Pocket Gadda Encyclopedia
Edited by Federica G. Pedriali

Ferrero, Guglielmo

Emanuele Narducci

La presenza di una voce dedicata a Guglielmo Ferrero (1871-1943) nella Encyclopedia si spiega col fatto che la sua Grandezza e Decadenza di Roma (1902-1907) è stata la fonte principale della sezione del San Giorgio dedicata alla vita di Cicerone all’epoca della composizione del de officiis (Narducci 2003: 42 sgg.). La copia dell’opera di Ferrero conservata nella biblioteca di Gadda mostra tracce di una lettura intensa, come sottolineature e pagine ripiegate (Cortellessa & Patrizi 2001a: I, 108).

Oggi quasi completamente dimenticato, Ferrero gioca un ruolo di spicco nella vita intellettuale italiana dei primi decenni del Novecento. (1) Allievo in sociologia di Lombroso, di cui sposa la figlia, si orienta fino dalla giovinezza verso il socialismo, e rimane coinvolto nella repressione crispina. Nel ’14, quando è già da tempo scrittore e giornalista di successo, è interventista, e, al pari di Gadda, volontario in guerra; sarà poi fin dall’inizio nemico del fascismo. L’espatrio definitivo gli vale, se non altro, a Ginevra, quella cattedra universitaria che, già molti anni prima dell’avvento del fascismo, gli era stata lungamente negata da una sorta di grande coalizione tra le fazioni dell’accademia italiana.

L’affresco imponente di Grandezza e Decadenza vede la luce all’alba del nuovo secolo, quando Ferrero ha appena superato la soglia dei trent’anni. Il libro nasce dal bisogno di dare una risposta a domande profondamente radicate negli interessi del presente: la genesi, l’organizzazione e il decadere della potenza di Roma sono visti come un importante antecedente storico della vicenda dell’ascesa e del declino delle nazioni europee. Di qui certe indubbie forzature modernizzanti (del resto non estranee alla stessa storiografia di Mommsen, da cui Ferrero si distacca a proposito di alcuni nodi cruciali dell’interpretazione); ma anche la ricerca di una sorta di storia sociale della classe dirigente, sotto certi aspetti anticipatrice di successive tendenze degli studi; e una esposizione che, superando l’abituale giustapposizione dei capitoli di storia culturale e letteraria a quelli di storia politico-militare, storia economica, ecc., si sforza di risolversi in una narrazione integrale, la cui consapevole dimensione artistica viene più volte rivendicata dallo stesso autore.

Lo stile dell’opera – a tratti non privo di qualità letterarie degne di nota –, insieme al diretto appello ai problemi e alle passioni politiche e sociali degli uomini dei primi anni del secolo, fa di Grandezza e Decadenza un vero e proprio best-seller dell’epoca: il successo è di vendita, di lettura, di rapida traduzione nelle principali lingue europee. Non stupisce che Gadda possa essersene servito come fonte principale per l’excursus del San Giorgio; già la trattazione di Ferrero lasciava spazio a una caratterizzazione in chiave scopertamente satirica – da cui Gadda ha abbondantemente attinto – della vita di Cicerone nel periodo immediatamente successivo all’uccisione di Cesare.

Ciò nonostante, l’interpretazione che Gadda fornisce della personalità di Cicerone trova solo in parte ispirazione nei fondamentali orientamenti storiografici di Ferrero. A dividerli è difatti l’ammirazione di Gadda per Cesare – Ferrero, in parte precorrendo indirizzi della storiografia successiva, si preoccupa dichiaratamente di dissolverne l’immagine mommseniana del lungimirante uomo di stato e strumento del destino, puntando piuttosto a disegnare il ritratto del «più gran demagogo della storia», personificazione di tutte le forze dissolutrici, «splendide e orrende», di una nuova èra in lotta con la tradizione: un uomo sostanzialmente incapace di dominare gli antagonismi che avevano favorito la sua ascesa, e per questo alla fine travolto miseramente.

Scrittore e storico non possono concordare nemmeno a proposito della valutazione complessiva di Cicerone, cui Ferrero, in una pagina splendida e anch’essa anticipatrice (Grandezza, III, 253 sg.), mettendo da parte ogni precedente riserva attribuisce espressamente una statura storica almeno pari a quella di Cesare. Ancor più importante è che Ferrero riesca lucidamente a indicare in Cicerone il capostipite degli intellettuali europei, cioè di quanti, nel corso dei secoli, si sarebbero proposti il compito di orientare l’opinione pubblica con la parola e con i loro scritti, anche attraverso la divulgazione di problematiche complesse o astruse. È, la posizione di Ferrero, lo speculare e deliberato rovesciamento della notissima definizione che di Cicerone aveva dato Mommsen: «una natura di giornalista nel senso peggiore della parola».

Università di Firenze

Note

1. P. Treves, Dizionario Biografico degli Italiani, 47, 1997 – voce Ferrero, Guglielmo.

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-00-0

© 2002-2024 by Emanuele Narducci & EJGS. First published in EJGS (EJGS 2/2002). EJGS Supplement no. 1, first edition (2002).

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