Un umorista

Carlo Linati

Non so se in questi tempi di neoclassicismo e di bello scrivere ad oltranza possa aver fortuna uno scrittore composito e deliziosamente barocco come Carlo Emilio Gadda.

In genere bisogna dire che l’umorismo nostrano non ha avuto mai troppa buona stampa in Italia. Siamo un popolo serio, noi, e alcuni dicon perfino tragico. Anche il Dossi, questo monsignore dell’umorismo, non fu mai propriamente compreso e scommetto che i sei volumi della sua saggezza giacciono intonsi negli scaffali dei vociani, dei rondisti, e dei solariani; e grande scrittore lo dicon tutti, ma lo lasciano là a perire. Temo, quindi, anche per la sorte del nuovo e ricco umorismo di Carlo Emilio Gadda che con tre o quattro racconti («La Madonna dei Filosofi», Ed. Solaria, Firenze) s’avvia a schierarsi tra i più arditi e avventurosi navigatori dell’umorismo nostrano.

Vero è che in questi ultimi tempi s’è avuto un certo rialzo nelle quotazioni dell’umorismo, col successo dell’opera di Barilli. Barilli è piaciuto ai letterati, ed è già qualcosa: quantunque poi il suo umorismo, pur così divertente, sia di carattere rondista e romanesco, mentre noi quassù, discendenti di Carlo Porta, del Riberti, del Cantoni e del Dossi, aneliamo ad un riso più tipicamente nostro, settentrionale, magari di tempra manzoniana, ma fatto della nostra malizia e della nostra bonarietà moralistica, di finezza maggiore, più complicato ed esauriente: e che non abbia nulla da vedere con l’allegra ciarla toscana, l’en aller dei romani e la miniata domesticità dei veneti.

Ora non dico che Carlo Emilio Gadda l’abbia proprio imboccata di primo acchito, coi suoi Cinque Racconti, abbia colmata questa sacra lacuna; ma ecco qua, Dio lodato, uno scrittore d’inconfondibile carattere cisalpino, un umorista di schiettissima vena e pedigree lombardi. E che sia un ambrosiano, lo si avverte subito: non somiglia a nessun altro, ha un estro, un piglio, un’ideazione tutta sua. E coraggio! In stagioni di compitini a scuola, di prosette psicoanalitiche e di rifacimenti valeristi o surrealisti uscire con un libro così scandalosamente personale! E anche da ciò si riconosce l’ambrosiano al cento per cento.

«La Madonna dei Filosofi» è composta di cinque pezzi, chiamateli come volete, parodie contemporanee, studi, racconti, frammenti: cinque pretesti, in conclusione, per permettere al loro autore di sbrigliarsi a suo piacere in divagazioni, divertimenti, bravure di stile, paradossi, ritratti, riflessioni e paesaggi ecc., e da ultimo, infine, anche in una vicenda di racconto ben condotto. Si fa in uno, «Teatro», la parodia (un po’ lunga, a dire il vero, e barillesca) dell’esecuzione di un’opera vecchio stile in provincia, nel secondo una narrazione movimentata e comica di alcune «Manovre d’artiglieria in campagna» dove l’Autore, che crediamo ingegnere in attività di servizio, ha campo di sfoggiare non solo le sue varie competenze in fatto di terminologia sparatoria ma anche una mordente vivacità rappresentativa, colorita e fulminea come i proiettili ch’egli lancia sul suo finto avversario. Il terzo è una serie di «Studi Imperfetti», frammenti, piccole prose, alcune molto belle, su creature, memorie, sogni, architetture: il quarto è un «Cinema», dove sulla tenue trama di due visite, di un’uscita a passeggio con relativa entrata in un Cinema di sobborgo, l’Autore dà pieno volo al suo gusto per fiorettature liriche, pittoresche e moraleggianti, pitture estemporanee di umanità di sobborgo, ecc., e quinto, è un bel racconto, il pezzo forte della raccolta, «La Madonna dei Filosofi».

Ma detto questo, nulla appare dell’essenza dell’umorista. Già per capirla il meglio sarebbe leggerlo. Il discorso narrativo del Gadda è piuttosto svagato, scucito, problematico, spampanato, sovraccarico di escursi, di fraseggiati oziosi, messi lì unicamente per far macchia, come detta l’estro, il piacere di dipingere all’improvviso. Senonchè il buono sta appunto in questo divagare e fuorviare, e batter sentieri e campagna, poichè proprio lì noi troviamo idee, spirito, immaginativa, materia ben intesa, un po’ sul tipo degli «Extravagant» inglesi. Il suo periodo è saturo e compiaciuto di termini tecnici, volutamente rebarbativi, frasi di lirismo laforghiano, vestigia di scapigliatura. Guardate questa ressa com’è dipinta: «Improvvisamente la sindrome tipica delle frenosi collettive si manifestò nel magma. Impazzirono tutti. Non furono più degli accamaònna e orcoìo, fra gomitate e strappi paurosi. Dal foderame dei panni emergevano volti tumefatti, nel mentre particolari oggetti di rifinimento si allontanavano dal proprio insieme come sciarpe e mezze giacche o qualche ombrello restio…». Cose in genere da far da spaventapasseri al Bello Scrivere, da sobillare tutti i paradimmi e le mutrie del buon periodare latino.

Il buon periodare è spesso, in genere, effetto di neghittosità, del non aver niente da dire: Gadda invece è irto, estroso, clownesco. Ma che nuova felicità di scrittore respira in lui, che ricchezza di satira gioviale e desabusée, che novità di chiaroscuro, che squisita retorica! Non c’è che da confrontarlo coi suoi parenti prossimi per vedere come sta bene in casa loro, quasi epigono più razzente e più aggiornato coi tempi.

Lo scrittore umorista è per natura divagatore: la divagazione è appunto un suo mezzo per dar aria al cervello, per far saltare il tappo della fantasia compressa da secoli di rispetti umani, di guanti gialli e di riverenze, e lasciarla spumeggiare liberamente al sereno. Jean Paul Richter divagava, divagava il Dossi, ricamava il Cantoni, e spasseggia il Barilli; il quale, a dire il vero, ha saputo trapiantare splendidamente fra noi una specie di umorismo laforghiano, musicale e secentesco. Ma il Gadda rovina la frase buttando all’aria le parole, esagerandole baroccamente, ora dando a tutto vapore in un andamento solennemente pedagogico, ora abbordando in pieno il grottesco, ora usando frasi protocollari per esprimere atti di tenerezza, ora infarcendo di terminologie ermeticamente industriali descrizioni gloriose… Leggete per esempio in «Manovre d’Artiglieria» lo squarcio dov’è descritta la fatica clamorosa di soldati e cavalli a trainare un pezzo da 75 su per un’erta difficile: la sua evidenza è così fortemente umoristica e brutale che riesce persin dolorosa, e vien voglia di mandare un grido di sollievo allorquando l’Autore ci dice che con uno strappo finale la ruota del pezzo ha superato lo scheggione della scarpata. O in «Cinema» le varie divagazioni che rimpolpano quel racconto magro, come il ritratto della rattoppatrice e dell’ex suo marito, il colonnello Metjura, in quel quartierino di lei «in cui si avvertiva di leggeri la presenza della minestra del giorno prima, il di cui odore previamente commisto con quello del gas e della lana cotta sotto il ferro da stiro si aggiungeva al sentore dei panni e roba vecchia accatastata nei siti più acconci…» o la descrizione di Corso Garibaldi e della ressa dei tipi suburbani al Cinema: pezzi di follia umoristica da dar dei punti a Barilli.

Ecco una parafrasi allegorica del vincitore di San Martino. «Da un lato (della moneta) c’era l’effigie del tarchiato e conciso Allocutore che presso il colle di San Martino cagionò gravi danni ai ricolti diffidando i battaglioni ammassati per l’attacco dal consentire a trasferimenti funesti, indegni della gioventù piemontese». Dove si scorge la tendenza a volte labirintica e pregnante di quest’umorismo del Gadda. Avete inteso? Quei «trasferimenti funesti» stanno ad indicare la famosa frase di sfratto pronunciata dal Re galantuomo all’inizio della battaglia famosa. Ma, messi così a protocollo, sono una bellezza.

Nè meno bene riesce in pitture fra turgide e grottesche di ambienti e figure suburbane: «… Dozzine di donne con ceste e polpacci come nelle carte da tarocchi e vestite da far imbizzire i cavalli: repentine biciclette commesse alla consumata perizia ed esperimentata prudenza di garzoni panettieri…». O questa tipica famiglia di meridionali, a Milano, col loro grammofono: «… il grammofono dei coinquilini foggesi, esacerbati forse dal luglio torrido, era stato preso da tale eccesso di mediterraneomania che ai cieli bigi s’era aggiunto il ridi pagliaccio, e il bada Santuzza: e, in subordine, la gelida manina e il fildifumo…». Ragazzotti: «Portavano difatti sulla pelle e il viso l’aria della patatifera campagna».

Ma spesso l’ingegnere-scrittore inzeppa le sue pagine di troppa terminologia tecnica, da arrivare fino al vaniloquio buffonesco. Ecco il chiacchiericcio ad un Cinema popolare. «I trasferimenti vocali del dialogato, con accentuazione di scoppi interdettivi, mi segnalarono una masnada di rusticoni. Eguali dovevano erompere dai petti villosi degli avi i fonismi di che s’accompagnò l’inizio della biologia umana, quando le selve del pleistocene rendevano impensabile un esercizio ferroviario a lungo traffico». E qui la frase, didattica, politecnica, accodata a quell’inezia di cui sopra, gli fa una controbattuta di delizioso umorismo.

Se è poi facile ch’egli perda le staffe, dobbiamo pure dire che se ne riprende subito, e se corre a barbero talvolta sa cavalcare con ottimo stile, e lo dimostra l’ultimo racconto della serie ch’è finora il pezzo più fine della sua bottega di umorista lombardo. Racconto condotto con bravura ed interesse notevolissimi, animato da figure tutte di taglio nostrano, come quell’impagabile ingegnere Baronfo, sempre ammalato e sempre in cura e filosofo disgraziato e infine revolverato barbaramente da un’amante malandrina.

Anche qui divagazioni, ma più concrete: e il sapore della buona terra lombarda.

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371- 18-3

© 2007-2026 by Riccardo Stracuzzi & EJGS. Previously published: C. Linati, Un umorista. Carlo Emilio Gadda, in L’ambrosiano (8 May 1931): 3. First published as part of EJGS Supplement no. 7, EJGS 6/2007.
The archival research carried out on behalf of EJGS was part of a project funded by the Edinburgh Development Trust, University of Edinburgh. The digitisation and editing of EJGS Supplement no. 7 were made possible thanks to the generous financial support of the School of Languages, Literatures and Cultures, University of Edinburgh.

artwork © 2000-2026 by G. & F. Pedriali
framed image: detail after a sketch of Gianfranco Contini by © Tullio Pericoli.

All EJGS hyperlinks are the responsibility of the Chair of the Board of Editors.

EJGS is a member of CELJ, The Council of Editors of Learned Journals. EJGS may not be printed, forwarded, or otherwise distributed for any reasons other than personal use.

Dynamically-generated word count for this file is 1748 words, the equivalent of 5 pages in print.