Pocket Gadda Encyclopedia
Edited by Federica G. Pedriali

Giustizia ingiusta

Aldo Pecoraro

Casi di giustizia ingiusta li offrono, in Gadda, le sentenze dei tribunali (ingiustizia giudiziaria), l’impegno e il merito ripagati col male (ingiustizia storica) e, in chiave metastorica, la sofferenza di tutte le creature viventi (ingiustizia cosmica). Il senso del sintagma a volte risponde a uno dei tre significati, a volte a loro intersezioni o sovrapposizioni.

Famiglia, società e mondo disegnano cerchi di ingiustizia nei ricordi personali dello scrittore e nelle proiezioni autobiografiche nell’opera letteraria. Si tratta di un’ingiustizia non semplice, e senza appello, tranne quello, forse, alla scrittura come testimonianza della verità: senza appello, se non al silenzio e alla morte, proprio per il tramite della scrittura, e al quadrato, nel caso dell’ingiustizia come istituzione.

La scrittura gaddiana è in rapporto problematico con l’autobiografia. Volontario in guerra e insignito di medaglia di bronzo, Gadda è fatto prigioniero per le inefficienze degli Alti Comandi: inefficienze comprensibili solo nel sistema di corruzione ed imbrogli che accompagna la prima guerra mondiale e tutte le guerre, mentre imboscati e profittatori di guerra – profittatori a tutti i livelli, materiale e morale – trionfano nei luoghi del privilegio.

Il primo esperimento narrativo si svolge, dunque, non a caso, attorno a un nucleo di ingiustizia giudiziaria che si dilata a dimensione storica e, con l’eccezione di uno spazio di fiducia e di salvezza, metastorica. Il personaggio, innocente nell’antefatto ma già al limite della condanna per omicidio, è condannato nel corso della Passeggiata autunnale dalle apparenze della realtà, per via di un nuovo fatto di sangue: «La realtà parlava forte e villana e mentiva ogni cosa come solo la realtà sa mentire» (RR II 951). L’ingiustizia del sistema giudiziario, ossia di ogni sistema giudiziario storicamente determinato, riflette l’ingiustizia del mondo; la salvezza si ha soltanto nel tribunale affettivo dei pensieri e dei sentimenti delle persone care.

Un successivo esperimento narrativo, Dejanira Classis o Novella seconda, porta tuttavia l’ingiustizia proprio nel pensiero, trasformando la morte stessa in ingiustizia infinita. Nel finale del racconto, progettato ma rimasto incompiuto, la madre, morendo, crede sia stato il figlio ad assassinarla, e questi non potrà ripristinare la verità, perché la morte lo ha permanentemente trasformato in assassino negli spazi affettivi suo e della madre.

Il racconto prefigura lo svolgimento della Cognizione del dolore, a sua volta racconto a base poliziesca: come la conoscenza del dolore è coscienza del male del mondo, così i temi dell’ingiustizia storica e metastorica fondano la trama investigativa del romanzo, mentre ricchezza interiore e sensibilità etica presenti in grado altissimo nel protagonista – Gonzalo Pirobutirro d’Eltino, storpiato dalla realtà persino nel nome – sono direttamente proporzionali ai giudizi, ingiusti, che ricadono su di lui. Nella Cognizione il tema dell’ingiustizia giudiziaria è inoltre espressamente presente in una citazione ironica della «giusta giustizia» (RR I 106) di cui è vittima Renzo nei Promessi sposi. Dietro Gadda, dunque, e non sorprendentemente, Manzoni; nessun cielo di giustizia attende, però, le vittime gaddiane, e, anche a livello di trama, l’ingiustizia giudiziaria è spostata nello spazio non scritto, al di là del finale, al di là cioè della trama del romanzo nelle edizioni che consideriamo definitive.

Nel Primo libro delle Favole Gadda aggiunge la dimensione tragica al pessimismo amaro costituivo della favola come genere letterario – la favola, quindi, non solo come protesta degli ultimi del mondo, ma anche come schermo allusivo di una protesta impossibile o comunque al limite del silenzio. Il lupo della favola gaddiana, ad esempio, «usa della fauce in modo improbo» (SGF II 13) perché non gli è stato insegnato il latino, cioè a scrivere, a differenza dell’uomo che usa le fauci in modo probo, cioè giustifica la violenza scaricando il torto sulle vittime. Il lupo alfabeta postulato allusivamente dalla favola diventa pertanto metafora dei tribunali del mondo e dei giudizi storici; Gadda ne riscrive la favola aggiungendo l’ingiustizia della parola e della memoria a quella originale della violenza e della prepotenza.

In Quer pasticciaccio l’apparato giudiziario non difende ma tortura le vittime dell’ingiustizia del mondo. Il girotondo di innocenti di fronte all’inquisizione di uno dei più giusti commissari immaginabili segna ancora una volta l’incompatibilità tra sistemi giudiziari e giustizia. La narrazione che si spezza su un urlo di protesta contro il giudizio finale del commissario non lascia spazio a risposte; l’unica giustizia possibile è quella paradossale autoinflitta da spiriti ipersensibili, per l’ombra di un pensiero – il caso della protagonista femminile del romanzo, Liliana Balducci, quasi autocondannatasi a morte in memoria dei crimini di guerra paterni. Il giallo ammette soltanto una risoluzione tragica: la morte è prefigurata e si materializza dal pensiero.

Testimonianza d’accusa di un processo impossibile ai responsabili è, tra i testi più recenti, il Taccuino di Caporetto, che Alessandro Bonsanti riceve da Gadda in custodia e non pubblica in vita; la pubblicazione, due volte postuma, è del 1991. In tal modo, oltre ai finali non scritti e alle trame incompiute, anche i libri pubblicati dopo decenni, o postumi, sono in funzione di un controprocesso impossibile ad una realtà ingiusta. L’ingiustizia tragica colora, invero, il senso dell’esistenza nel vocabolario gaddiano – anche nel Gadda saggista, per esempio, l’orizzonte epistemologico viene a includere quello del personaggio giustamente punitivo, Amleto, con la riflessione sulla scena I dell’atto III: «il non essere è adattarsi alla vita e alla turpe contingenza del mondo, l’essere è agire, adempiere al proprio incarico (alla propria missione) andando, sia pure, incontro alla morte» («Amleto» al teatro Valle, SGF I 542).

Liceo scientifico «F. Buonarroti», Pisa

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-00-0

© 2002-2019 by Aldo Pecoraro & EJGS. First published in EJGS (EJGS 2/2002). EJGS Supplement no. 1, first edition (2002).

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