametralmente opposti – adottando e adattando la formula oppositiva già usata da Vittorini per Pasolini: Gadda scriveva sequenze convolute e ipertrofizzate per indicare cose semplici; Vittorini ambiva a ridurre al minimo e lessico e sintassi per cercare di esprimere cose complicate e talvolta troppo ambiziose.

Edinburgh University

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-00-0

© 2002-2020 by Jon Usher & EJGS. First published in EJGS (EJGS 2/2002). EJGS Supplement no. 1, first edition (2002).

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