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Nota redazionale
Riccardo Stracuzzi
I saggi di argomento gaddiano che Emilio Manzotti ha pubblicato a partire dal 1979 non sono talora facilmente reperibili. Non è il caso, evidentemente, di due estesi profili – dedicati alla Cognizione e a Carlo Emilio Gadda in genere (1) – ai quali in verità compete il titolo di vere e proprie monografie, e che per questo sono ripresi qui benché conosciutissimi. Ma è pur vero, tuttavia, che alcuni degli altri studi ora raccolti hanno visto la luce su riviste o pubblicazioni collettive non sempre di larga e sicura diffusione.
Tra i titoli ora raccolti, per fare qualche esempio, sono specialmente il secondo (Astrazione e dettaglio: lettura di un passo della «Cognizione», 1984) e il quinto (Descrizione «per alternative» e descrizione «commentata», 1995), a meritare una divulgazione più ampia di quella originaria. Ma lo stesso si potrebbe dire, d’altronde, per due recensioni – in verità microsaggi – dedicate all’epistolario tra Gadda e Contini, e all’edizione con commento del Primo libro delle Favole procurata da Claudio Vela: comparse sul Manifesto e su Cenobio (1988 e 1989) la prima, e la seconda sulla Rivista di letteratura italiana (1991), spettava loro una collocazione che ne mettesse in luce l’aspetto non solo occasionale, e quindi irriducibile alla mera veste recensiva.
Per queste e per altre ragioni, l’Edinburgh Journal of Gadda Studies consegna ora agli studiosi ed ai lettori di Gadda – grazie alla volontà e alle molte cure di Federica Pedriali – questa silloge, compilata in accordo con l’autore. Il quale ha, prima di tutto, sostenuto il recupero di una miscellanea di studi da lui curata nell’anno del primo centenario dalla nascita di Gadda. Intitolato Le ragioni del dolore. Carlo Emilio Gadda 1893-1993, il volume è ben noto agli studiosi, ma da tempo era irreperibile presso le Edizioni Cenobio di Lugano. In esso, oltre al saggio del curatore – un altro profilo dello scrittore Gadda, tracciato sulla scorta del suo armamentario linguistico, e dunque tematico-argomentativo (2) – si leggono cinque importanti studi su Gadda e sulla sua ricezione nazionale e internazionale: Giulio Ungarelli esamina la scrittura d’occasione, Liliana Orlando le geometrie costruttive e correttorie di un articolo del 1935, Antico vigore del popolo d’Abruzzo, (3) e Maria Antonietta Terzoli la prassi metrica e rimica ricavabile dal corpus poetico. Raffaella Castagnola, invece, analizza un episodio della fortuna del Pasticciaccio a partire dal romanzo I giovedì della Signora Giulia di Piero Chiara; mentre Giovanni Clerico traccia un bilancio delle ragioni editoriali e delle pratiche traduttive con le quali è andata istituendosi l’ampia diffusione dell’opera gaddiana in Francia.
Non mancano lacune, in questo quadro degli studi manzottiani su Gadda. Si noterà, per esempio, l’assenza del saggio dedicato ad Alcuni problemi testuali inerenti la Cognizione (Manzotti 1987b). Oppure di quella del più recente intervento all’Internationales Kolloquium vom 17.-19. Oktober 2001 in Bern / Schweiz dedicato ai rapporti tra testi e fonti letterari (Manzotti 2002), nel quale per l’appunto sono ridiscussi, in termini di teoria e prassi, alcune questioni inerenti al commento della Cognizione. E non è qui ristampato, ancora, il recentissimo resoconto di quanto lo studioso ha discusso nel convegno Nei luoghi della «Cognizione del dolore». Carlo Emilio Gadda, Longone al Segrino e la Brianza (Manzotti 2007a).
Queste lacune, del resto, dipendono dall’indole squisitamente pragmatica della silloge. Indole alla quale si è ispirato anche il modestissimo contributo del redattore; che si è limitato a concordare con Manzotti l’indice della silloge stessa, a rivederne e collazionarne i capitoli per correggere i rarissimi refusi sfuggiti al proto e, in ultimo, ad applicare ad essi i criteri editoriali dell’Edinburgh Journal. Ma l’utilità del lavoro risiede in ciò che si è ottenuto dallo studioso, non senza forzare alquanto la sua ritrosia a rivenire sui propri, pregressi, esercizi di lettura. Il semplice fatto di raccogliere e collocare in serie questi testi, fa sì che i gaddisti – e soprattutto i più giovani tra essi – possano tornare a guardarli entro una prospettiva sistematica. E possano così vedere all’opera quella sorta di circolo ermeneutico-linguistico in cui si esercita la fedeltà gaddiana di Manzotti.
Note
1. Usciti rispettivamente: nella Letteratura italiana Einaudi nel 1996 (e ora ristampato nella recente revisione della grande opera approntata per la Biblioteca di Repubblica-L’Espresso: vol. 15, L’età contemporanea. Le Opere 1921-1938: 651-835); e nel vol. 9 (1999) della Storia della letteratura italiana diretta da Enrico Malato e pubblicata presso Salerno.
2. Si rivedano, per ciò, segnatamente i capp. 3 e 4 del saggio, dedicati a Lirismo e comicità della scrittura gaddiana, e all’Atelier dello scrittore.
3. L’articolo gaddiano sarà poi doppiamente ristampato – con il medesimo titolo Le tre rose a Collemaggio, ma in due differenti configurazioni testuali su cui la studiosa si sofferma – nelle Meraviglie d’Italia (ora SGF I 160-66) e in Verso la Certosa (ora SGF I 317-23).
Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)
ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-16-7
© 2007-2026 by Emilio Manzotti, Riccardo Stracuzzi & EJGS Manzotti Archive. First archived in EJGS (EJGS 5/2007), Supplement no. 5.
Artwork © 2007-2026 by G. & F. Pedriali. Framed image: A Cabinet of Curiosities (Wunderkammern) – detail from an illustration in V. Levinus, Wondertooneel der natuur, tome II (1715), Strasbourg University.
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