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L’edizione delle lettere

Claudio Vela

«Così la mia scrittura, dapprima nei diari e nelle lettere (che i destinatari hanno sistematicamente distrutte), veniva a investire la vicenda umana, la storia delle anime»

Intervista al microfono, 1951 (SGF I 502)

L’edizione delle lettere di Carlo Emilio Gadda, intendendo l’edizione integrale dell’esistente, allo stato attuale delle cose è un sogno: non meno, anche se per condizioni tutte diverse, di quanto lo sia l’edizione critica del Pasticciaccio in assenza del fantomatico manoscritto. Con una fondamentale differenza: se il manoscritto del romanzo non verrà alla luce (sempre che si sia conservato) l’edizione critica non si potrà mai fare, sarà un oggetto impossibile; mentre l’edizione delle lettere sopravvissute è un traguardo molto lontano, ma non impossibile: da approssimare scalarmente, nella tensione verso una completezza (dell’esistito) questa sì irraggiungibile. Perché non è vero che i destinatari delle lettere di Gadda le abbiano «sistematicamente distrutte» (l’affermazione è una tipica manifestazione del personaggio-Gadda, e forza la realtà), se dobbiamo giudicare dal numero non esiguo delle lettere che ci sono note per essere state pubblicate o che, inedite, sappiamo sussistere; ma certamente è vero che in qualche caso distrutte le lettere sono state effettivamente: per esempio quelle a Luigi Semenza, che con Ambrogio Gobbi e Domenico Marchetti formava la triade degli amici milanesi dagli anni giovanili di Gadda. (1) Una certezza che ci avverte sulla costitutiva incompletezza di qualunque futuro epistolario gaddiano, anche della sola metà gaddiana. Ci si deve rassegnare all’idea che queste scritture private di Gadda, bene spesso segnate dallo stigma del grande scrittore, come tali sono nate e perciò hanno seguito il destino casuale che tocca a questo tipo di comunicazione: quando i destinatari, per abitudine o perché fatti avvertiti della loro insolita qualità, hanno conservato i messaggi del mittente, la buona sorte della sopravvivenza è stata loro garantita; ma negli altri casi, che neppure sappiamo quantificare, è toccata invece alle lettere il destino forse più consueto, di andare perdute, disperse, distrutte. Per questo l’obiettivo finale non può essere, intrinsecamente, quello della completezza (tutte le lettere scritte da Gadda), ma deve consistere nella pubblicazione, previa ricognizione sistematica dei documenti superstiti e su fondamenti scientifici e con criteri coerenti, di tutto quanto sia giunto fino a noi.

Sarà utile distinguere, entro la situazione attuale delle lettere di Gadda, tra le lettere edite (2) e tutto quanto forma il vasto territorio delle inedite. Le lettere pubblicate si possono classificare secondo una fondamentale bipartizione tra edite integralmente (per fortuna la maggioranza) o parzialmente: dove integralmente o parzialmente si riferiscono però alla condizione del singolo documento, non alla completezza o incompletezza dell’insieme delle lettere ricevute da ogni destinatario (un dato che resta ogni volta da verificare). Le quattro puntate del Repertorio pubblicate su I quaderni dell’ingegnere, ne registrano una quantità ragguardevole, che copre un arco cronologico che va dal 1902 al 1970 (dal 3 dicembre 2007 è un’«assenza, più acuta presenza» anche quella di Isella, questo motore della cultura italiana, e lombarda, e degli studi gaddiani, e di molto altro: e come già si avverte il silenzio di tanta forza). Si tratta in tutto di 1411 documenti, salvo errore, pubblicati entro il 2006, integralmente (1224, sempre salvo errore) o frammentariamente (i restanti 217): lettere, cartoline postali, cartoline illustrate, biglietti, telegrammi, indirizzati a 93 destinatari. (3)

Ma tutta questa mole di lettere di Gadda è dispersa in undici volumi monografici, (4) che cioè le raccolgono esclusivamente, a un unico destinatario o a un gruppo omogeneo di destinatari, in due volumi miscellanei, (5) che riservano una sezione alle lettere gaddiane o comunque ne registrano una presenza cospicua frammiste ad altre di altri mittenti (questi due gruppi insieme riuniscono quasi 2/3 delle lettere edite), e per il resto in una disseminazione pulviscolare nelle più diverse sedi, per lo più giornali e riviste, che stampano singole lettere (o poche unità): con la rilevante eccezione dei Quaderni dell’ingegnere, che sono venuti via via pubblicando un numero considerevole di lettere, soprattutto, ma non solo, agli editori di opere dell’autore. (6) Una modalità particolare di pubblicazione è stata poi quella dell’uso parziale, quando non del tutto frammentario, di lettere (delle quali comunque si offre così almeno una importante attestazione di esistenza), ai fini strumentali di ricostruzione della storia dei testi o di documentazione biografica: così è avvenuto in molte delle Note ai testi dei diversi curatori delle Opere di Gadda per l’edizione garzantiana diretta da Isella (ma ora questi frammenti si sono per così dire sciolti nella pubblicazione integrale delle lettere di Gadda ai suoi principali editori di cui si è appena detto); così è avvenuto nella biografia gaddiana di Roscioni del 1997, dove vengono messe a profitto molte lettere di Gadda alla sorella Clara, parecchie di più di quelle trascelte per il volumetto edito dieci anni prima; come d’altro canto anche nel bel catalogo della mostra fiorentina di documenti gaddiani curata da Paola Italia, ricco di testimonianze, anche epistolari, della giovinezza. (7)

«Non tutte le missive esorbitano dal pratico, ma nelle migliori è l’unghia del leone». (8) Basterebbe questo giudizio di Contini, riferito non alle lettere di Gadda a lui, ma a tutto il pubblicato fino ad allora (1985), per giustificare l’attenzione verso il Gadda epistolografo. Forse l’ultimo grande epistolografo della nostra letteratura, insieme ad Antonio Pizzuto. Con doni di impareggiabile scrittura per qualunque lettore, al di là dei fondamentali apporti che dalle lettere possono ricavare i filologi e gli studiosi dell’opera e della vita di Gadda. Doni che saranno dispensati anche nel futuro, se dobbiamo giudicare l’inedito sulla base del noto, cioè delle lettere pubblicate, dove di unghiate di leone ce ne sono in quantità: anche in relazione alla qualità del destinatario (così le lettere a Contini sono in più casi da collocare alla pari sullo scaffale dei migliori risultati gaddiani). Lettere che ci si offrono con un carico di umori, sentimenti e risentimenti, invettive, cerimonie varie, non in tutto ascrivibili al solo personaggio-Gadda, perché succede a volte che la superficie iridescente della scrittura, in cui Gadda si costruisce come personaggio e si cela, lasci intravedere gli abissi di un’esistenza difficile. O, se indirizzate a donne, con la placcatura impenetrabile di una gentilezza difensiva, a volte così programmata da diventare ai nostri occhi persino querula. Quasi tutte, a chiunque, sovrabbondanti di scuse e richieste di perdono, spesso accompagnate dall’esibizione di malattie vere o presunte, ostacolo agli angoscianti doveri, tra cui quelli del galateo epistolografico: palesi manifestazioni, per noi, delle nevrosi di chi vive nella cognizione del dolore. E tutte, a chiunque (con le dovute eccezioni di quelle che non esorbitano dal pratico), confermano l’ossessivo repertorio di alcuni temi gaddiani, così radicati da occupare anche le occasioni private (o, al contrario, da travalicare nell’opera): la fatica e la noia del lavoro ingegneresco, la «disperata solitudine», la casa di Longone, la querela sulla salute, l’invettiva contro la prepotenza e la stupidità, l’autoflagellazione, l’autocommento (soprattutto nelle lettere a Contini).

Si capisce che una simile specificità, considerato appunto il rilievo letterario che non poche lettere edite manifestano (mentre tutte senza eccezione sono rilevanti per la biografia e/o la storia dei testi), renda tanto più desiderosi di accedere al vasto continente delle inedite per incrementare, oltre alla conoscenza dei fatti gaddiani, la nostra partecipazione alle epifanie della letteratura.

Ma già ciò che è stato pubblicato non solo costituisce una parte esigua della somma tra il noto e inedito e l’ignoto ma presumibilmente recuperabile, ma anche sarebbe, in una auspicabile futura edizione scientifica, da ricontrollare e ripubblicare secondo criteri unitari che pour cause sono finora mancati. Basti pensare al fatto, evidente e clamoroso, che le principali raccolte di lettere gaddiane edite sono dovute alla responsabilità di ben dodici diversi curatori: per tre di esse la curatela è stata degli stessi destinatari (Gadda Conti, Contini, Bigongiari), per le altre è stata o di studiosi senza diretti o indiretti rapporti coi destinatari (Marcello Carlino per Tecchi, Giulio Ungarelli per Betti e per la seconda raccolta continiana, Giuliano Manacorda per le lettere a Solaria, Dante Isella per le lettere all’Ammonia Casale, Pasquale Di Palmo per le lettere a Neri Pozza) o di amici o conoscenti dei destinatari, ai cui archivi epistolari hanno avuto accesso (Emma Sassi per gli amici milanesi, Federico Roncoroni per le lettere a Emilio Fornasini e Anita Gandolfi, Giuseppe Marcenaro per Lucia Rodocanachi, Gianfranco Colombo per Clara Gadda). Includendo nella rassegna i nuclei più consistenti di lettere gaddiane pubblicate in periodici o simili, ovvero le lettere agli editori Einaudi, Garzanti e Ricciardi, i curatori coinvolti salgono a quattordici (Liliana Orlando per Einaudi e Ricciardi, Giorgio Pinotti per Garzanti). Numero che aumenta sensibilmente se si estende la lista alle lettere sparsamente pubblicate altrove. Questa moltiplicazione ha comportato disomogeneità che saltano agli occhi a chi provi a leggere le lettere di Gadda secondo il loro ordine cronologico affiancando e seriando tra loro i diversi destinatari. Scoprirà così, per stare al dato più appariscente, che di missive talora cronologicamente contigue ora viene indicata la tipologia del documento ora no, secondo la scelta dei diversi curatori (ma la stessa descrizione generale dei materiali è spesso assente o molto sbrigativa): eppure ignorare se si tratti di lettera, cartolina postale, cartolina illustrata, biglietto o altro significa sottrarre un dato non trascurabile alla compiuta comprensione del messaggio (perché, non c’è bisogno di ripetere, anche il medium è il messaggio). Soprattutto risulterebbe inaccettabile questa disparità di trattamento in un’edizione che volesse riunire le lettere di Gadda secondo il loro ordine di produzione e non, come per forza di cose è stato finora, per destinatari. E a questo fine sarebbe altrettanto inaccettabile la convivenza accanto a lettere pubblicate nella loro interezza, di altre presentate solo per frammenti, così come quella di insiemi compiuti accanto ad altri anche drasticamente selezionati (per fare due esempi, le lettere a Clara Gadda pubblicate sono una minima parte delle esistenti, quelle ai Fornasini meno di un terzo): (9) una edizione completa dovrebbe naturalmente (con l’eventuale eccezione delle lettere familiari, come si argomenterà più avanti) integrare le parti inedite delle singole lettere e ricostruire ogni insieme al massimo del documentabile.

Si apre a questo punto il campo, avvincente e tormentoso, delle lettere inedite. Da distinguere tra quelle ben conservate in sedi note o meno note ma comunque accessibili, e le altre, di cui si deve presumere che siano esistite (prima di tutto quelle di Gadda di riscontro a lettere a lui indirizzate), ma delle quali si hanno notizie indirette o incerte o nessuna notizia.

Quanto alle prime, è risaputo come i depositi più consistenti si trovino a Pavia, al Centro di ricerca sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei, compendiosamente noto come Centro Manoscritti, che tra l’altro ha recentemente acquisito le lettere di Gadda a Silvio Guarnieri, numerosissime e pubblicate in minima parte. (10) E soprattutto a Firenze, all’Archivio Contemporaneo «Alessandro Bonsanti» del Gabinetto Vieusseux, il cui Fondo Carlo Emilio Gadda, con le sue 51 scatole per un totale di 9.000 pezzi è attualmente il più ricco di corrispondenza dello scrittore. La serie Corrispondenza raccoglie infatti in 34 scatole ben 7319 pezzi: l’inventario, molto ben strutturato, tanto da rendere agevoli interrogazioni e ricerche, è ora disponibile sul sito. (11) Dall’inventario risulta una quantità davvero impressionante di lettere ricevute da Gadda, il che dimostra che, al contrario di quanto lui sosteneva facessero i suoi corrispondenti, era sua abitudine conservare le lettere ricevute (del resto, «io sono un archiviòmane» è una sua confessione). (12) La sussistenza di questi documenti cambia radicalmente le carte in tavola per qualunque futura edizione di lettere gaddiane. Già la consapevolezza della loro esistenza e consultabilità le cambia anche per le edizioni correnti. Infatti abbiamo finora letto solo la metà gaddiana degli epistolari: certamente, si può presupporre, la più interessante, anche per le qualità della scrittura, ma di fatto dimezzata rispetto alla realtà del dialogo tra gli interlocutori. Ora sappiamo che, almeno fino agli anni della seconda guerra (i materiali consegnati da Gadda a Bonsanti non vanno oltre il 1944), si potrà (e dunque si dovrà) integrare la voce di Gadda con quella di Bonaventura Tecchi, di Ugo Betti, di Lucia Rodocanachi, di Alberto Carocci e di Solaria, di Gianfranco Contini, (13) di Piero Gadda Conti, di Emilio Fornasini e di Anita Gandolfi, degli amici milanesi Ambrogio Gobbi e Domenico Marchetti. Ma anche con quella di Carlo Linati, Leone Traverso e di tanti altri di cui pure finora conosciamo, in tutto o parzialmente, in varie pubblicazioni sparse, solo la parte gaddiana. Per qualcuno si prospetta un epistolario sontuoso, oggi noto solo per minimi frammenti: non ci vuol molto ad es. a immaginare cosa potrà uscire dalle centinaia di lettere scambiate nei decenni tra Gadda e Silvio Guarnieri. Ma la quantità stessa dei documenti rischia di diventare un ostacolo se non un deterrente. Come gestire le 323 lettere di Luigi Semenza, fra l’altro senza corrispettivo gaddiano? Tanto più, che fare delle 736 della madre e delle 1228 della sorella (e delle corrispettive 533 e 966 del figlio e fratello)? Si renderà necessario differenziare gli interlocutori, destinando un trattamento diverso agli esponenti del mondo letterario e culturale, agli amici di giovinezza, ai familiari, alle imprese o istituzioni. È ovvio, quanto ai primi, che si ha interesse a conoscere nella loro interezza le relazioni intercorse tra Gadda e scrittori, letterati, artisti e esponenti della cultura più o meno di rilievo, e dunque sarebbe corretta una pubblicazione integrale dei relativi epistolari. Paradossalmente, rispetto a quanto accaduto finora la situazione appare rovesciata: invece della voce del solo Gadda, abbiamo ora molte voci, quasi tutte in verità, senza il riscontro di Gadda. Tolti infatti i casi che si sono citati (Tecchi, Betti, Contini e gli altri sopra elencati), ci imbattiamo in un notevole numero di mittenti per i quali non sappiamo se e quanto e dove si sia conservata la parte gaddiana del carteggio. Si impone una ricerca, tanto affascinante quanto prevedibilmente difficile, complicata, in parte frustrante, degli archivi e fra gli archivi di tutti quei personaggi, nella speranza di ritrovarvi documenti gaddiani, che certamente devono essere esistiti. Parecchio si potrà fare grazie agli ausili informatici; resta che si tratta di una ricerca nonché iniziata, ma neppure progettata, tutta da impiantare ex novo. Anche scorporati i familiari, le imprese e le istituzioni, nell’Archivio fiorentino rimangono comunque migliaia di lettere di centinaia di mittenti (già scomputate le 323 di Luigi Semenza, per le quali siamo certi della mancanza delle corrispettive). Devono essere esistite le corrispondenti migliaia di parte gaddiana: nonostante le più di 1200 lettere pubblicate, una buona parte, la maggior parte anzi, manca all’appello. Di alcune conosciamo la sorte: come si è detto, le lettere di Gadda a Silvio Guarnieri, ad es., esistono e sono ben conservate al Centro manoscritti di Pavia; proprio all’Archivio Bonsanti stanno invece lettere a Giacomo Antonini, Alessandro Bonsanti, Emilio Cecchi, Leonetta Cecchi Pieraccini, Giuseppe De Robertis, Pier Paolo Pasolini. Ma dove saranno le rimanenti?

Discorso diverso deve essere fatto per le lettere degli amici come il Semenza e per quelle dei familiari. Soprattutto per queste ultime, in particolare le lettere alla madre e alla sorella, è facile divinare ripetitività e coazione: fattori certo di per sé interessanti per i difficili e complicati rapporti di Carlo Emilio con le donne di casa, ma non al punto da dover essere inflitti al lettore integralmente, almeno per la parte delle interlocutrici: alla voce di Carlo Emilio, questa sì immaginabile nel completo dispiegamento delle sue ripetitive ossessioni e parvenze; sarà forse sufficiente intercalare, in progressione secondo l’importanza, o la sola menzione dell’altra voce (fornendo i meri dati archivistici identificativi), o un breve regesto del contenuto, o infine, nei casi più segnalabili, il testo, parzialmente (con regesto delle parti non pubblicate) o integralmente.

A parte i grandi depositi fiorentino e pavese, è sul tessuto, importante ma meno noto, formato dai piccoli depositi che si troveranno più difficoltà di inchiesta e reperimento. Il materiale epistolare gaddiano, salvo quanto si è prima indicato, è di fatto disperso. Esistono altri nuclei pubblici di raccolta. (14) Ma la maggioranza delle lettere dello scrittore è ancora in mani private, anche buona parte di quelle già pubblicate, si tratti di Fondazioni, di famiglie, o di singoli individui. Dunque per questa parte si impone un minuzioso lavoro di ricerca presso i destinatari (o meglio, presso i depositari delle loro carte), di tutti i destinatari, perché anche entro le raccolte già edite, come si diceva, non mancano lettere lasciate inedite, per varie ragioni (anche ragioni di opportunità, come giudizi su personaggi allora viventi o da poco scomparsi, ben attive al momento della pubblicazione, ma che progressivamente nel tempo saranno destinate a scolorirsi e a cadere). Ci aspetta un affascinante lavoro di investigazione, ancora tutto da fare, che potrà seguire certe linee privilegiate, e che tanto più sarà favorito quanto più giungeranno a istituzioni pubbliche fondi di materiali epistolari di scrittori e uomini di cultura coi quali Gadda sia stato in contatto. Bisognerà anzi agevolare l’acquisizione di questi materiali da parte di istituzioni pubbliche, attraverso depositi, acquisti o altri tipi di accesso. Ma in questo momento non si può che riscontrare la pluralità e dispersività dei possessori di lettere gaddiane: che sono molti, e ormai non più, con poche eccezioni, i diretti destinatari. Tanto che perfino il reperimento, per il necessario ricontrollo, delle lettere già edite potrebbe rivelarsi in qualche caso non semplice.

Per una edizione che ambisca alla possibile completezza, e che certo dovrà articolarsi in più volumi, sarà necessaria una direzione scientifica e collegiale di curatela, che si avvalga di un certo numero di collaboratori, magari gli stessi, ove possibile, che hanno pubblicato le lettere già edite (nei casi migliori si tratterà soltanto di acquisire il già fatto), ma tenendo fissa la barra verso un’uniformità di criteri che attualmente non si dà. Quanto all’ordine delle lettere, una raccolta che voglia presentare l’integralità del materiale superstite dovrà probabilmente seriarle in un rigoroso ordine cronologico piuttosto che per destinatari, essendo sempre possibile ricostruire questi ultimi corpora attraverso tutti gli ausili del caso, informatici e non. Resterebbe il problema del commento. Per la conoscenza di Gadda sarebbe così decisivo riunire le lettere in una edizione completa e filologicamente attrezzata che la necessità, ovvia, di un commento potrebbe anche passare, ragionando astrattamente, in secondo piano, se il suo allestimento per l’edizione stessa comportasse un eccessivo ritardo nella pubblicazione. Ma nel concreto è evidente che nel caso di lettere già dotate di commento (quelle autocommentate da Contini e da Bigongiari, e tutte le altre alle quali i curatori abbiano apposto delle note interpretative, e che sono in realtà la maggioranza), questo dovrebbe essere ripreso e almeno aggiornato per quanto riguarda i dati di fatto (ad es. rinvii a edizioni o studi intervenuti nel frattempo). Essendo questo lavoro già di ampiezza notevole, sarebbe incongruo lasciare invece senza alcuna annotazione proprio le lettere pubblicate per la prima volta, così introducendo una incomprensibile disparità di trattamento, tanto più per lettere disposte in ordine cronologico, in cui lettere commentate si alternerebbero ad altre senza commento.

Dunque la soluzione operativa che si impone sarà di lavorare con l’obiettivo finale di un’edizione integrale di tutte le lettere note, edite e inedite, poste in ordine cronologico e integralmente commentate. Obiettivo intermedio realistico sarebbe quello di proseguire nella pubblicazione di nuclei di lettere a un unico destinatario (come in tutti i numeri hanno fatto I quaderni dell’ingegnere), possibilmente editandole integralmente (dove non ostino insuperabili motivi di opportunità, ma solo ed unicamente in questo caso), commentandole e, perché no?, contestualmente procurandone se possibile l’acquisizione da parte di un archivio consultabile, meglio se pubblico. Anzi, obiettivo intermedio ancora precedente dovrebbe essere quello di pubblicare, secondo le modalità indicate, i nuclei di lettere inedite che siano già depositate (a qualsiasi titolo e se nessuna disposizione si opponga alla loro pubblicazione) presso tali istituzioni.

Sarà un compito tanto impegnativo quanto allettante, che la filologia gaddiana è chiamata ad eseguire al più presto.

Note

1. Secondo la testimonianza della vedova, Lydia Baj Macario, rilasciata a Emma Sassi, curatrice delle Lettere agli amici milanesi (Gadda 1983c: xi): «La famiglia Semenza […] aveva l’abitudine di eliminare, di distruggere le lettere ricevute subito dopo aver risposto ad esse». Si noti che l’Intervista al microfono è pubblicata nel 1951 nel volume della torinese ERI Confessioni di scrittori (Interviste con se stessi), ma viene raccolta nei Viaggi la morte con la diversa data in calce «1950»: lo stesso anno in cui appare sul primo numero (giugno) di Ca Balà, la rivista fiorentina dell’amico Piero Santi, il racconto di Gadda Saggezza e follia (poi passato con lo stesso titolo nelle Novelle dal ducato in fiamme del 1953 e infine nella raccolta degli Accoppiamenti giudiziosi col titolo La cenere delle battaglie), nel quale Eucarpio Vanzaghi, l’amico sovventore di denaro ma insieme catechizzante e milanesemente moralizzante, del protagonista Prosdocimo, trasparente alter ego di Gadda, è proprio il Semenza, contemporaneamente fustigato da Gadda nella di poco precedente lettera a Gianfranco Contini del 14 gennaio 1949: «Il mio amico ingegnere mi muove reprimende da tragedia astigiana, verbali e scritte, per la mia in parte (minima) reale, in parte supposta fainéantise. Così mi innervosisce, mi irrita, mi scombina le ore. Un’aureola da Donna Prassede gli circonfonde (nella mia recezione ossessa) la bella testa ingegneresca, milanese, lionese, borghese. Mi presta dei soldi, con grande bontà: per controbilanciare il prestito, mi catechizza e vitùpera, senza tener conto che vituperî e catechismo sono deprimenti borromeiani della specie più funesta» (Gadda 1988b: 63-64). Non è improbabile che nel «sistematicamente distrutte» Gadda si riferisca all’abitudine, che doveva essergli nota, del Semenza, ancora una volta bersaglio polemico. In compenso si conservano ben 325 lettere di Luigi Semenza a lui (cfr. infra).

2. Assumiamo come termine convenzionale per la pubblicazione il 31 dicembre 2007.

3. Cfr. Vela 2001a, 2003, 2006 e 2007. Nelle varie puntate del Repertorio si segnala anche se le lettere sono pubblicate, parzialmente o integralmente, in facsimile (circa una ventina di casi), e inoltre si registra la presenza, rara ma tanto più importante, di disegni di Gadda entro le missive (uso riscontrabile ad es. in lettere a Ugo Betti, alla sorella Clara, a Contini). Ovviamente non regestati nel Repertorio, che si chiude al giorno finale del 2006, sono i documenti epistolari che si sono aggiunti nel 2007 (cfr. infra la nota 6).

4. In ordine cronologico: Gadda 1974c (144 unità, 1929-1963); Gadda 1982c (54, 1927-1940); Gadda 1983c (50, 1915-1969); Gadda 1983d (160, 1935-1964); Gadda 1984a (56, 1919-1930); Gadda 1984b (141, 1920-1963); Gadda 1987b (53, 1920-1924); Gadda 1988b e Gadda 1998 (complessivamente nei due volumi 100 unità, 1934-1967); Gadda 1999 (27, 1946-1953); Gadda 2002 (26, 1915-1958).

5. Si tratta di: Gadda 1979a (60 unità, 1926-1935); Gadda 2006d (26, 1951-1959).

6. La prima puntata del Repertorio censisce 84 sedi di pubblicazione delle lettere di Gadda, e ad esse bisogna aggiungere le 20 delle successive puntate (rispettivamente 4, 11 e 5), per un totale di 104 entrate (salvo omissioni, sempre possibili se non probabili), alle quali ancora sono da aggiungere le 2 del 2007 (cioè le lettere a Rosa e Ballo pubblicate sul 5° numero dei Quaderni, per cui cfr. subito sotto, e i passi di lettere a Alberto Arbasino nel suo ricordo L’ingegnere in blu, nello stesso numero; e una lettera a Alberto Vigevani, e passi di tre lettere alla sorella Clara e al cognato Paolo Ambrosi, raccolti in Porro 2007: 223 la prima, e entro il contributo di Paola Italia nello stesso volume – Italia 2007c: 85, 87-90 e 91 – gli altri). La rivista diretta da Isella ha raccolto: nel n. 1, Gadda 2001c (le 41 lettere alla Ricciardi, cioè a Maurizio Mattioli e Gianni Antonini, per Verso la Certosa, a cura di Liliana Orlando); nel n. 2, Gadda 2003d (le 55 a Einaudi, sempre a cura della Orlando); nel n. 4, Gadda 2006c (le 75 a Garzanti, a cura di Giorgio Pinotti); e nel recentissimo n. 5, Gadda 2007c (le 11 lettere a Rosa e Ballo, per progetti di opere poi non realizzate o pubblicate altrove, a cura di Dante Isella). Quanto ad altri destinatari, sui Quaderni sono state pubblicate, nel n. 3, 19 lettere a Giovanni Battista Angioletti, a cura di Liliana Orlando (Gadda 2004d). Altre lettere all’editore pubblicate sono quelle a Vallecchi (Gadda 1984c: 1-5).

7. Cfr. rispettivamente Roscioni 1997 e Italia 2003d.

8. Gianfranco Contini, nella voce per il Dizionario degli autori Bompiani (1985), poi in Contini 1989: 89.

9. Nella Nota del curatore Gianfranco Colombo a Gadda 1987b, si avverte che l’epistolario comprende «389 lettere, 534 cartoline postali e illustrate e 28 tra telegrammi e biglietti vari» (Gadda 1987b: 104): l’edizione, che si limita agli anni 1920-1924, raccoglie 50 lettere, 1 cartolina postale e 1 telegramma. Federico Roncoroni, curatore di Gadda 2002, pubblica 26 documenti scelti dall’epistolario «che raccoglie le 72 lettere, le 15 cartoline e il telegramma che Gadda venne scrivendo tra il 22 giugno 1915 e il 6 novembre 1963 al nipote coetaneo Emilio Fornasini e a sua moglie Anita Gandolfi» (Roncoroni 2002: 12).

10. Al Centro sono anche conservate lettere di Gadda a Alberto Arbasino, Aldo Camerino, Guglielmo Petroni, Mario Robertazzi. Per il Fondo Silvio Guarnieri cfr. Nicoletta Trotta, L’epistolario a Silvio Guarnieri, in Autografo 35 (1997): 185-92.

11. Affidati da Gadda a Bonsanti alla fine degli anni Quaranta e conservati in casse sistemate provvisoriamente nei sotterranei di Palazzo Strozzi, i materiali furono fortemente danneggiati dall’alluvione dell’Arno del 4 novembre 1966. Il lavoro di restauro, che ha reso possibile il recupero di gran parte della documentazione, si è concluso nel 2006. La schedatura informatica, realizzata da Carlotta Gentile, è stata completata nel dicembre 2007. Sul sito, la scheda generale del Fondo Carlo Emilio Gadda, da cui si può partire per la ricerca, illustra efficacemente consistenza e numerazione dei documenti del Fondo (che contiene anche i sub-fondi familiari di Adele Gadda Lehr, Clara Gadda, Enrico Gadda e Francesco Ippolito Gadda), la sua storia archivistica, le modalità di acquisizione, il contenuto delle sei serie in cui è stato suddiviso (Corrispondenza, 1904-1944; Manoscritti, 1904-1942; Documenti, 1877-1944; Materiali a stampa, 1893-1944; Carte varie, 1902-1942, Fotografie, 1893-1944), i criteri di ordinamento, le condizioni di accesso e di riproduzione, gli strumenti di ricerca.

12. Di un buon numero di mittenti si registrano più di cento lettere: Alessandro Bonsanti 113, Alberto Carocci 142, Silvio Guarnieri 163, Franco Rossi 115, Bonaventura Tecchi 169, Luigi Semenza addirittura 325 (e Erminia Semenza 129). Impressionanti sono i numeri delle lettere della madre e della sorella: 736 di Adele Lehr, dal 1905 al 1935, 1228 di Clara, dal 1905 al 1944 (e vanno aggiunte le 119 del marito di Clara, Paolo Ambrosi). Ovviamente molto più contenuto, 52, il numero delle lettere di Enrico Gadda, ma si può capire di quanta importanza per il fratello sopravvissuto. Anche di altri familiari e parenti si riscontra un buon numero di lettere: 80 di Piero Gadda Conti, 17 del padre Francesco Ippolito Gadda, 5 di Giuseppe Gadda (detto Pin), 40 dell’altro Giuseppe Gadda (detto Peppino), 45 di Tilde Gadda Conti, 101 di Emilio Fornasini (da unire alle 55 della moglie Anita Gandolfi), 127 della prima figlia del padre di Gadda, Emilia Gadda Fornasini. Ma non sono trascurabili, anche per il loro numero, altri mittenti, tra cui spicca un buon drappello di scrittori, critici, uomini di cultura: in primis Gianfranco Contini (63 documenti), Eugenio Montale (25, e 14 della moglie Drusilla Tanzi), Elio Vittorini (16), Carlo Bo (26), Lucia Rodocanachi (39), Riccardo Bacchelli (10), Antonio Baldini (43), Ugo Betti (84), l’amico milanese Ambrogio Gobbi (78), l’altro amico Domenico Marchetti (32), Roberto Bazlen (8), Enrico Falqui (31), Carlo Linati (33), Glauco Natoli (12), Guido Piovene (14), Sebastiano Timpanaro sr. (9), Leone Traverso (12). Commovente anche riscontrare la presenza di 25 lettere dell’attendente di Gadda nell’esperienza della guerra, Stefano Sassella. Tra gli altri, limitandosi ai personaggi di qualche rilievo culturale o pubblico: Giuseppe De Robertis (8), Carlo Parenti (12), Sandro Penna (3), Giorgio Pasquali (2), Francesco Amicucci (2), Tommaso Landolfi (1), Giuseppe Gorgerino (9), Luciano Anceschi (4), Cesare Angelini (2), Giovanni Battista Angioletti (7), Franco Antonicelli (3), Giacomo Antonini (3), Umbro Apollonio (20), Ettore Allodoli (2), Franco Ardigò (7), Federico Ballo (2), Silvio Benco (1), Piero Bargellini (1), Arrigo Benedetti (1), Ranuccio Bianchi Bandinelli (1), Valentino Bompiani (1), Giuseppe Bottai (1), Giovanni Colacicchi (1), Giovanni Comisso (1), Primo Conti (1), Giulio Benedetti (7), Romano Bilenchi (2), Arnaldo Bocelli (4), Cesare Brandi (5), Franco Brunelli (2), Giorgio Cabella (5), Aldo Capasso (8), il compagno di prigionia e poi parlamentare Armando Cermignani (1), Giovan Vincenzo Cima (33), Gianfranco Corsini (4), Raffaele De Grada (2), Libero de Libero (2), Giacomo Devoto (1), Enrico Emanuelli (1), Enzo Ferrieri (1), Giulio Einaudi (4), Vincenzo Errante (5), Bruno Fallani (4), Giansiro Ferrata (4), Francesco Flora (1), Raffaello Franchi (2), Arnaldo Frateili (1), Renato Giani (1), il compagno di prigionia Ernesto Gallone Arnaboldi (3), Alfredo Gargiulo (5), Alfonso Gatto (1), Adriano Grande (5), Mario Gromo (5), Ugo Guanda (1), Leo Longanesi (1), Francesco Messina (1), Arturo Loria (3), Giovanni Macchia (4), Oreste Macrì (2), Curzio Malaparte (4), Piero Martinetti (20), Gianni Miniati (2), Alberto Mondadori (6), Lorenzo Montano (3), Umberto Notari (1), Corrado Pavolini (1), Pietro Pancrazi (4), Guglielmo Petroni (3), Giaime Pintor (1), Mario Praz (1), Emilio Radius (1), Vasco Pratolini (5), Salvatore Rosati (3), Luigi Rusca (8), Federico Gentile (1), Piero Santi (1), Gino Scarpa (8), Giorgio Scerbanenco (1), Adriano Seroni (1), Sergio Solmi (5), Enrico Terracini (2), Nino Tirinnanzi (1), Arturo Tofanelli (6), Ernesto Treccani (1), Giuseppe Ungaretti (1), Diego Valeri (1), Manara Valgimigli (1), Orio Vergani (2), Giovan Battista Vicari (3), Giorgio Vigolo (1), Giancarlo Vigorelli (6), Cesare Zavattini (3), Massimo Mila (1), Giani Stuparich (1), Mariano Rumor (1), Luigi Russo (1), Alberto Savinio (1). Quanto alle istituzioni, alle imprese editoriali e non, alle riviste e periodici troviamo tra gli altri: Solaria (22), l’Ambrosiano (6), la Nuova Antologia (5), La Ruota (1), l’Ammonia Casale (28), la casa editrice Bompiani (4), il Circolo Filologico Milanese (8), la casa editrice Cya (1), la casa editrice Garzanti (2), la Società per il magnesio (1), l’Accademia Nazionale dei Lincei (7), la casa editrice Le Monnier (1 telegramma), la casa editrice Vallecchi (2).

13. Era un progetto di Isella, già in fase avanzata di preparazione, la pubblicazione del carteggio Gadda-Contini, su cui intanto cfr. Isella 2004b, entro gli Atti della Giornata di Studi fiorentina del 14 novembre 2003 «… io sono un archiviòmane». Carte recuperate dal Fondo Carlo Emilio Gadda (che comprendono, oltre a quello di Isella, gli interventi di Gloria Manghetti, Le carte di Carlo Emilio Gadda all’Archivio Contemporaneo «Alessandro Bonsanti», pp. 9-11, Gian Carlo Roscioni, Letterine di Natale in casa Gadda, pp. 23-37, e Piero Gelli, Da Emanuele a Emilione. Lettere di Eugenio Montale a Carlo Emilio Gadda, pp. 39-41).

14. I principali sono la Biblioteca Trivulziana di Milano per le lettere a Garzanti, l’Archiginnasio di Bologna per quelle a Anceschi e Bacchelli, la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Roma per le lettere a Antonio Baldini, l’Archivio di Stato di Torino per quelle a Einaudi.

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-17-5

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