Pocket Gadda Encyclopedia
Edited by Federica G. Pedriali

Darwin

Pierpaolo Antonello

Molti nomi di storici, di filosofi, di giuristi, di economisti, di clinici, di politici, di naturalisti, di sociologi potrebbero venir fatti: e ognun d’essi potrebbe venir assunto per voti ad un eponimo d’una illuminazione positiva. Quanto a me, sulla mia schedula scriverò: Carlo Darwin. (SVP 913)

Basterebbe questo perentorio tributo al padre dell’evoluzionismo per garantirne una posizione di privilegio nell’olimpo dei pensatori che hanno avuto un impatto decisivo nella definizione della traiettoria intellettuale e filosofica di Gadda. Immaginiamo che l’omonimia sia stata inoltre salutata come una fortunata e significativa coincidenza, se non come una sorta di oroscopo augurale. E considerate le manie onomastiche di Gadda, ci si può anche chiedere se il «povero Carlo» de L’Adalgisa, con la sua mania classificatoria e collezionistica di insetti, non sia stato modellato proprio sul giovane Darwin, anch’egli instancabile classificatore di coleotteri e all’epoca «ozioso perdigiorno».

Ma a parte i dettagli parodici o l’occasionalità citazionistica, è certamente dal punto di vista epistemologico che il credo darwinista diventa importante per Gadda. L’ingegnere modula infatti molte delle proprie categorie filosofiche attraverso una visione evolutiva e dinamica del reale, anche al di là delle varie forme di conservatorismo ideologico o psicologico che gli sono state attribuite (spesso a ragione, a volte a torto), e contro le varie restrizioni imposte dal contesto filosofico italiano alla cultura coeva, che all’inizio del secolo si caratterizzava per un rigoroso rifiuto dell’impianto ideologico positivista e di qualsiasi modalità discorsiva o metodologica di carattere scientifico applicata alla filosofia o alle scienze umane in generale.

Come si legge nella Meditazione, il processo evolutivo è innanzitutto una caratteristica intrinseca della datità del reale:

nel dato comprendo già tutte le integrazioni lecite di quelli che sogliono chiamarsi i dati scientifici e storici: p.e. la teoria dell’evoluzione (mutazione) umana, se suffragata da dati e teste di morto e ossi, ecc., o dall’osservazione storico biologica (SVP 629-30).

L’evoluzione è di fatto uno dei nomi che Gadda dà alla sua «deformazione» (SVP 786); spinta evolutiva che si applica al mondo naturale, al dominio tecnico e al dominio espressivo. In Gadda l’uomo, la sua cultura e la sua tecnica, vengono infatti sempre visti all’interno di un processo storico-biologico, per cui lo schema evoluzionistico diventa essenziale per poter rendere conto delle fasi preistoriche di questo processo, e per ricostruire il lento «cammino delle generazioni» (Benedetti 1995: 73).

Nel suo schema epistemologico Gadda integra poi le riflessioni di Darwin con quelle di un altro pensatore a lungo chiosato, Leibniz. La teoria leibniziana delle petit perceptions in particolare viene riformulata da Gadda in senso evoluzionista in quanto troppo «quantitativa e meccanicistica… e apparentemente banale» e da accettarsi come «simbolo idiomatico inadeguato (sei-settecentesco)» che «una dialessi futura […] sarebbe un giorno pervenuta a descrivere, a catalogare». L’integrazione e la successiva migliore definizione teorica si avvale proprio di formulazioni come quella di Darwin: «è da supporre che il meccanismo profondo della evoluzione biologica (Goethe, Darwin, antesignani ed epigoni) e il suo segreto gioco si avvalgano, al loro progredire, di una misteriosa dinamica dell’inconscio o almeno dell’inavvertito […] Sono i fatti minimi, i richiami infinitesimi della necessità, le sottili elezioni dell’“istinto”, le esperienze interne e talora incerte e oscure» (RR I 559), ovvero le causali di progressione o evoluzione degli organismi e dell’uomo.

Rispetto a possibili concordanze fra l’epistemologia darwiniana e le strutture argomentative e di rappresentazione del testo gaddiano, uno degli elementi centrali è il fatto che il darwinismo si presenta come un modello narrativo che introduce l’uomo all’interno di una storia naturale, saldando i pezzi disparati del mosaico fenomenico e riportando l’attenzione più che sulla fissità geometrica della fisica o della biologia classicamente ontologizzate, sul « flusso eracliteo pieno di gorghi e di forze aggrovigliate e intersecantesi» (SVP 777). Fondamentali in una prospettiva evoluzionistica sono infatti le categorie di «change and history», dato che «everything is always or potentially changing, and nothing can be understood without its history». (1)

Il mondo si trova in un perenne flusso trasformativo e niente ha stabilità ontologica, allo stesso modo in cui le speci non hanno realtà ontologica. L’euresi della realtà biologica è di fatto fluxus e «deve paragonarsi a “tutta la serie” storica evolutiva delle [speci] (in senso Darwin.)» (SVP 838). Ogni oggetto, ogni individuo, è per tanto storia e genealogia, e il darwinismo diventa la struttura di racconto più plausibile del naturale. L’albero della selezione genetica, ricomposto a ritroso, offre una narrazione del mondo, la «lettura della curva dell’ananche», e fondamentale per Gadda rimane proprio il continuo processo di mutamento di ogni sistema reale, l’euresi che questo riesce ad estrinsecare. In Gadda ritorna quindi costantemente l’idea di una «discendenza biologica trasmettitrice di potenzialità etiche» (SGF I 849), d’una sacra corrente sottesa all’eredità genetica. Ne fa esempio, ironicamente autoriferito, nelle pagine della Meditazione:

Ho degli antenati contemporanei di Gengis-Khan e altri contemporanei di Cesare e per pura modestia, vivendo in epoca democratica, non vado più in su. (SVP 778)

Un individuo è sempre depositario di una ascendenza e discendenza bio-antropologica, di parentele con stirpi etniche e linguistiche che recedono nei tempi, dove il dialetto che irrompe costantemente in Gadda diventa non solo momento espressionistico o di maccaronea, ma vero e proprio marcatore di provenienza geografica e culturale del singolo.

L’interesse gaddiano per le genealogie, per il lavoro di ricostruzione stratigrafica della storia naturale – per la geologia come per l’evoluzione, per la pratica psicanalitica come per i gialli, – risponde a quel «paradigma indiziario» proprio di scienze non strettamente falsificabili in senso popperiano, come appunto l’evoluzionismo, e il cui schema metodologico nasce nella seconda metà dell’800, sia dalle teorizzazioni di Darwin, sia da quelle di Freud, o da scienze come la paleontologia, e in definitiva da una lettura del mondo fatta attraverso spie, indizi, che si ritrova esemplarmente rappresentata in quei detective novels che hanno contribuito a strutturare l’immaginario collettivo fra fine Ottocento e inizi Novecento.

Roscioni ricorda opportunamente la dizione di Darwin, per cui le «classificazioni diventeranno genealogie», aggiungendo che «per Gadda, infatti, scrivere un romanzo equivale ad aprire una istruttoria, a indagare le ragioni di una cospirazione (di circostanze più che di individui) a dipanare una matassa di intricati e interrelati incidenti» (Roscioni 1975: 29). Non a caso, in un saggio de Le meraviglie d’Italia lo studio della geologia diventa un «romanzo giallo», la ricostruzione di una «catena delle cause remote» (SGF I 147). Il Pasticciaccio è poi un testo pieno di queste performance ordinative, dove la figura di Ciccio Ingravallo non è altro che quella di tessitore di trame, di segugio di indizi, che si studia di «radunare le evidenze, così disgiunte: avvicinare i momenti, i logori momenti della consecuzione, del tempo lacero, morto» (RR II 70), dove le preferenze vanno spesso allo studio antropologico, con interessi per una fisiognomica tardo ottocentesca che è probabilmente anch’essa più darwiniana (da The Expression Of The Emotions In Man And Animals) che lombrosiana:

Quello che je premeva, a Ingravallo, era più de tutto la faccia, il contegno, le immediate reazioni psichiche e fisiognomiche, diceva lui, degli spettatori e de li prottagonisti der dramma. (RR II 88)

Cambridge University
St John’s College

Note

1. G. Levine, Darwin and the Novelists. Pattern of Science in Victorian Fiction (Cambridge: Harvard University Press, 1988), 16.

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-00-0

© 2004-2020 by Pierpaolo Antonello & EJGS. First published in EJGS (EJGS 4/2004). EJGS Supplement no. 1, second edition (2004).

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