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Scrittori italiani: C.E. Gadda
Elio Vittorini
Carlo Emilio Gadda (...) (1) è scrittore satirico; satirico nel senso antico della parola, nel senso dello «scopri l’uomo, dalli al vile, fuori l’ipocrita» che pareva assolutamente perduto dopo l’Ottocento. In Italia la satira è stata settentrionale e lombarda; passando l’Appennino si è fatta burla, beffa in Toscana, con la perdita di tutto il suo stile precisamente morale; più giù si è trasformata in blague, e, da sottile, il suo corpo di fustigatrice dei costumi si è ingrossato, ingrassato come il tacchino di Rabelais (…). (2)
C.E. Gadda, nella autenticità della sua satira, è settentrionale e lombardo; e credo che ce ne fosse bisogno, finalmente, di un longobardo dalla caustica logica. (*) Il suo parente più prossimo, sia pure ammessa l’affinità con Jahier, è Gian Pietro Lucini, il meneghino dell’Ora topica; da Lucini si risale a Carlo Dossi; ma, propriamente, (3) il mondo di C.E. Gadda risulta definibile pariniano. Pariniano, dico, nei tipi, nei personaggi; la vecchia società milanese del Giorno ritorna dopo due secoli improvincialita, decaduta, imborghesita, ma porta addosso lo stesso vello di vezzi e vanità che l’abate Parini ha tanto strigliato (...). (4) Ritroviamo in Gigi il tipo sportivo del «giovin signore», non già profumato dalla deboscia, (5) ma pronto sull’esempio del cugino Gian Carlo a involarsi le ancelle in automobile. (6)
* Mi piace annotare, venticinque anni dopo, che Carlo Emilio Gadda conserva oggi tutta la sua importanza di allora anche a paragone di certe tendenze della nostra narrativa più giovane. È specie a P.P. Pasolini che alludo. Il quale (nel romanzo Ragazzi di vita) ottiene effetti analoghi a quelli del Gadda presentando, travestiti da realistici, interessi che direi essenzialmente filologici. Mentre il Gadda, al contrario, presenta travestiti da filologici interessi che sono essenzialmente realistici. Nel Gadda agisce la preoccupazione di non lasciar vedere che lo muovono le cose. Nel Pasolini agisce invece quella di non lasciar vedere che lo muovono le parole. E da che nascono preoccupazioni simili se non dalla retorica in auge al momento in cui uno scrittore si forma? Quando Gadda si formava era ancora in auge la retorica formalistica detta della Ronda. Dietro alla formazione del Pasolini c’è in auge la retorica detta neorealista. Ma in Gadda l’effetto del travestimento è di pudore. In Pasolini è di esibizionismo, di vanteria, di smargiassata. Dobbiamo concludere che una retorica in senso realistico riesca più intimidatrice (e perciò più pericolosa) di una in senso formalistico?
Note
1. [Il primo passo espunto non si legge, nella prima versione dell’articolo (rubrica: Settimanale dei libri), nel punto indicato, bensì prima dell’attuale incipit: «Evviva la frusta! | Domenica 21 giugno, S. Luigi Gonzaga. | Un ottimo scrittore è venuto fuori di questi giorni, nuovissimo; qui a Firenze De Robertis su Pégaso, a Milano Linati sull’Ambrosiano, sono i soli che hanno saputo parlarne. Gli altri tutti ancora zitti; i quotidiani pesce in bocca; e sembra proprio che non ci sia più critica letteraria o non si sia più occhio e fiuto tra le terze pagine; o può anche darsi che i più furbi lo sappiano e aspettino al varco l’éclair di un premio per sbottonarsi. Intanto lo scrittore c’è, il suo libro gira da un mese e più, scantona dalle botteghe, fa il verso ai passeri e aspetta; e un migliaio di persone squisite, in tutta Italia, sono anche al corrente di che si tratta, poichè i racconti che compongono il libro erano apparsi, da un anno all’altro, su qualcuna delle nostre riviste antologiche di letteratura. | Fino a ieri l’autore faceva l’ingegnere, e non a tipo sedentario; pare infatti che abbia costruito molti ponti, molti castelli di ferro per il demone industria, e molti tratti di ferrovia in giro per il mondo, Persia, Australia, Balcani, Tahiti; e conviene dirlo per l’idea che occorre fissare in testa al pubblico di come uno scrittore si conserva scrittore, fosse in un casino infernale, quando nasce scrittore. Si chiama Gadda, Carlo Emilio Gadda, e non ha nulla in comune con l’immacolato Pierino del premio Italia letteraria del 1929; non somiglia a nessuno dei militanti e tanto meno dei defunti immediati più illustri. Ci si confonde, ci si imbroglia, ci si mette per labirinti senza uscita a voler ricercare i lombi, a ogni costo della di lui progenitura. De Robertis, ad esempio, ha parlato di Jahier, il vociano autore di Gino Bianchi e di tante altre belle cose del tempo; ma ha subito cambiato le carte in tavola (cioè non le ha cambiate, le ha coperte), quando si è messo a trattare il nocciolo della questione. | E il nocciolo è questo: che C.E. Gadda è scrittore satirico; satirico nel senso ecc.»].
2. [Come sopra, anche questo segno di espunzione è arbitrario: nel Bargello non si legge nulla tra i due estremi. Vd. infra per le effettive espunzioni].
3. [Nel Bargello: «… ma propriamente, se osiamo discorrere un po’ fuori del salotto dell’estetica, il mondo di C.E. Gadda ecc.»].
4. [Nel Bargello: «… Parini ha tanto strigliato; sembra nella rauca prosa della Madonna dei Filosofi (e specie di un ultimo racconto, San Giorgio in casa Brocchi, uscito in rivista post avvento del libro) di sentire l’urlo di aita della Vergine Cuccia che mette sossopra la dignità di una villa, e non importa se, benedetta cagnetta, si chiama Fuffi; ritroviamo in Gigi ecc.»].
5. [Nel Bargello: «non già profumato dalla deboscia, bensì tenerello e barbatello, ma pronto sull’esempio ecc.»].
6. [Nel Bargello: «a involarsi le ancille in automobile; e che dire di certi conti Agamennone, di certe aristocratiche bigotte ricamatrici di tovaglie – oh manine di fata! – per l’altare nuovo del taumaturgo, e di certi ingegneri impaniatisi nella filosofia eccetera eccetera?… Ma non è l’essenziale. | Al lume puro dell’arte la satura di Gadda si avvera con altri mezzi, in tutto altro stile; ed è uno stile stranissimo, fiorito all’incontro della tecnica, forte dei contributi più piccanti del linguaggio scientifico e dell’esperienza di una vitaccia nevrastenica ancora impacciata; magnifico primo pelo»].
Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)
ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371- 18-3
© 2007-2026 by Riccardo Stracuzzi & EJGS. Previously published: E. Vittorini, Scrittori italiani: C.E. Gadda, in Il bargello (21 May 1931): 3, with the title Evviva la frusta!; then in Diario in pubblico (Turin: Einaudi, without date, but 1980), 20-21. First published as part of EJGS Supplement no. 7, EJGS 6/2007.
The archival research carried out on behalf of EJGS was part of a project funded by the Edinburgh Development Trust, University of Edinburgh. The digitisation and editing of EJGS Supplement no. 7 were made possible thanks to the generous financial support of the School of Languages, Literatures and Cultures, University of Edinburgh.
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