Il cerchio e linea della critica.
Alle radici del romanzo gaddiano

Evaristo Sparvieri

Cristina Savettieri, La trama continua. Storia e forma del romanzo di Gadda, Pisa, ETS, 2008, 155pp., ISBN 978-88-467-2016-0

«Questo libro intende ricostruire storia e forme del romanzo gaddiano, indagando i modi e i significati che l’intreccio assume progressivamente nelle principali opere di Gadda, fino alla Cognizione del dolore» (Savettieri 2008a: 7). È su queste premesse che prende il via La trama continua. Storia e forme del romanzo di Gadda, volume edito da ETS, nel quale Cristina Savettieri ripercorre l’accidentato tragitto gaddiano verso il romanzo: una riflessione magmatica che include sotto un’unica lente critica il Gadda degli esordi – a partire dal Giornale di guerra e prigionia e dal Racconto italiano di ignoto del Novecento – fino agli anni della Cognizione del dolore. Manca, per scelta dell’autrice, un approfondimento sul Pasticciaccio, annoverato tra le opere appartenenti a una seconda fase della storia letteraria gaddiana.

Un lungo itinerario cronologico, costellato di spunti analitici, che scava su numerose questioni poetiche e narratologiche: rovelli sui quali, nel chiuso della sua officina letteraria, l’Ingegnere ha costruito prove narrative e note progettuali, quest’ultime propedeutiche alle stesure dei singoli componimenti nelle differenti fasi elaborative. Molteplici gli argomenti trattati e le prospettive adottate da Savettieri, in un disegno complessivo che restituisce della via gaddiana al romanzo un’immagine quanto basta fedele a quel concetto di trama richiamato sin dal titolo: «basso continuo della ricerca narrativa» (Savettieri 2008a: 7) di Gadda e insieme metafora di un tessuto di relazioni filosofico-poetiche e storico-letterarie di cui Savettieri ambisce a riallacciare i nodi con le differenti premesse filosofiche (Leibniz, Spinoza, Darwin, Freud) e con la grande tradizione del romanzo europeo (in primis – e forse in maniera eccessivamente persuasa – con il romanzo realista e positivista, dai quali tuttavia sono annotati punti di rottura e aporie). (1)

Pagina dopo pagina, sotto lo sguardo del critico, quel che si va tratteggiando è un dialogo tra storia della letteratura e riflessione autoriale, in una dimensione multifocale che intervalla prospettive diacroniche a momenti di visuale sincronici: il rapporto di Gadda con la coeva narrativa modernista; (2) i problemi – squisitamente novecenteschi – della narrabilità dell’esperienza e del rapporto tra idee filosofiche e racconto (nella cui mancanza di conciliazione si indica uno dei principali viluppi strutturali dell’impossibilità al romanzo); la ridefinizione del ruolo della categoria di causa; l’adozione gaddiana, in chiave in tutto personale, della specola psicanalitica; il riuso della tradizione e delle possibilità del tragico. Argomenti che si alternano a frequenti e ragionate incursioni di analisi stilistica e che restano tuttavia sullo sfondo del Leitmotiv principale: l’indagine storica pressoché costante sui concetti di trama e di intreccio.

L’osservazione critica prende le mosse dalla tesi della costruzione gaddiana del romanzo per temi (Savettieri 2008a: 24-32): ipotesi già rintracciabile nelle pagine sperimentali del Cahier del Racconto italiano, nel quale l’intento sembra sovrapporsi alle ambizioni di realizzare un «romanzo della pluralità», «psicopatico e caravaggesco», sinfonico e con un intreccio rispettoso dell’«istinto delle combinazioni». (3) Tra deviazioni e ripensamenti, propositi simili sono individuati anche in Novella Seconda (con esplicite aperture al romanzesco, conseguenti di una deliberata complicazione dell’intreccio), nella Meccanica e nella precedente Meditazione milanese.

E di questi due ultimi testi, il volume di Savettieri ha il merito di ridefinirne in certo modo il ruolo all’interno del canone gaddiano: La meccanica, come un «romanzo che tiene, ma forse a scapito di quella ricerca di complessità che Gadda si era prefissato fino a quel momento» (Savettieri 2008a: 53); la Meditazione come esperimento di scrittura nel quale Gadda «non interrompe la serie dei tentativi narrativi […] semmai li integra», ponendo l’opera filosofica «come ulteriore terreno di verifica per problemi esistenziali, etici e conoscitivi già individuati negli anni precedenti» (Savettieri 2008a: 59). Una ricerca che individua la «concatenazione», l’«analogia» e la «contiguità» quali «principi strutturanti» (Savettieri 2008a: 57 e ss.) dell’opera, che abbatte la dicotomia esistente tra filosofia e letteratura per iscrivere il libello filosofico nell’ambito macroscopico della narrazione tout-court (di cui le ripetute aperture al reale, presenti negli esempi addotti da Gadda, sarebbero spia e dimostrazione). (4)

Convinte – ma non altrettanto convincenti – le osservazioni dell’autrice sulle diverse stesure del Fulmine sul 220 (Savettieri 2008a: 97 e ss.): Savettieri si pone in polemica con Isella (2000) riguardo le considerazioni espresse sul «Primo getto» del Fulmine (per l’A. «innegabilmente strutturato»; Savettieri 2008a: 103) e sul peso della figura di Adalgisa nel passaggio del progetto da romanzo a reticolo di racconti. Sul primo punto, Savettieri considera le due fasi del Fulmine pari a «due diversi approcci  alla materia da narrare»:

Il primo è frutto di una vocazione alla forma breve, che intende l’esperienza come “caso” da analizzare […]: il secondo è il segno di un’aspirazione turbata alla forma romanzo, che fonda la sua stessa ragion d’essere, e probabilmente anche il motivo del proprio fallimento, su un’incontrollata e a-gerarchica proliferazione di cause narrative (Savettieri 2008a: 105).

Sul secondo punto, invece, nega al personaggio di Adalgisa un «ruolo “rivoluzionario”» (Savettieri 2008a: 132), indicando il «progetto del Fulmine già minato al suo interno dall’applicazione di un determinismo senza punto di arresto»: «La rete del romanzo non funziona perché si estende senza riuscire a costruire un orizzonte di senso», ponendo Gadda di fronte al «caso estremo […] di una trama fitta e smisurata, priva di “verità” filosofica» (Savettieri 2008a: 133). Di qui la conversione del progettato romanzo in forma breve. Ipotesi quest’ultima, che, piuttosto che opporsi a quanto sostenuto da Isella, gioverebbe maggiormente se assunta come un’integrazione di prospettiva.

Il quadro tracciato da Savettieri conclude la parabola gaddiana con la Cognizione del dolore, nel quale le varie dissonanze messe in luce sembrano giungere a una non pacificata risoluzione. La costruzione per temi, in particolare, viene approfondita a cominciare dal significato poetico del concetto: il tema sarebbe inteso da Gadda come «argomento, idea astratta da esprimere attraverso la narrazione», cui si sovrappone una significazione assimilabile al concetto di motivo, ovvero alla stregua di «microsegmenti testuali ricorrenti» (Savettieri 2008a: 154). Alterità di accezione su cui il romanzo della maturità gaddiana fonderebbe la riuscita, trovando una via di fuga all’impasse della produzione anteriore: alla ricerca di un sistema di cause quale input per la realizzazione di intrecci (che spingeva i tentativi di romanzi verso l’impossibilità di chiusura e verso le forme alternative del racconto), secondo Savettieri nella Cognizione subentra un cambiamento di rotta: «la forma della trama muta […]: la rete delle cause lascia il posto alla rete dei temi», che «si accostano l’uno all’altro per contiguità, entro cui si stabiliscono rapporti di somiglianza e di contrasto» (Savettieri 2008a: 154-55). Ugualmente a risoluzione giungono le pretese romanzesche avanzate in Novelle seconda, che non hanno più «soltanto la finalità di consentire un processo di complicazione della trama», ma puntano ad «esibire la convenzionalità dei fatti narrati, la loro assurda eppure possibile combinazione» secondo un «rapporto […] con le forme della codificazione […] non pacifico» (Savettieri 2008a: 156).

In conclusione, ogni parentesi aperta trova la propria impeccabile chiusura in una prospettiva cronologica che – oltre a costituire l’ossatura del volume – ha lo scopo di individuare le «“leggi” generali» (Savettieri 2008a: 9) del fare letterario gaddiano, secondo una visione oltremodo evolutiva che stringe in cerchio un intero percorso poetico e letterario.

Di là da prese di posizione su questioni urgenti che alimentano il dibattito – molte delle quali affrontate con decisione all’interno del libro – resta fuori dal volume una certa particolarità, tutta gaddiana, che ha minato e mina tuttora il concetto stesso di romanzo: quel groviglio bibliografico che, ampiamente individuato dalla critica (si veda Ungarelli 1993a), abbatte qualunque distinzione canonizzata tra generi; particolarità che, a prescindere dalle stesse intenzioni di Gadda, rappresenta probabilmente il più avanzato contributo dell’autore lombardo alla letteratura occidentale contemporanea.

In Gadda, può esser vero tutto e il contrario di tutto. A tal proposito, è interessante rimandare a quanto riferisce Cesare Segre, illustrando succintamente una teoria dei generi di Tynjanov, secondo la quale dalla decomposizione dei generi tradizionali si assiste, «per deviazioni “casuali”, gli errori», alla nascita di nuovi generi, «nati dai resti dei generi precedenti o “dalle inezie della produzione letteraria, dagli angoli più nascosti, dalle pieghe [della cultura]”». (5) In virtù di questa considerazione, la vita editoriale (e prima ancora compositiva) dei singoli scritti di Carlo Emilio Gadda rilutta da una sistemazione lineare quale può essere una storia di genere, che non tenga conto del fatto che la deviazione può essere un valore altro al risultato del processo di scrittura (d’altronde lo stesso concetto di storia della letteratura vive da tempo sotto analoghe aporie). (6) è appunto il caso dell’Adalgisa (nato dalle ceneri del Fulmine) o del Racconto italiano (dai cui lacerti nasce La Madonna dei Filosofi), il cui progetto, come già notavano gli stessi Isella e Guglielmi, (7) trova sorprendenti analogie con le teorizzazioni dei Faux Monnayeurs e del Journal di Gide. Prodotti destinati al cassetto ed altri destinati al pubblico, che in Gadda restituiscono alla funzione narrativa della scrittura un valore primigenio, sfuggendo tanto all’etichetta di generi quanto ad una pianificazione critica che si voglia teleologica. Pur nella liceità di impostazioni in tal senso.

Sempre con parole di Guido Gulglielmi, in Gadda «l’euresi prende il posto del punto di vista della totalità. Quest’ultimo è mantenuto solo come direzione di lavoro», nel senso che «l’accento di valore è spostato dal risultato al processo» (Guglielmi 1986: 231). Procedimento poetico al quale si può (e si deve) deputare anche un preciso indirizzo critico, che ha aperto e continua ad aprire importanti scenari ermeneutici, di cui la trama continua, il sintagma scelto da Savettieri come titolo del suo volume, rispecchia molteplicità di soluzioni e duplicità di sensi proprie del fare letterario gaddiano (Bertoni 2001: 31, n. 116).

Università di Bologna

Notes

1. La prospettiva approntata dall’A. si vuole in contrasto con una lettura «astorica» e «senza alcune distanza»  dell’opera gaddiana (Savettieri 2008a: 8), scaturita da una ricorrenza tematica avanzata per primo da Roscioni (2005: 44). Su posizioni differenti rispetto a quelle roscioniane, si vedano anche Rinaldi 1985: 257-99 e Botti 1996: 125-79.

2. Per le diverse posizioni sull’argomento, si veda Bouchard 2000a che, sulla base di affinità con Céline e Beckett, arruola Gadda tra gli autori  postmoderni; di Donnarumma 2006 è il tentativo di collocare Gadda tra le fila degli autori modernisti. Parere diametralmente opposto, invece, espone Stellardi 2006, per il quale l’autore lombardo dimostra una irriducibilità che sfugge a qualsivoglia etichettatura.

3. SVP 407, 411, 419, 424-25, 437, 460 e ss. Sulle sinfonie gaddiane, Donnarumma 2001: 45-63 e Italia 1995a (in particolare: 199-202).

4. In particolare si veda quanto espresso nel cap. 2, par. 2, La «materia legata», nel quale l’A. avvalla a ragione una presa di posizione contro «il difetto di fondo» di «considerare la pratica speculativa come qualcosa di assolutamente difforme dal narrativo e viceversa», pur polemizzando in maniera non pienamente condivisile con le critiche che hanno ridimensionato la portata filosofica della Meditazione (Savettieri 2008a: 58).

5. C. Segre, Avviamento all’analisi del testo letterario (Torino: Einaudi, 1999), 247.

6. E si veda, per ciò, G. Guglielmi, La parola del testo. Letteratura come storia (Bologna: il Mulino), 1993.

7. D. Isella, Prefazione, in Gadda 1983a: v-vi. Ecco, a tal riguardo, quanto scrive Guglielmi (1998: 181-82): «Nel 1925 Gide pubblicava Les faux-monnayeurs, dove teorizzava un tipo di romanzo inclusivo, senza il taglio di un intreccio […]. Tra i materiali da far entrare nel romanzo dovevano esserci, oltre al romanzo stesso – l’autoriflessione dello scrittore –, anche  le circostanza del romanzo […]. Gide farà del carnet del romanzo il romanzo stesso, fino a darci il carnet del carnet».

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859

© 2011-2022 by Evaristo Sparvieri & EJGS Reviews. First published in the Edinburgh Gadda Reviews, EJGS 7/2011-2017.

Artwork © 2000-2022 by G. & F. Pedriali.
Framed image: detail after a sketch of Gianfranco Contini by © Tullio Pericoli.

All EJGS hyperlinks are the responsibility of the Chair of the Board of Editors.

EJGS is a member of CELJ, The Council of Editors of Learned Journals. EJGS may not be printed, forwarded, or otherwise distributed for any reasons other than personal use.

Dynamically-generated word count for this file is 2044 words, the equivalent of 6 pages in print.