EJGS Supplement no. 5, EJGS 5/2007
Archivio Manzotti

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Note sulla sintassi della Cognizione

Emilio Manzotti

[0.1] Da qualunque direzione muova nell’affrontare l’opera di Carlo Emilio Gadda, presto o tardi il critico si trova inevitabilmente costretto a fare i conti con la lingua: una lingua deformata, una lingua strumento, non nel senso di veicolo neutro ad informazioni che le siano esterne, ma in quanto è essa stessa strumento essenziale della tensione conoscitiva che la deforma. L’ormai ampia bibliografia degli studi gaddiani testimonia del resto quasi senza eccezioni l’interesse dei critici per il problema della lingua; (1) tuttavia, alla ricchezza di analisi relativamente approfondite in campo lessicale (favorite forse dal ridotto strumentario occorrente), non corrisponde una analoga ricchezza di ricerche sulla sintassi. Quella ancora fondamentale di Giacomo Devoto (2) attende chi la prosegua ed approfondisca anche sul piano puramente descrittivo, con una rigorosa autolimitazione di campo giustificata dal timore di fondare ambiziosi castelli interpretativi su basi poco più che impressionistiche.

[0.2] Il presente lavoro si propone come un primo e parziale contributo ad una tipologia dei modi sintattici gaddiani; si limita alla sola Cognizione del dolore ed è anche nell’ambito di questa strettamente sincronico, prescindendo cioè e dall’evoluzione sintattica testimoniata da redazioni anteriori parzialmente conservate e da quella inesauribile fonte di espressionismo che è l’acronia dei materiali sintattici giunti da origini diversissime alla nuova convivenza della pagina. L’autosufficienza del campo di indagine prescelto è problematica, soprattutto in un autore che in modo sistematico fa interagire strutture semantiche e sintattiche; così che il titolo del lavoro denoterà più una dominante che dei confini precisi. Altrettanto problematici – ma la difficoltà è generale – saranno i criteri di pertinenza dei fenomeni linguistici: nell’usuale e fatale circolo ermeneutico, si confermeranno a vicenda ipotesi interpretative e fatti empiricamente osservabili. Per imporre dall’esterno coerenza ed ordine logico a classi di osservazioni spesso divergenti, e assieme per rispettare limiti oggettivi di spazio, si è ristretta l’indagine ai soli fenomeni che riguardano la struttura interna (3) del sintagma nominale (nel seguito anche SN) e la sua interazione con i rimanenti costituenti della frase o del periodo. La limitazione è in una certa misura solo apparente perché proprio a livello del SN si vedranno miniaturizzati o riflessi molti dei fenomeni che interessano altri costituenti.

[1] Discontinuità e rotture ritmiche nel sintagma nominale

Sotto l’aspetto ritmico e sintattico la prosa gaddiana si colloca recisamente agli antipodi della eloquenza e della immacolata linearità dannunziana; inutilmente si cercherebbero nella Cognizione passi paragonabili al seguente de La Leda senza cigno: (4)

Il pòlline pareva fumigare dai rami scossi e dorare di sé la nuvola dilacerata che mi lasciò scorgere d’un tratto il più angelico tra i visi dell’aria per mezzo a due lembi simili a due bende di lino spolverate da quell’oro silvano,

dove è ben rappresentata la parsimoniosa pratica interpuntiva dell’autore, (5) e dove sono ancora contenute le evasioni analogiche innestate le une sulle altre («pareva […] simili a […]»). In Gadda, all’opposto, la demolizione dell’unità del SN, delle consecuzioni e sonorità tradizionali si spinge tanto avanti da non arretrare davanti a endiadi sintattiche come le seguenti:

come d’un maniaco, come a Cogoleto (Gadda 1987a: 198)

come fasciame, come di nave in fortuna. (Gadda 1987a: 262-63)

Nei paragrafi che seguono prenderemo in esame alcune delle tecniche a cui nella Cognizione si fa sistematicamente ricorso per produrre soluzioni di continuità e tensioni all’interno del SN.

[1.1] Segni di interpunzione

La tecnica più povera è senza dubbio quella dei segni di interpunzione; in esempi come:

[…] quella annunciazione clamorosa, d’un po’ di puchero. E di chiquoréa tritata, condita con l’olio di linosa (Gadda 1987a: 152)

[…] qualcosa di irreparabile, di più atroce d’ogni guerra: e d’ogni spaventosa morte (Gadda 1987a: 317)

[…] per non conoscere l’odio: di quelli che tanto ama (Gadda 1987a: 436)

è subito evidente la polivalenza stilistica della rottura; nel primo, all’aspettazione del lettore viene offerto il ridiculus mus di un oggetto umilissimo pel quale l’elazione della coppia sostantivo-aggettivo precedente era del tutto fuori luogo. La rappresentazione ha quindi un andamento sinusoidale, in cui al segno positivo dell’overstatement tien subito dietro il negativo dell’ironia, della reductio ad ridiculum. Ne fanno le spese di volta in volta il «barocco del reale», (6) dell’interpretazione del reale, della lingua. Negli altri due esempi, (7) la presentazione a blocchi dell’informazione riesce a tenere distinto il valore generale di un sostantivo dalle sue determinazioni contestuali (nell’ultimo, l’odio è per un istante l’astratta volontà di male, circoscritta sorprendentemente subito dopo alle persone in cui meno era probabile).

[1.2] Incisi distanzianti

La discontinuità del sintagma nominale è a volte ottenuta per inserzione di elementi che distanziano sottocostituenti di solito a contatto. L’elemento inserito può essere ad esempio la ripresa apposizionale in inciso dello head [= costituente principale] del sintagma nominale; cfr.:

qualche pomo d’ottone da lustrare, pomo delle portiere in ferro delle verande, con la pomice, (Gadda 1987a: 234)

in cui l’artificio permette di evitare il cumulo delle determinazioni su una sola occorrenza di pomo. Meglio che di apposizione si dovrà parlare in certi casi di iterazioni esclamative, come nell’esempio seguente:

[…] evacuare la gloria; gloria! gloria! di cui erano satolle. (Gadda 1987a: 152)

Oppure è l’inserzione di un elemento verbale (verbo della principale, o gerundio), o di una relativa, a generare discontinuità:

Il toccare delle undici e mezza separò i due, dalla torre (Gadda 1987a: 128)

[…] con certe rotuline a denti, che le si ritrovarono dopo mesi, d’ottone, spazzando (Gadda 1987a: 131)

Un passo correva di fuori, discendendo, d’uno stupido folletto (Gadda 1987a: 166)

il rovello delle nozze, della biancheria, della cascina, lo riprendeva: della licenza di convalescenza, dei trenta più quattro, al minimo! (Gadda 1987a: 233)

O, infine, l’inserzione di un avverbio o di un sintagma preposizionale (8) di luogo, di maniera, ecc., cioè in generale l’inserzione di un avverbiale; cfr.:

con òmero, dallo scollo della camicia di notte, bianco, fulminatore (Gadda 1987a: 197)

ed ecco, nel giallore alfine di quella tremula cognizione dell’ammattonato, […] (Gadda 1987a: 264)

E la piscia, dentro cui zoccolava la Peppa, del cane del Poronga, lercio, pulcioso. (Gadda 1987a: 416)

Il costituente inserito costituisce di regola un’unità intonazionale e ritmica indipendente; le pause isolanti sono talvolta indispensabili se si vogliono evitare letture indesiderate o ambiguità nell’analisi in costituenti; cfr.:

[…] e i muri di cinta alle ville: coi peri a spalliera, (Gadda 1987a: 115)

dove i peri a spalliera saranno prima completamento dei muri di cinta, e solo con questi anche delle ville lukonesi.

Ma una volta scoperto, l’artificio aggiunge nuove possibilità di lettura a passi che sarebbero altrimenti univoci; è il caso di:

Con una mano, allora, stanca, si ravviava i capelli sbiancati dagli anni; (Gadda 1987a: 295)

stanca è certamente la madre, ma stanca è forse detta sineddochicamente la sola mano.

L’entità degli elementi separanti può essere così rilevante da indebolire il legame sintattico tra le due parti del sintagma nominale; l’effetto, nell’esempio seguente, è il proliferare per tutto l’enunciato dell’idea dominante della pensione, pel tramite di suoi attributi:

la pensione era certa, neanche il generale Ramirez, oramai, glie la poteva più fregare. Di sesto grado, della quinta categoria. […] una «pensione di Stato» è sempre una pensione di Stato: anche se fosse di quinta, o magari di nona. (Gadda 1987a: 233)

[1.3] Iperbati

In sintagmi nominali composti non è raro l’iperbato, che antepone al secondo (o all’ultimo) congiunto una sua determinazione; si possono allora introdurre, come nel prossimo esempio, figure quasi-chiasmatiche:

Arrovesciate nella stoltezza e nella impudicizia, [le campane] esibivano alternamente i batocchi, come pistilli pazzi, pesi, o per la fame del povero la inanità incaparbita della cervice (Gadda 1987a: 152)

(quasi-chiasmo perché ovviamente lo statuto funzionale della comparazione – come pistilli pazzi, pesi – è differente da quello del SP complemento). Si veda anche:

Ogni prassi è un’immagine,…. zendado, impresa, nel vento bandiera (Gadda 1987a: 98),

che riprende un modulo di p. 29: «turrite ville con parafulmine e talora, nel vento, bandiera». (9)

Tra gli iperbati possiamo a rigore catalogare quelle inversioni dell’ordine usuale degli elementi della frase che non sono motivate da necessità di topicalizzazione, di contrasto o simili; cfr.:

Lungo la siesta georgica dei Pirobutirro, d’ogni imagine trionfò la robinia (Gadda 1987a: 116)

All’enunciare il qual numero l’ingegnere si prestò di buona grazia (Gadda 1987a: 143)

Il domani dalle bocchette d’oriente affacciàndosi con dorati cigli […]. (Gadda 1987a: 161)

[1.4.] Discontinuità e asindeti nell’aggettivazione

Quando attorno ad un sostantivo si dispongono più aggettivi, la loro successione è spesso discontinua: richiamando a distanza in assoluta libertà sintattica il sostantivo da cui dipendono, essi divengono importanti elementi costruttivi del periodo, con funzione molto vicina a quella delle apposizioni (cfr. § 3.1); cfr.:

[…] si ravviava i capelli sbiancati dagli anni, effusi dalla fronte senza carezze come quelli di Re Lear. Superstiti ad ogni fortuna. (Gadda 1987a: 295)

Se la coerenza lineare della successione non viene infranta, i successivi elementi sono però isolati in unità ritmiche autonome dall’assenza di congiunzioni coordinanti, sostituite da segni di interpunzione, la virgola o il punto e virgola; cfr.:

[i carpini] han foglie misere e fruste; quasi lacere, che buttano su quei nodi d’in cima. (Gadda 1987a: 111)

Con occhi lucidissimi, aperti. Aperti, fermi. (Gadda 1987a: 415)

Nel secondo esempio, l’anadiplosi intensificante estende alla percezione il trattamento cui è assoggettata nei momenti di alto pathos la rappresentazione dell’azione: ripetizioni; primo piano impietoso per la evidenza dei particolari ingranditi; azione scomposta negli elementi minimi; estrema lentezza della progressione a blocchi, ogni blocco riprendendo inizialmente in anadiplosi semantica parte del precedente. (10) Del resto, le coppie postnominali e asindetiche (separate da un segno di interpunzione) di aggettivi sono quasi una presenza familiare in tutta la Cognizione; cfr. per alcuni esempi: prosa dura, incollata (Gadda 1987a: 130); bronzo immane, celeste (p. 150); pistilli pazzi, pesi (con triplice allitterazione; p. 152); cespi verdissimi, antichi (p. 160); livelli celesti, opachi, future torbiere (ivi) (per l’apposizione giustapposta agli aggettivi cfr. anche § 3.1); forza nera, ineluttabile (p. 171); occhi pesi, enfiati (p. 172); urlo dei parti, lacerato, lontano (p. 294); memento innecessario, crudele (p. 295); rintocchi persi, eguali (ivi), ecc.

Osservazione. La dislocazione dei sottocostituenti del sintagma nominale è a volte evidentemente voluta per creare ad arte, con la complicazione sintattica risultante, incertezze e difficoltà di interpretazione al lettore non avveduto.

Si consideri il seguente passo di Gadda 1987a: 111-12:

La robinia […]: radice utilitaria e propagativa dedotta in quella campagna dell’Australasia e subito fronzuta e pungente alla tutela dei broli, al sostegno delle ripe.

Sulla scorta del solo contesto immediato, dell’Australasia verrebbe con ogni probabilità attribuito come specificazione al precedente avverbiale di luogo (moto a luogo) in quella campagna. L’interpretazione è ovviamente un’altra, come si può dedurre senza difficoltà: per quanto si voglia supporre improprio in Gadda l’uso del termine geografico Australasia, è arduo estenderlo sino ad includere l’America del Sud; tanto più che le fogliolette ellittiche delle robinie sono dette «eguali come tutte le creature dello Standard e dell’Australasia» (Gadda 1987a: 115): sono quindi spontanee nell’Australasia e non vi sono state dedotte. (11) Si osservi che l’autore disponeva potenzialmente dei seguenti materiali stilistici: a) il mutamento dadi; b) la posposizione della provenienza (l’Australasia) alla destinazione (quella campagna); c) la delimitazione della provenienza, posta dopo la destinazione, mediante segni di interpunzione.

Usati singolarmente né a) né b) avrebbero indotto mutamenti di interpretazione; e nemmeno se applicati contemporaneamente ma accompagnati da c).

La sintassi autistica del passo citato trova riscontro poco sotto nell’impiego autistico dei deittici: (12)

la spalla di là della dolomite di Terepàttola, dove di qua strapiomba (Gadda 1987a: 114)

con l’evidente volontà di opporre al lettore l’ostacolo-premio di una compatta barriera sintattica e semantica.

D’altronde gli «archi a spiombo» e le «piramidi sintattiche» (Intervista al microfono, SGF I 504), o la «prosa dura, incollata, che nessuno legge» di Gadda 1987a: 130 non erano per Gadda una vana boutade.

[2] Riduzioni

Anche recensendo a priori le possibilità di intervento dell’autore, è ovvio che le condizioni di buona formazione del SN lasciano uno spazio ristretto alla cancellazione di sottocostituenti, mentre molto più elastiche sono le frontiere dell’estensione e della permutazione.

I rari esempi riguardano la caduta di articoli obbligatori; si veda in particolare l’esempio seguente, in cui il banale fatto grammaticale suscita risonanze complesse:

alto sul flutto, nel piegare la ruota del timone, soltanto e sempre aveva affisato sua stella; (Gadda 1987a: 102)

l’assenza dell’articolo determinativo (13) vuole espressamente dichiarare la fonte dantesca (Inf.XV, 55: «Ed elli a me: “Se tu segui tua stella”»), malgrado la trasposizione dell’originale discorso diretto al discorso indiretto; così, dalla fonte riverberano sulla figura dell’avo di Gonzalo, su Gonzalo stesso e mediatamente su Gadda, le luci nobilitanti della dignità e del rigore intellettuale.

Ancora:

ebbe stroncata sua giovinezza, (Gadda 1987a: 202)

in cui, come sopra, viene recuperata nella diacronia una fase in cui era regolare lo schema agg. possessivo + sostantivo astratto; e infine, all’interno di un sintagma preposizionale:

La chioccia che si scaraventava sulla vipera; con tutte penne…. (Gadda 1987a: 197)

Volontà, volontà! Cava dinaio dai muri, in villa. Per tutte ville! (Gadda 1987a: 249-50)

A proposito di quest’ultimo esempio, Contini aveva parlato (14) di creazione di «uno stato di lingua immaginario» (compaiono infatti nell’immediato contesto anche arebbe scogitato e dinaio), con una interpretazione valida anche per gli altri esempi qui riportati: la diacronia della lingua viene concentrata per exempla nello spazio di un periodo.

[3] Espansioni

Passeremo ora in rassegna alcuni procedimenti che dilatano i confini del sintagma nominale. Più che nel resto, assumeranno qui particolare importanza le funzioni semantiche svolte dalle strutture sintattiche; come è d’altra parte evidente, permanendo molte delle estensioni entro un uso corretto degli strumenti linguistici.

[3.1] L’apposizione

Tra gli strumenti principe della lingua gaddiana, l’impiego di SN in funzione appositiva può avere una motivazione ritmica quasi banale: con un’apposizione all’inizio dell’enunciato si realizza un avvio a due tempi della linea intonazionale, secondo un artificio retorico ultracollaudato di cui Gadda pare consciamente parco; cfr.:

Furibonda sicínnide, [le campane] offerivano il viscerame o poi lo rivoltavano contro monte […]. (Gadda 1987a: 151)

Ma con simili inizi (si faccia attenzione al materiale lessicale dell’apposizione!) non siamo certo sulla linea di una compassata e magistrale euritmia letteraria quale è attestabile ad es. in certe pagine di Emilio Cecchi; (15) piuttosto la libertà posizionale della apposizione è mezzo per sbilanciare da un lato o dall’altro la frase gaddiana, fuori quindi dagli schemi di un equilibrio classico: apposizione iniziale; apposizione o catena di apposizioni in posizione finale, alternanti eventualmente con attributi o sintagmi a funzione analoga; o infine combinazione delle due. Dove rimane la compostezza anche solo sintattica dell’esempio precedente, una volta completato della sua coda di apposizioni?

Furibonda sicínnide, offerivano il viscerame o poi lo rivoltavano contro monte, a onde, tumulto del Signore materiato, baccanti androgìne alla lubido municipalistica d’ogni incanutito offerente. (Gadda 1987a: 151-52)

Un’insolita ripartizione ritmica è conseguita anche mediante la successione sostantivo-aggettivo-apposizione (16) con forti pause tra un elemento e l’altro, e con l’esiguo bisillabo aggettivale (molle) collocato al centro dell’unità ritmica e sintattica:

Dodici gocce, come di bronzo immane, celeste, eran seguitate a cadere una via l’altra, indeprecabili, sul lustro fogliame del banzavóis: anche se inavvertite al groviglio dell’aspide, molle, terrore maculato di tabacco (Gadda 1987a: 150)

A livello transfrastico, è da rilevare che l’apposizione funziona sovente da cerniera della sintassi testuale e ovviamente dell’organizzazione tematica: (17) mi riferisco ad es. al caso in cui una relativa si agganci ad una ripresa apposizionale a contatto o, più tipicamente ancora, a distanza. Ne consegue una grande elasticità della relativa, non più costretta a seguire immediatamente (o quasi) il suo antecedente, e d’altra parte un fiorire di ritorni tematici o digressioni lineari, cioè di quei procedimenti cari a Gadda, e ripetuti, che già dalle prime pagine della Cognizione resistono al progredire dell’intreccio e ne minano complessivamente la preminenza. Per fissare i termini, definiamo digressione lineare una successione di segmenti (periodi, frasi, costituenti), in cui ogni segmento successivo al primo topicalizza l’ultimo elemento del precedente. Indebolendo la definizione, si può richiedere solo la topicalizzazione nel segmento n di un qualunque elemento che compaia non topicalizzato in n – 1. Una digressione lineare è quindi una relazione di superficie sopra un frammento di testo; l’esempio più tipico potrebbe essere una catena di relative. Scegliamo ad esemplificazione proprio la prima pagina della Cognizione, che riportiamo per comodità qui sotto:

In quegli anni, tra il 1925 e il 1933, le leggi del Maradagàl, che è paese di non molte risorse, davano facoltà ai proprietari di campagna d’aderire o di non aderire alle associazioni provinciali di vigilanza per la notte (Nistitúos provinciales de vigilancia para la noche); e ciò in considerazione del fatto che essi già sottostavano a balzelli ed erano obbligati a contributi molteplici, il cui globale ammontare, in alcuni casi, raggiungeva e financo superava il valsente del poco banzavóis che la proprietà rustica arriva a fruttare, Cerere e Pale assenziendo, ogni anno bisestile: cioè nell’anno su quattro in cui non si sia verificata siccità, non pioggia persistente alle semine ed ai raccolti, e non abbi avuto passo tutta la carovana delle malattie. Paventata, più che ogni altra, la ineluttabile «Peronospera banzavoisi» del Cattaneo: essa opera, nella misera pianta, a un disseccamento e sfarinamento delle radicine e del fusto, proprio nei mesi dello sviluppo; e lascia ai disperati e agli affamati, invece del granone, un tritume simile a quello che lascia dietro di sé il tarlo, o il succhiello, in un trave di rovere. In talune plaghe bisogna poi fare i conti anche con la grandine. A quest’altro flagello, in verità, non è particolarmente esposta la involuta pannocchia del banzavóis, ch’è una specie di grano turco dolciastro proprio a quel clima. Clima o cielo, in certe regioni, altrettanto grandinifero che il cielo incombente su alcune mezze pertiche della nostra indimenticabile Brianza: terra, se mai altra, meticolosamente perticata. (Gadda 1987a: 5-8)

Dal tema principale (i Nistitúos provinciales) enunciato nelle prime righe, la forza centrifuga che investe tutta la pagina porta a motivare perché l’adesione ai Nistitúos fosse facoltativa; quindi, a valutare l’ammontare degli appena menzionati contributi molteplici; ma poi non si può lasciare priva di spiegazione l’inconsueta periodicità del raccolto: ed ecco la siccità, la pioggia, le malattie. Tra le malattie tocca alla ineluttabile (che ineluttabile non è affatto, per il banzavóis-granoturco) Peronospera d’esser descritta nel suo operare malefico. Si ha così, a partire dal pronome ciò [1] (in realtà una pro-frase: «davano facoltà d’aderire o di non aderire […]; e ciò […]») e sino a «Peronospera […]: essa […]» [6], la catena di giunzioni di una divagazione lineare di sette elementi. (18) Ad essa segue un breve ed infruttuoso tentativo di mutare la struttura da lineare in parallela con l’introduzione, accanto ai già recensiti, di un nuovo flagello, la grandine. Ma in realtà la grandine, per quanto nei Viaggi di Gulliver (19) di pochi anni anteriore sia un puntuale dono del cielo sulle viti di Brianza, è di poco danno al granoturco.

Così, fallito il tentativo di risalire la serie di associazioni per estendere un tema già toccato (la pagina ne conseguirebbe una parvenza di razionalità), si sviluppa la seconda digressione, conclusiva di paragrafo e più precipitosa della prima. Mentre anzi nella prima le giunzioni tra i successivi elementi alternavano l’elemento anaforico (pronome relativo, pronome personale, iperonimo, ecc.), qui l’autore si concede l’ostensione plateale del meccanismo di digressione mediante la sua marca più evidente, e cioè la apposizione: Brianza: terra, o la ripetizione apposizionale: clima. Clima.

Strettamente tributario dell’apposizione è invece un secondo procedimento di coerenza testuale, chiuso e finito quanto il precedente era di sua natura aperto e potenzialmente infinito; esso consiste nell’estrarre appositivamente da un enunciato dei costituenti nominali, ognuno dei quali viene espanso da una nuova serie di determinazioni. Ne risulta la posposizione in parallelo di enunciati semanticamente subordinati all’enunciato primitivo; uno tra i tanti schemi possibili è il seguente:

table

(Det = Det[erminante], N = N[ome], V = V[erbo], Prep = Prep[osizione], Rel = proposizione [rel]ativa, Agg = Agg[ettivo], SP = s[intagma] p[reposizionale]). L’ordine delle riprese, che è naturalmente libero, è stato qui scelto per rispecchiare quello del passo gaddiano seguente:

L’olea fragrans aveva foglie lucide e brevi sotto il sole di settembre; cielo occupato oltre i campi da una lontana campana; foglie, l’olea, di un verde smaltato; incurve, e delizia delle scuole di disegno: dava dai suoi fiori-briciole, bianchissimi e grassi, un richiamo inebriante, per quanto unico, dei climi di signoria. (Gadda 1987a: 411)

Vero e proprio concentrato di modi gaddiani, il passo, oltre a particolarità che verranno esaminate più sotto (ad esempio la ripresa del SN in rapporto di apposizione (sole, cielo) non sono coreferenti, ma sono invece legati da un rapporto extralinguistico di contiguità spaziale. Di regola in una situazione simile l’apposizione non è possibile; si è cioè in presenza di un fenomeno analogo alle isole anaforiche, (20) dove per definizione l’anafora non è ammessa malgrado il termine anaforico sia contenuto in maniera implicita nell’antecedente. Registreremo dunque nella grammatica dell’idioletto gaddiano la possibilità di apposizioni metonimiche.

Un altro esempio di costruzione in parallelo mediante successive riprese apposizionali è il seguente:

vaticinando la fine […] dentro i forni della calcina, all’antico sognare dei faggi. Dei quali non favolosi giganti […] era oro e porpora […] la spalla di là della dolomite di Terepàttola […]. La calcina, manco a dirlo per fabbricare le ville […], (Gadda 1987a: 113-15)

in cui il rigore geometrico del parallelismo sintattico con chiasmo lessicale è attenuato dalla amalgama tra apposizione e pronome relativo: «Giganti favolosi, dei quali era» → «Dei quali favolosi giganti».

Il motivo del favore riservato a simili costruzioni, in base agli esempi riportati, dovrebbe già essere evidente: se si estraggono da una struttura sintattica dei costituenti posponendoli ad essa, ognuno dei costituenti vede accrescersi, con l’indipendenza sintattica, anche la propria possibilità di espansione, non più controllata da un bilancio razionale tra importante e accessorio. Ne deriva a livello semantico una elazione dell’accessorio che, tramite l’infrazione della comune prassi percettiva e rappresentativa del reale, può estraniare il lettore dai sistemi stabiliti di valori.

Si sarà osservata, nei passi finora citati, la ripetuta specializzazione metaforica dei SN in funzione appositiva; si veda ancora:

[onde di bronzo] irraggiàrono la campagna del sole, il disperato andare delle strade, le grandi, verdi foglie, laboratorî infiniti della clorofilla (Gadda 1987a: 151)

[la veduta] posava alle ville e ai parchi, cespi verdissimi antichi. (Gadda 1987a: 160)

L’impressione verrebbe anche confermata, in termini di frequenza, da uno spoglio esteso a tutta la Cognizione, o al complesso dell’opera gaddiana; basterà indicare a modo di saggio:

Alti pini, a cono, dal prato, neri, a tre, decoro e triade di meditanti filosofi (VlC SGF I 297) (21)

e con maggiore complessità:

porgendo quasi il fiore del rimpianto e della gratitudine, labile fiore, (VlC SGF I 297)

dove l’apposizione fortemente ridondante corregge retrospettivamente la metafora (cioè la head del SN: fiore) mediante l’aggettivazione riferibile ai soli termini propri, rimpianto e gratitudine. Nel convergere di un processo semantico (la metafora) e di una relazione sintattica (la relazione apposizionale) si manifesta, ci sembra, una regolarità degna di nota della scrittura gaddiana: cioè la sistematica preferenza accordata alla metaforicità in praesentia rispetto a quella in absentia; rara è in Gadda la metafora non usuale per cui il contesto non possieda il correttivo del rispettivo termine referenziale. (22)

Sulla scorta delle ultime osservazioni e di una prima analisi delle funzioni testuali dell’apposizione, si può ben sostenere che nella Cognizione la presenza di apposizioni contribuisca a costituirvi una pluralità di livelli rappresentativi: il referenziale e il figurato, il puntuale e il generico (nel valore aspettuale di questi termini), il diegetico e il divagante o descrittivo, ecc.; riproducendo quindi in piccolo, all’interno del periodo, le abitudini ben note di consecuzione e gemmazione tematica. Si veda il passo seguente:

La robinia tacque, senza nobiltà di carme, ignota al fuggitivo pavore delle Driadi, come alla fistola dell’antico bicorne: radice utilitaria e propagativa dedotta in quella campagna dell’Australasia e subito fronzuta e pungente alla tutela dei broli, al sostegno delle ripe. (Gadda 1987a: 11-12)

L’apposizione, ampiamente strutturata al suo interno, individua qui assieme alla coppia di attributi [«senza nobiltà» = priva ecc.] un piano B alternativo a quello (A) del verbo al perfetto: tacque, in epifora con un precedente tacque dell’enunciato di apertura. Ma, come è facile constatare, l’intero paragrafo che include il passo citato sopra, viene giocato sulla iterazione della opposizione di un piano A (narrazione o descrizione integrata alla narrazione; aspetto perfettivo) ad un piano B (digressione; presente generico): A1B1 A2B2. Vi è quindi modo di esaurire all’interno del periodo o del paragrafo le possibilità associative di un tema, e a porsi come veicolo privilegiato delle armoniche è appunto l’apposizione.

Sul piano funzionale non si può non riconoscere delle analogie tra la tecnica a piani molteplici ora descritta e uno dei risultati a cui giunge la formazione di composti sostantivali mediante un trattino di unione o la semplice giustapposizione (cfr. il dantesco ramarro-folgore di Gadda 1987a: 420). La sintassi qui ha ceduto alla Wortbildung: la proliferazione dei livelli raggiunge il centro del SN condensandovi una comparazione, una copulativa, tenore e veicolo di una metafora, ecc., secondo un ampio ventaglio di rapporti; si vedano, per il tipo designazione + funzione:

cugino-aiuto (Gadda 1987a: 34);
francobollo-sigillo (p. 345);
gentildonne-cuoche (p. 446);

e per il tipo termine proprio + metaforico:

collane-pavese (p. 334);
fiori-briciole (p. 411);
batacchio-clitoride (p. 415). (23)

[3.2] La coordinazione

In uno scritto teorico del 1949, Come lavoro, (24) Gadda aveva teorizzato un uso «spastico» della lingua. La lingua in genere, ma in particolare la lingua della comunicazione letteraria, è ritenuta inadatta a servire da strumento di conoscenza del reale; non è il reale ad essere rappresentato e comunicato, ma solo una sua immagine stereotipa, una menzogna convenzionalizzata e pacificamente commerciata. La tesi di Gadda è la seguente: solo se si mette in tensione l’edificio linguistico, disarticolando i rapporti e le consecuzioni usuali, e producendo così una semantica «spastica», solo allora la lingua potrà sconvolgere gli schemi entro cui la percezione è irreparabilmente sclerotizzata. (25) Pur con tutta la cautela nel dare troppo peso a simili affermazioni di principio nella pratica della scrittura gaddiana, il lettore è costretto a chiedersi davanti a certi fenomeni se non siano essi davvero delle realizzazioni privilegiate del principio dello spasmo; e questo ci sembra il caso, in particolare, della costrizione in una frase o in un periodo di unità irriducibili (per cui cfr. § 4.1 sotto), dello scollamento di elementi di solito a contatto (cfr. §§ 1 segg. sopra) e, infine, di certa coordinazione in cui è indotta tensione dalla divaricazione concettuale dei congiunti.

Esaminiamo brevemente, per cominciare, un caso relativamente semplice:

una spintarella […], ma così garbata, così calibrata, che collocò senz’altro il suo carattere e la sua gerla al di là della cunetta, contro il muro di Villa Giuseppina, giusti giusti. (Gadda 1987a: 155)

I due oggetti diretti (carattere, gerla), astratto e concreto rispettivamente, costringono a variare nel corso della lettura l’intensione del verbo (26) sino a che il successivo sintagma preposizionale privilegia in modo definitivo una delle due letture, ovviamente la concreta. In termini tradizionali si parlerebbe qui di zeugma, una categoria descrittiva che si rivela però non abbastanza fine per rendere adeguatamente conto di tutti gli esempi che incontreremo.

Proseguendo, prendiamo ora in considerazione una piccola serie di esempi; accanto a

[…] appalesatasi tutta la fellonia dei paracarri, e dell’infame Giuseppe (Gadda 1987a: 197)

anche due esempi anteriori cronologicamente, dal Castello di Udine:

[…] aranno castighi orrendi e meritatissimi, come quello dell’udir periodare i laureati scrittori della Italia, essendo essi digiuni di sillabe e di patate (Tendo al mio fine, RR I 120).

Conterò sogni e chimère […] e conterò li sputi e catarri de’ cittadini nostri (RR I 121);

(accostiamo senza timore agli esempi precedenti una coordinazione di frase, perché, come è noto dalla letteratura linguistica, per la coordinazione di frase e di sintagma valgono in gran misura le stesse restrizioni). Esempi analoghi si potrebbero attestare in gran parte della produzione gaddiana; e malgrado una prima impressione, del resto confermabile in termini di frequenza, essi non sono affatto ristretti ad un determinato registro, quello ironico-umoristico, come si potrà constatare nel seguito.

Prescindendo dai rapporti col termine reggente (verbo, aggettivo, sostantivo), comune a tutti questi esempi sembra essere una certa distanza concettuale tra i diversi congiunti; vedremo poi di precisare i termini. Ora, dal punto di vista semantico, (27) pare corretto ammettere che il principio sottostante alla coordinazione sia qualcosa come la gemeinsame Einordnungsinstanz di Ewald Lang; (28) e cioè: una volta soddisfatte opportune condizioni sintattiche, sono coordinabili tra loro tutte e solo quelle entità sottese da un comune denominatore, sia questo convenzionale o imposto dal contesto (si veda infatti l’effetto sulla sconcertante coordinazione «Claudia studia e i frutti maturano sui rami» dell’aggiunta ironica: «La natura segue il suo corso»). I congiunti di una struttura coordinata sono quindi sottesi da un denominatore comune e disgiunti da una differenza specifica.

Questo per quanto riguarda una astratta competenza della coordinazione. Se però si desidera attenersi più strettamente al punto di vista del lettore, non è certo più possibile prescindere da un fattore come la linearità di lettura: una struttura coordinata viene percepita progressivamente e la costruzione del denominatore comune avviene mediante la riduzione delle possibilità aperte dal primo congiunto. Più rigorosamente, nella interpretazione lineare di una coordinazione sospesa SN1 e… , si costituisce un insieme (dai limiti molto mal definiti, a dire il vero) D = {d1, … , dn} di possibili denominatori comuni, entro cui il successivo congiunto SN2 delimiterà un sottoinsieme eventualmente ridotto ad un solo elemento.

La difficoltà ad individuare una istanza comune ai congiunti verrebbe quindi scomposta nei seguenti due momenti:

a) il secondo (o terzo, ecc.; ci occupiamo per semplicità solo del caso in cui sia l’ultimo congiunto ad essere divaricato) congiunto è incompatibile col sistema di attese risvegliato dal primo; la sorpresa del lettore sopporta bene anche l’abitudine ad infrazioni simili, pare, dato che è difficile prevedere quale sarà il denominatore comune effettivamente scelto fuori da D;

b) una volta presentatogli il congiunto extravagante, il lettore piuttosto che limitarsi ad accogliere quetamente la nuova istanza comune, vi deve faticosamente arrivare (descriviamo adesso un impiego riuscito del meccanismo!) facendo forza alle sue abitudini conoscitive; un effetto collaterale non necessario (29) ma importante, tanto da essere a volte tramite del primo, è il riso o il divertimento che sono generati dall’accostamento. Osserviamo di passaggio che anche un altro veicolo dell’ironia gaddiana ha un funzionamento a due tempi: (30) e cioè la concatenazione di epifonemi derisori preparati di solito da una pausa sospensiva (cfr. sotto) a enunciati di tutt’altro portamento; si veda:

Poiché tutto, tutto! era passato pel capo degli architetti pastrufaziani, salvo forse i connotati del Buon Gusto. (Gadda 1987a: 45)

Lo schema a due tempi con cui abbiamo dunque descritto certa coordinazione gaddiana (ma lo schema ha valore generale, crediamo) si fa trasparente in una classe d’esempi caratterizzati da una pausa che prepara, con effetti si direbbe di suspence, l’entrata dell’ultimo congiunto:

la Battistina, la cugina del Batta, domestica alla Villa Pirobutirro: giornaliera e avventizia per la stagione estiva e per le primissime ore del giorno, che hanno l’oro in bocca; e affetta da gozzo. (Gadda 1987a: 75)

Dove si osserverà l’effetto ritardante dei due complementi (con relativa appositiva dal contenuto banalissimo sul secondo) che determinano la prima coppia aggettivale. O anche:

[…] la libellula […], lieve d’ali e di vita, di cervello poi non parliamone (Gadda 1987a: 190)

e anche fuori della Cognizione, esemplare:

farò veder su nave grandissimi commodori e armirati, e corbe di bròccoli. (RR I 121)

E infine,

[…] invocare prosperità e buona sorte, e nipotini d’ambo i sessi, sulle spalle un po’ curve del vecchio medico. (Gadda 1987a: 238)

in cui il congiunto divaricato è isolato in inciso dalla pausa iniziale e finale. Piuttosto che di un normale polisindeto, si tratta qui della successione di due fasi mentali: una prima, in cui viene formulata la coppia omogenea «prosperità e buona sorte»; una seconda in cui si insinua in arrière-pensée una maliziosa integrazione alla lista dei benefici invocati.
L’asimmetria delle strutture coordinate conosce anche una realizzazione puramente sintattica: ad un congiunto concreto, o astratto, ma non ottenuto tramite una nominalizzazione, segue un congiunto il cui head è un infinito verbale nominalizzato, cui si accompagna, nella forma standard di attributo genitivale, il proprio precedente soggetto; si vedano, astraendo dalla loro disomogeneità semantica, esempi come:

[…] spalancato ai venti e al zoccolare delle Peppe (Gadda 1987a: 116)

[…] di là dai tègoli e dal fumare dei camini (Gadda 1987a: 150)

[…] vaticinando la fine alle querci, agli olmi, o […] all’antico sognare dei faggi. (Gadda 1987a: 113-14)

Secondo lo schema interpretativo proposto, nel primo esempio (in cui, come nei successivi, i congiunti sono semanticamente divaricati: concreto e astratto rispettivamente), il lettore è guidato ad omologare ad un fenomeno naturale sgradito ma inevitabile anche la frequenza delle domestiche e beneficate, sussunte a scapito della loro individualità sotto il genericizzante plurale del nome proprio. (31) Ma interessante è anche che in tutti e tre il secondo congiunto ha la struttura: Art. determ. + Infinito verbale + di + Art. determ. + Nome, estesa nel terzo esempio dall’inserzione di un attributo davanti all’infinito. Tale struttura nominale è strettamente collegata, come è noto e come del resto è intuitivamente evidente, alla struttura frastica: Art. determ. + Nome + Verbo. La trasformazione (32) che muta la prima nella seconda è una delle più caratteristiche del Gadda lirico; si vedano, anche al di fuori delle strutture coordinate, esempi come:

lungo il fuggire degli olmi (Gadda 1987a: 272)

noiato sopra l’errare dei sentieri (Gadda 1987a: 293)

Intermedi tra le coordinazioni di concreto ed astratto e quelle di elementi a carattere nominale e verbale rispettivamente, sono esempi in cui in un deverbale viene risvegliata la perduta origine verbale; cfr.:

con lùnule di piatti […] od oblìo d’un rugginoso baràttolo (Gadda 1987a: 380-81),

dove la difficoltà ad interpretare come genitivo oggettivo il sintagma retto da oblìo mantiene in vita letture parassite che aumentano la letterarietà di tutto il secondo congiunto (ma si veda anche sotto).

Veniamo ora ad altri due aspetti della coordinazione gaddiana nella Cognizione; il primo è ben illustrato nel passo seguente, che include l’esempio appena discusso:

Di là dal muretto una stradaccia. Ghiaiosa, a forte pendenza, con lùnule di piatti infranti, o d’una scodella, tra i ciòttoli, od oblìo d’un rugginoso baràttolo, vuotato, beninteso, […]: tratto tratto anche, sotto il livido metallo d’un paio di mosconi ebbri, l’onta estrusa dall’Adamo, l’arrotolata turpitudine. (Gadda 1987a: 380-81)

Si osserverà anzitutto un passaggio graduale da sintagmi preposizionali sintatticamente integrati («con lùnule […], od oblìo […]») ad altri slegati («l’onta estrusa […]») per quanto dal punto di vista logico del tutto equivalenti ai primi: una transizione a cui l’autore non è certo nuovo (33) e che è frequente in uno stile progressivo, vicino al parlato, piuttosto che alla costruzione razionale del periodo e del paragrafo. (34) Poi, delle due disgiunzioni (o, od), si constata che la prima (o) coordina due specificazioni di uno stesso sostantivo (lùnule); la seconda invece coordina al sintagma di lùnule, preso in blocco, una seconda alternativa, il barattolo arrugginito che giace dimenticato. Possiamo etichettare il procedimento come complicazione sintattica mediante giustapposizione di congiunti di livello differente: nella struttura lineare dell’enunciato si susseguono, senza che sia segnalata tramite l’interpunzione una diversità di lunghezza delle pause, costituenti di livello diverso, l’ultimo dei quali equivale ai primi due nel loro complesso. (35)

Con questo non si è certo ancora provata la pertinenza del fenomeno descritto, tanto più che lo si può incontrare ad es. nella lingua parlata – realizzato beninteso con pause di diversa durata – come regolare prodotto di regole grammaticali dell’italiano. (36) In effetti una simile struttura sintattica appare pertinente solo in quanto interagisce o fa da supporto ad altre strutture linguistiche; nel nostro caso cooperano materiali come i seguenti:

a) il passaggio dal plurale al singolare nella prima coppia di congiunti (o disgiunti): piatti infranti-una scodella; singolare mantenuto poi nel terzo disgiunto: un rugginoso bàrattolo. La focalizzazione dell’oggetto singolo può ben essere considerata come una ennesima applicazione della tecnica sineddochica dei close-ups (37) che in Gadda rinnova radicalmente gli oggetti col privilegiare sotto forte ingrandimento (così l’occhio della libellula al microscopio) i particolari e le pure linee geometriche;

b) la doppia pausa all’interno del SN che isola in inciso un disgiunto (o d’una scodella);

c) una inconsueta nominalizzazione, quindi un astratto dopo due concreti, al centro dell’ultimo disgiunto (obliare → «oblìo»), la quale:

d) è posta in rilievo dalla assenza di articolo malgrado la successiva complementazione; ecc.

Un discorso analogo potrebbe essere fatto per l’altro esempio:

Percorsa da pedoni radi, la strada: e talora, in discesa, da qualche ciclista di campagna con bicicletta-mulo; o risalita dal procaccia impavido […]; o zoppicata non si sa in che verso da alcuni mendichi ebdomadarî […] (Gadda 1987a: 381)

in cui, se da una parte i congiunti giustapposti di livello differente sono distinti dall’uso di due diverse congiunzioni (e, o), dall’altra viene ad aggiungersi una diversa complicazione: le due alternative («o risalita dal procaccia…»; «o zoppicata non si sa in che verso…») sono compatibili solo con «la strada era discesa [= percorsa in discesa] da qualche ciclista», costringendo cioè il lettore a mettere tra parentesi il primo congiunto (da pedoni rari) e ad integrare strettamente ad era percorsa il particolare, accessorio per la sua collocazione, in discesa. Il garbuglio sintattico, se non è facile a dipanarsi, non è nemmeno facilmente intuibile per il lettore, affiancato e coperto com’è da altri artifici tipici, quali la posposizione al verbo del soggetto in unità ritmica indipendente, il distacco, realizzato in vario modo, dei congiunti, ecc.

L’altro aspetto della coordinazione gaddiana che ancora si voleva citare è basato sull’infrazione di una semplice regola grammaticale. Ma il suo effetto è di sottolineare ancora una volta la penetrazione sino al centro del SN della polivalenza del reale; così come il denotato (il suo significato), il SN è singolo e duplice contemporaneamente, con irrisolta contraddizione formale. Anzitutto, è noto ai grammatici che in un SN composto due sostantivi hanno lo stesso denotato se e solo se il secondo non è preceduto dall’articolo; i due sostantivi assieme costituiscono allora una unità, introdotta da un solo articolo: «il medico e padre» (Gadda 1987a: 145), ed eventuali attribuzioni anteposte al primo o posposte al secondo vengono automaticamente riferite ad entrambi. (38) è ora facile constatare che in una tale struttura si manifesta una forte resistenza alla espansione indipendente di uno o di entrambi i sostantivi. Senza approfondire la dinamica dei fattori in gioco (che sono in prima approssimazione la lunghezza dei congiunti e un comune denominatore semantico o comunicativo), basterà osservare che i casi più problematici sono quelli di squilibrio ritmico conseguente a lunghezza troppo disomogenea dei congiunti. Proprio tali casi sono prescelti dall’autore quasi egli avesse colto la giuntura debole nella legge di costruzione; si veda:

[…] sulle spalle del vecchio medico: e colonnello malgré lui: cara e buona immagine […] (Gadda 1987a: 238)

[…] l’immagine del vecchio colonnello medico […]. Del vecchio medico, e colonnello nonostante tutto, dal mento quadrato […], (Gadda 1987a: 245)

dove nonostante tutto e malgré lui rendono esplicita la incompatibilità delle due determinazioni in uno stesso individuo.

Inequivocabile è il surplus di ardimento sintattico rispetto ad un autore, l’ottocentista Faldella, a cui pure Gadda era forse debitore di un modello per la figura del colonnello medico e le relative descrizioni caratterizzanti; cfr. Madonna di Neve e Madonna di Fuoco (Milano: Ricciardi, 1969), 3: «il dotto comm. Sergrandi, antico colonnello-medico e sindaco»; pp. 8, 21 «l’antico colonnello-medico e sindaco»; pp. 41, 42 «L’antico colonnello-medico »; pp. 86, 109, 116, 123, 128, ecc. In Faldella l’insistenza, il puntuale ritorno con al più lievi varianti della formula tengono luogo della deformazione limite su rade occorrenze in Gadda.

[4] Il sintagma nominale nella struttura della frase gaddiana
[4.1] La concentrazione sintattica (e semantica)

Ci occuperemo infine del SN come costituente di frase, passando cioè da una prospettiva endocentrica ad una esocentrica, dallo studio delle strutture interne del SN a quello dei rapporti che esso intrattiene con gli altri costituenti di frase. Più che mai occorrerebbe ora uscire dai limiti di una categoria grammaticale, ed estendere il discorso a tutte le unità interessate ad un complesso unitario di fenomeni. Il tema sarebbe allora la relativa indipendenza del predicato dagli elementi che ne saturano le valenze e dai circostanti di tempo, di luogo, ecc. Ci accontenteremo qui di alcune osservazioni cursorie, prima di passare più specificamente al nostro argomento.

L’indipendenza dal centro della frase è notoriamente massima con costruzioni assolute del tipo:

[…] la stanca espressione della fatica: come d’un cane travagliato, tutto il giorno correndo (Gadda 1987a: 172)

la chiamò nel buio, le parlò delle provviste e del fuoco, le notificò l’ora, devastati i ricolti (Gadda 1987a: 275);

costruzioni che trovano, come è noto, riscontro anche fuori della Cognizione; cfr.:

E ne deduce la gravità sola, mollemente, in direzione del mare, con cuscini scarlatti sotto la nostra agiatezza, spento il motore. (SGF I 325)

Gli ablativi assoluti, o il gerundio decisamente non standard del primo esempio, (39) annettono alla frase certi costituenti, lasciandone però inespressi i rapporti semantici col resto della frase; tali rapporti, ad essere espressi, richiederebbero normalmente proposizioni subordinate: così nel primo esempio, probabilmente, una subordinata causale, nel secondo una oggettiva dichiarativa, per la quale però andrebbe supplito un nuovo verbum dicendi: da parlare a dire. Da una parte, la caduta di congiunzioni subordinanti permette una molteplicità di relazioni semantiche potenziali. Ma d’altra parte la trasformazione in membri di frase di possibili subordinate avviene a prezzo di violente tensioni sintattiche. Cominciamo a scorgere un principio complementare al precedente, e cioè la concentrazione nell’ambito di una sola unità sintattica di informazioni che richiedono normalmente unità sintattiche distinte. La forza centrifuga che opera sulla frase gaddiana è generata e parzialmente controbilanciata da una forza centripeta che costringe in limiti per loro troppo angusti dei segmenti di informazione. Un esempio istruttivo è il seguente:

L’alta figura di lui si disegnò nera nel vano della porta-finestra, di sul terrazzo, come l’ombra d’uno sconosciuto: e, dietro a lui, nel cielo, due stelle parevano averlo assistito fin là; (Gadda 1987a: 299)

in esso la determinazione locale isolata dalla interpunzione (dietro a lui), piuttosto che l’attuale posizione delle «stelle», sembra intuitivamente descrivere la posizione e l’atteggiamento protettivo (alle spalle di Gonzalo) che le stelle hanno mantenuto per tutto il tragitto. La struttura sintattica attuale, non in grado di veicolare correttamente l’informazione richiesta, risulta però dalla fusione di due frasi indipendenti, come si deduce dall’esame dei manoscritti; in una prima redazione si leggeva: «e, dietro a lui, due stelle: parevano averlo assistito sin là», dove la prima frase è semplicemente ellittica della copula. Alla redazione definitiva si arriva con la caduta dei due punti. Si veda anche:

aveva gli occhi tristi, enfiati, a guardar le montagne (Gadda 1987a: 185)

In pezzi, di certo, era andata: con certe rotuline a denti che le si ritrovarono dopo mesi, d’ottone. (Gadda 1987a: 131)

Questi passi, se si prescinde dalla loro genesi, sembrano valide attestazioni di un «incremento divergente e centrifugo, che [in Gadda] vengono subendo alcune immagini costitutive» (G. Contini, La stilistica di Giacomo Devoto, in Varianti e altra linguistica. Una raccolta di saggi (1938-1968) (Torino: Einaudi, 1970), 681 n. 1); la nostra interpretazione, cogliendo anch’essa il dinamismo «centrifugo» dei costrutti sintattici, pare sostanzialmente analoga a quella di Contini.

E ancora:

Ma non vi riuscì subito, anzi vi si impigliò: con zolfanelli umidi: tossì, ad accenderne alcuno (Gadda 1987a: 300)

[…] per constatare, crudelmente, che la cerimonia della cordialità e della bontà si celebrava […]. (Gadda 1987a: 385)

Merita un cenno, nell’ultimo passo, l’anomalia semantica associata all’impiego di crudelmente. (40) Trascurando usi derivati (del tipo Era crudelmente bella) sulla via della completa banalizzazione, e sinonimie contestuali con altri avverbi (soffre crudelmente = soffre dolorosamente), un avverbio come crudelmente richiede la presenza esplicita o implicita di un paziente, qualificando l’attitudine del soggetto nell’eseguire (volontariamente e responsabilmente) una azione sul paziente. Ora, in Gadda crudelmente appare bifunzionale: da una parte manifesta, come dolorosamente, l’effetto che il constatare ha su Gonzalo, dall’altra tiene inevitabilmente vivo (donde l’anomalia) il senso della volontarietà della constatazione, che non è mera esposizione involontaria o coatta al dato (cfr. il valore finale di «per constatare»). Ne risulta ancora una volta una concisione sintattica che forza le facoltà combinatorie usuali degli elementi della frase per costringervi contenuti semantici normalmente esorbitanti.

Tornando ora ai SN, rileveremo schematicamente i fenomeni seguenti:

a) casi di nominalizzazione in cui l’oggetto del verbo nominalizzato non sottostà alla trasformazione in aggiunto:

Alternò l’auscultazione con la percussione digitale e digito-digitale, tanto i bronchi e i polmoni che, di nuovo, il ventre; (Gadda 1987a: 142)

b) ellissi di elementi di nesso; ellissi di verbi; mentre nel caso precedente l’elemento cancellato era recuperabile anche come significante, sussiste qui una certa indeterminazione semantica (e conseguentemente di forma):

e chieda solo al tempo e alle nùvole di volerlo aiutare, quel po’ di cammino che gli avanza; (Gadda 1987a: 172)

o ancora:

ci andavano in carrozza, dal Batta o da Miguel Chico (Gadda 1987a: 80),

dove la concisione sintattica è spinta al punto di mettere in pericolo la comprensibilità stessa (all’incirca: andavano dal Batta o da Miguel Chico per farsi portare in carrozza al Prado + andavano in carrozza al Prado);

c) ellissi non più recuperabili; entro la frase i SN sono ormai del tutto slegati e la loro successione ubbidisce più all’insorgere emotivo dei ricordi e delle immagini che ad una qualunque sintassi razionale; un esempio estremo è il seguente, che sfida ogni tipologia dello stile nominale e la sua stessa possibilità di distinzione dallo stile verbale:

come si scorge una bestiolina della Madonna, timida…. coi sette punti sull’elitre…. a indugiare nella desolata brughiera d’un salotto…. memoria, deserto…. a perdonare…. (Gadda 1987a: 131)

Un trattamento superficiale dei due sostantivi (memoria, deserto) che li equiparasse ad apposizioni (ma non certo entrambi di salotto) oscurerebbe il progressivo e voluto incremento di concisione sintattica e semantica a velare (quasi per necessità terapeutica) la dolorosa intensità di una scena familiare, altrove (nel manoscritto) svolta razionalmente in tutta la sua crudezza. Siamo ora nell’ambito dello stile emotivo di Gadda, uno stile che comporta ripetizioni ossessive e dispersione degli elementi nominali, come nel passo seguente, in cui essi sono culmine e veicolo della tensione memoriale:

e nella casa rimaneva qualche cosa di mio, di mio, di serbato…. ma era vergogna indicibile alle anime…. degli atti, delle ricevute…. non ricordavo di che…. Le more della legge avevano avuto chiusura…. Il tempo era stato consumato! Tutto, nel buio, era impietrata memoria…. nozione definita, incancellabile…. Delle ricevute…. che tutto, tutto era mio! mio!…. finalmente…. come il rimorso. (Gadda 1987a: 169)

[4.2] La ripresa

Per finire, vogliamo fare cenno ad un altro procedimento imperniato principalmente sul SN (ma che coinvolge occasionalmente anche SP o addirittura costituenti verbali) e impiegato con funzioni stilistiche divergenti, funzioni che non è possibile ridurre ad unità se non a prezzo di categorie descrittive così astratte e vaghe da sfuggire ad ogni verifica empirica.

Il procedimento in questione è esemplificato in modo caratteristico da passi come il seguente:

S’erano subito incaricate, queste tre, con altre donne e mariti e preti e osti e vetturali e col portalettere di Lukones, di diffondere a modo loro quell’imbroglio portato fin là dal «commerciante», (Gadda 1987a: 32)

in cui il soggetto è disgiunto dal verbo a cui è posposto mediante una pausa marcata, come sempre in Gadda, da un segno di interpunzione. Da un punto di vista intonazionale e ritmico è chiaro che l’enunciato è ben distinto da un ipotetico S’erano subito incaricate queste tre ecc., ma l’importante è che la differenza tra i due è anche di carattere pragmatico. Nel caso in esame, anche se si considera il passo isolato, la presenza del dimostrativo queste a funzione anaforica (in quanto in un discorso indiretto) prova che il referente del soggetto in inciso è già stato tematizzato nel testo (cfr. infatti nelle pagine che precedono: «Tra i primi la lavandaia Peppa», Gadda 1987a: 26; «Seconda, o tra i secondi, la pescivendola a piè scalzi Beppina», p. 31; «E poi, non c’è due senza tre, la Pina, detta anche Pinina del Gôepp», p. 32). Questo è però vero in generale di tutti gli esempi catalogabili nella Cognizione e sembra anzi un loro tratto individuale. Se introduciamo il termine ripresa (del soggetto, di un attante, o più in generale di un costituente) per designare il fenomeno in questione, potremo stabilire nell’uso gaddiano la seguente regolarità: una ripresa non è compatibile che con l’ipotesi il parlante suppone che l’ascoltatore abbia già tematizzato il referente del soggetto. Così, la posizione postverbale di un soggetto non ha nulla a che fare – nella Cognizione – con la sua caratterizzazione come rema (informazione nuova) mediante l’ordine delle parole, e si spiega anche il disagio che suscita un eventuale soggetto con articolo indeterminativo in inciso postverbale.

Il passo successivo consiste nell’osservare che quando si ha ripresa sono sempre soddisfatte le condizioni di pronominalizzazione dell’elemento ripreso: il pronome, come vedremo, è nella maggior parte dei casi effettivamente presente (o altrimenti si può pensare ad una sua ellissi). Siamo allora in grado di dare una definizione più precisa: intendiamo con ripresa la ripetizione in unità ritmica indipendente (sintatticamente, in inciso) di un costituente che è già comparso sotto forma di pronome eventualmente ellittico nell’enunciato.

In una prospettiva puramente linguistica, è evidente che all’uso da noi isolato va dato il posto che gli spetta in un ambito di fenomeni tipici della lingua parlata e dell’italiano popolare: la ridondanza di costituenti frastici, inclusiva di un ampio spettro di costruzioni, dal cumulo della forma debole e forte del pronome («a lui gli piace»), dell’aggettivo (pronome) possessivo col pronominalizzato («il suo fratello di Guido», «lui glielo ha detto a suo fratello»), (41) agli esempi di topicalizzazione per cui Bally parla di «frase segmentata» (42) o più in generale ancora alla «projection des actants» di Tesnière. (43)

In quanto segue cercheremo di determinare alcune classi funzionali entro cui si distribuisce l’impiego gaddiano della ripresa nella Cognizione.

In un primo gruppo di esempi la ripresa è centrata su un sostantivo fortemente espressivo, un epiteto; non designazione ripetuta, quindi, ma piuttosto caratterizzazione emotiva, con cui alla razionalità neutra del pronome si affianca il giudizio del parlante. Si veda:

E aveva anche avuto il cuore, il sin vergüenza, d’intingerli in salsa tartara, uno a uno: cioè quei ghiotti e innocentissimi tréfoli, o lacèrtoli […], (Gadda 1987a: 88)

dove la ripresa opera due volte, in modi stilisticamente del tutto eterogenei (si veda sotto per il caso non trattato qui); e inoltre:

dacché il cucchiaio vi doveva adibire, il lurco (Gadda 1987a: 90)

Poiché maciullava tutto in una volta, cioè piccioni e patate e cervelli e lardelli e pepe e chiodi (di garofano), il porco (Gadda 1987a: 90),

ancora come sopra con una ulteriore ripresa esplicativa; e infine:

E dopo questo po’ po’ di lappa lappa aveva anche la faccia, il sin vergüenza, di cercar briga ogni volta al trattore (Gadda 1987a: 92)

E gli regala i fichi, le pesche, le caramelle…. allo scemo. (Gadda 1987a: 199)

Simili riprese, pur fungendo da apposizioni caratterizzanti, sono tuttavia distinte da esse almeno nei casi obliqui, dove il pronome atono non può reggere una apposizione. Esse sono comunque in strettissimo rapporto con quella tecnica dei piani multipli già da noi rilevata; nel nostro caso si avrà, accanto ad un piano coincidente con quello dell’enunciato, un secondo piano destinato al commento, ai soprassalti umorali, ecc. del personaggio o del narratore.

Molto prossimo al precedente è un gruppo di esempi dove la ripresa si investe di una forte carica ironica, o satirica, o sarcastica. Qui, tipicamente, la ripresa non ha di per sé contenuto espressivo, ma, col solito meccanismo dell’ironia, acquista la sua efficacia grazie alla discrepanza tra la designazione e la realtà a cui si applica; cfr.:

e lui, allora, el hidalgo, invece di rompergli una salsiera in testa, a quel turpe, [ripresa espressiva del tipo precedente!] si fece mignolo mignolo dalla vergüenza (Gadda 1987a: 93)

e un giorno gli aveva suonato sul tavolo, al signor Gonzalo (Gadda 1987a: 130)

Fino a quando si ammalerà dal mal di pancia, l’adorato nipotino (Gadda 1987a: 199)

Sì, sì: erano consideratissimi, i fracs (Gadda 1987a: 340)

e infine:

come tenesse un bel mandolino, da grattarlo! da grattarlo ben bene, quel mandolino (Gadda 1987a: 435)

dove la redditio (accoppiata ad una ripetizione a contatto) mostra i rapporti della ripresa del pronome con la Rahmenstellung studiata nelle lingue romanze dallo Spitzer (44) e testimoniata anche altrove in Gadda; cfr. ad es.: «Scendeva: le scale di casa sua, scendeva» (Gadda 1987a: 435).

In un altro gruppo di esempi la ripresa è prevalentemente (in quanto si sovrappongono anche altre funzioni) uno strumento di chiarificazione sintattica. Vale a dire: quando l’antecedente del pronome non è univocamente determinabile oppure è comunicativamente debole (ad es. per la troppo distanza o per le numerose altre pronominalizzazioni), anche se razionalmente determinato, allora la ripresa postpronominale del pronominalizzato ha effetto chiarificante; la pronominalizzazione risulta così ad un tempo anaforica e cataforica. Cfr.:

Difatti, [il Recalcati] con la gerla vuota in ispalla, e all’incontro d’un autotreno di sacchi di cemento, le dimezzò di colpo quella scivolata così fluida che doveva deporla senza bruciare un centesimo alle prime case del Prado.
Costretta ad una soluzione di fortuna, la ragazza, secondo il solito, l’affrontò con lucidità magistrale. E dopo il sacrificio della frenata (e il cuore tàccolo tàccolo fino giù in fondo alle calze) le rimase però fiato bastevole per dargli ancora una spintarella, al Recalcati, con l’aiuto del parafango […]. (Gadda 1987a: 154-55)

Nella lunga citazione la ripresa nella funzione di chiarificazione compare accoppiata ad un procedimento alternativo: dopo un certo numero di pronominalizzazioni, il referente appare troppo distante per la capacità di ricordo del lettore, e viene reintrodotto nella sua forma piena; è il caso di la ragazza, sopra. Nella ripresa (al Recalcati) viene invece mimato in modo raffinato un meccanismo psicologico più complesso: il narratore popolare ha ben presente il soggetto del discorso e da parte sua ci sono tutte le condizioni per una pronominalizzazione, che di fatto avviene. Ma subito dopo, in un soprassalto di cattiva coscienza, il narratore sembra porsi dalla parte dell’ascoltatore e, per adeguarsi alla sua capacità di comprensione, correggendo lo spontaneo egocentrismo espositivo, si affretta ad iterare i termini indebitamente pronominalizzati. (45) Tuttavia, il rapporto con la sintassi popolare è in Gadda indiretto e complicato dalla interazione con altri livelli: il narratore gaddiano non è solo il «narratore popolaresco [che] ama riportare di continuo il suo racconto al piano della realtà dei fatti e delle persone di cui riferisce». (46)

In alcuni casi, occorre aggiungere, la difficoltà di individuare l’antecedente è sfruttata a fini umoristici: il possibile antecedente, cioè il più prossimo morfologicamente compatibile, è incongruo e paradossale, tanto da imporre un «cioè» (o simili) esplicativo; si veda:

[…] un orologio a sveglia, da tavolino: e un giorno gli aveva suonato sul tavolo, al signor Gonzalo, inaspettatamente, proprio nel buono che lui vi (47) era a leggere, o scrivere, o forse lambiccava rabbioso dalla memoria una qualcheduna di quelle sue parole difficili, che nessuno capisce, di cui gli piace d’ingioiellare una sua prosa dura, incollata, che nessuno legge: e si era anche messa a ballare sul tavolo, cioè la sveglia, tanto che […]. (Gadda 1987a: 130-31)

Nel tragitto che separa «orologio a sveglia» dalla sua pronominalizzazione (ellittica), avviene un mutamento del significante, con conseguente mutamento morfologico da maschile a femminile, e un mutamento semantico: la modalità viene sostantivata. Sono mutamenti ovviamente permessi dalla ripresa, ma che viceversa la rendono assolutamente necessaria per evitare l’agrammaticalità e il blocco dell’interpretazione. Un esempio come il precedente andrà accostato ai molti casi di correzione esplicativa di una espressione ambigua, o vaga o volutamente straniante; cfr.:

[il funzionale novecento] Con le vetrate a ghigliottina uno e sessanta larghe nel telaio dei cementi, da chiamar dentro la montagna e il lago, ossia nella hall, alla quale inoltre conferiscono una temperatura deliziosa: da ova sode (Gadda 1987a: 48)

Il dottore con bastoncello, dondolando una gamba, cioè un po’ l’una un po’ l’altra, in alterno riempimento del vuoto, aveva messo la mano sinistra […] (Gadda 1987a: 189)

Oltre al SN (o al SP), anche altri costituenti possono venire ripresi a scopo di chiarificazione; cfr.:

[la lavandaia Peppa] ferma, di tanto in tanto, – la cesta per terra, – a posare e a tirare il fiato, ma non tanto, tirarlo, che le venisse inibito il buon uso della lingua (Gadda 1987a: 29-30)

[Pedro] S’era indugiato in alcune ville con l’esibizione delle bollette, aveva dovuto attendere il denaro, discutere un lieve aumento, e poi apporre due o tre firme, su due o tre foglie cilestri, uno per villa; operazione a lui un po’ meno agevole, questa qui della firma, che non fosse l’estrar di tasca il bollettario a matrici. (Gadda 1987a: 33-34)

Nel primo passo, alla congiunzione («a posare e a tirare il fiato») segue una avversativa ellittica del verbo: la ripresa precisa che si tratta del solo secondo congiunto, indicazione tanto più necessaria quanto «a tirare il fiato» è locuzione idiomatica (dal punto di vista semantico equivalente a posare), che resiste all’estrazione e pronominalizzazione di un costituente. (48) Nel secondo, è in questione la nominalizzazione riassuntiva dell’ultima frase: operazione; si tratta di una profrase (sostituto di frase) estranea ad uno stile popolare, e certo anaforicamente insufficiente alla voce del questo qui.

Alla nostra ipotesi che la ripresa chiarificante sia un tratto peculiare della sintassi gaddiana (della Cognizione; ma non solo, ovviamente) può recare sostegno anche il fatto seguente. Nel volgere in italiano La peregrinación sabia (49) di Alonso Jeronimo de Salas Barbadillo, Gadda rendeva

Lágrimas mentidas lloraba el zorro viudo, mentira cristallina y transparente y por esto menos culpable por se tan clara como el agua de quien ellas procedían (p. 8)

con:

Lacrime bugiardone piangeva il vecchio vedovo: bugia cristallina e trasparente, se vogliamo, e per questo forse men riprovevole: per esser limpide, le lacrime, come l’acqua di cui risultavano. (SVP 211)

Lo stacco dall’originale è esemplare: per la sintassi gaddiana la marca di plurale dell’aggettivo predicativo (claras/limpide) non è in grado di individuare con sufficiente sicurezza nel remoto Lágrimas/Lacrime il soggetto della infinitiva.

Stando così le cose, si può sospettare che la ripresa sia sulla via della completa grammaticalizzazione, della trasformazione in automatismo, un pericolo che tuttavia rimane solo potenziale; come mostra l’esame delle occorrenze della Cognizione, che nel contesto sono tutte in qualche modo funzionali; nel caso estremo, funzionali solo dal punto di vista ritmico, come il primo es. citato: «S’erano subito incaricate, queste tre, […]» (Gadda 1987a: 32); o come: «taceva, il viso-bugia della femmina, circa l’aucupio vero» (p. 326), in cui impallidisce, per la distanza e la genericità dell’antecedente (le donne), il carattere di ripresa, in favore del puro artificio ritmico.

Si vuole infine rilevare, a conclusione, che un meccanismo molto simile, se non coincidente, alla ripresa può fare da cerniera tra complemento di frase e frase indipendente. Il punto di partenza è la solita separazione di un complemento dalla frase, a cui logicamente appartiene, mediante una interpunzione forte:

I ferri della pergola […] reggevano pere […]. Con qualche pruina azzurra […]. (Gadda 1987a: 449-50)

Il complemento isolato è in realtà l’oggetto di una frase possessiva con avere: qualcosa come: delle pere avevano qualche pruina azzurra. In un secondo momento, la predicazione (avere qualche pruina azzurra) viene intuita valida anche per un altro soggetto (foglie). Entro i vincoli imposti dalla struttura sintattica già realizzata, la soluzione scelta da Gadda è la seguente:

a) dopo il complemento viene iterato l’oggetto, che viene intanto limitato a talune pere;

b) accanto a talune pere si introduce il secondo soggetto logico, foglie; è la ripetizione dell’oggetto a permetterlo. (50) Si ottiene:

I ferri della pergola […] reggevano pere […]. Con qualche pruina azzurra, talune pere, foglie, di solfato di rame.

Siamo esattamente nel punto di transizione tra frase unitaria e coppia di frasi successive: la struttura risultante, rinunciando alla chiusura sintattica, possiede le caratteristiche d’entrambe.

Université de Genève

Note

1. Si veda ad es. la recente antologia contenuta in Patrizi 1975a.

2. Devoto 1936.

3. Riduzioni, permutazioni, espansioni, ecc.; come si vedrà, il sintagma nominale può occasionalmente spogliarsi di determinanti obbligatori o espandersi sino a mutarsi in una specie di monstrum che fagocita intere frasi assieme a catene di determinazioni; cfr.: «qualche incarico dal furiere di matricola, di trasporto d’una ventina di chili di scartoffione, da un piano all’altro» (Gadda 1987a: 233-34).

4. (Milano: Mondadori, 1976), 34. Il passo è citato da G.L. Beccaria, L’autonomia del significante (Torino: Einaudi, 1975), 288.

5. Si vedano in proposito le osservazioni di Beccaria 1975: 285 segg., che riporta una icastica confessione dello stesso d’Annunzio, «nimico delle virgole come la cicogna invisa colubris è nimica delle serpi».

6. «il barocco e il grottesco albergano già nelle cose, nelle singole trovate di una fenomenologia a noi esterna» (L’Editore chiede venia del recupero chiamando in causa l’Autore, in appendice a Gadda 1987a: 236).

7. E in moltissimi altri; cfr. per la sua evidenza un es. da Notte di Luna (RR I 291): «[…] come cigli, a tremare sopra misericorde sguardo. Quello che, se poseremo, ancora vigilerà»; la relativa retta dalla ripresa apposizionale, isolando in un primo momento sguardo, lo rende semanticamente vago arricchendolo di interpretazioni simboliche. Cfr. per una osservazione analoga § 1.4.

8. Abbreviato nel seguito con SP.

9. Per il distacco mediante incisi dei congiunti («l’accaneggiàvano gli scoppî, ferocemente, e la gloria vandalica dell’uragano», Gadda 1987a: 265) cfr. § 3.2.

10. Esempio principe l’episodio della madre che solleva da terra il ritratto profanato del marito (Gadda 1987a: 132-33).

11. Qui Gadda si diverte a giocare coi dati del reale: la robinia, originaria dell’America Settentrionale e del Messico, venne importata in Europa nel 1601 da Jean Robin (donde il nome), apotecario ed erborista di vari re di Francia.

12. I deittici (di là, di qua) sono riferiti ad un osservatore posto nel fuoco della topografia lombardo-maradagalese della Cognizione: la villa «bianca alla costa» – o il suo terrazzo – sopra Longone. A tale riferimento il lettore arrivato sin qui non dovrebbe essere più estraneo, ormai, se già nelle prime pagine vi doveva ricorrere per il Serruchón: «i suoi [del sole] raggi si frangono sulla scheggiatura del crinale e se ne diffondono al di qua verso il Prado» (Gadda 1987a: 19). Cfr. anche, più avanti: «fiotti d’ombra decedevano invece nei canaloni di qua verso il piccolo eremo di re Agilulfo» (Gadda 1987a: 398).

13. Riflessa nell’assenza di articolo della successiva struttura coordinata: «Onta, per lui, e rammarico immedicabile in tutto il siderale corso degli anni, non essere arrivato a tempo a far impiccare», ecc. (Gadda 1987a: 102-03).

14. Contini 1989: 24.

15. Cfr. I. Baldelli, Varianti di prosatori contemporanei (Firenze: Le Monnier, 1965), 31 segg.

16. Una consecuzione che forse ha la sua origine in un passo di Gadda 1987a: 420-21, o meglio in una sua precedente redazione, dove si leggeva: «un mucchietto color fondo di caffé sgrovigliatosi poi nella molle terribilità della vipera».

17. Analoga è spesso la funzione dell’anafora; si veda per un es. Gadda 1987a: 417: «in fondo, in fondo a tutto, c’era, che lo aspettava, il vialone coi pioppi, liscio come un olio. Coi pioppi»; i pioppi sono i milanesi «pobbi | del stradon de Musocch» (D. Tessa, Caporetto 1917), quelli cioè che fiancheggiano il viale del cimitero di Musocco.

18. Con le giunzioni interne: [2] «contributi molteplici, il cui globale ammontare »; [3] «del poco banzavóis che la proprietà»; [4] «ogni anno bisestile: cioè nell’anno su quattro in cui»; [5] «malattie. Paventata, più che ogni altra». Lo schema a cui si riferisce la numerazione è ovviamente il seguente:

table

19. «Ed è settima felicità di Breanza che il vino vi viene dal colle, e la grandine vi arriva dal cielo» (Viaggi di Gulliver, cioè del Gaddus. Alcune battute per il progettato libro, in RR II 966).

20. P. Postal, Anaphoric Islands, in R. Binnick, A.L. Davison, G.M. Green, J.L. Morgan (eds), Papers from the Fifth Regional Meeting of the Chicago Linguistic Society (Chicago: Department of Linguistics, University of Chicago, 1969): 205. Ad es., è un’isola anaforica «orfana» in «Gianna è orfana», come mostra l’impossibilità di proseguire con: «Sente molto la loro [dei genitori] mancanza». La principale – e non piccola – differenza tra le isole anaforiche e la nostra isola apposizionale è che le prime sono un concetto assoluto, la seconda un concetto relativo ai due termini in rapporto di apposizione.

21. La prosa da cui si cita (Dalle specchiere dei laghi) era stata pubblicata per la prima volta in: Beltempo. Almanacco delle lettere e delle arti (Gadda 1941b).

22. La libertà della metafora si accresce dopo un primo impiego in praesentia; si confronti ad es. «stradicchia tutta ciottoli che sfocia nell’agorà del paese» (Gadda 1987a: 34) col successivo: «la Peppa, nel vicolo, un po’ prima della foce».

23. Simili coppie non si trasformano mai, in Gadda, in un semplice automatismo di scrittura (cosa rara, del resto, un automatismo così costantemente felice); l’esame delle varianti instaurative mostra che sovente il composto è l’ultima tappa di un processo da cui era assente; così, ad es., «secoli-tenebra» di Gadda 1987a: 273 è l’ultimo anello della catena: tra le arche dei secoli *rientrati (2) regressi (3) inghiottiti (4)-tenebra.

24. Gadda 1950a, ristampato poi ne I viaggi la morte (SGF I 427-43).

25. Particolarmente perniciose, secondo Gadda, le nozioni di soggetto e di oggetto, che suggeriscono illusoriamente unità e permanenza là dove non sussistono che fasci di rapporti e deformazione perenne.

26. Da causativo di locazione astratta (impiego figurato) a causativo di locazione concreta (impiego proprio); di per sé il verbo è vago rispetto alla specificazione concreto-astratto del suo oggetto; vale a dire, parte della sua intensione gli viene attribuita dal contesto.

27. Semantico in senso lato, includendo cioè anche fattori rilevanti per la comunicazione e non solo per il valore di verità.

28. E. Lang, Studien zur Semantik der koordinativen Verknüpfung (Akademie der Wissenschaften der ddr, 1973); in corso di pubblicazione come vol. XIV della serie «studia grammatica». Se ne potrà intanto leggere una ampia presentazione a cura dell’autore in Linguistische Studien, 18: 88-108; nello stesso numero una applicazione stilistica delle categorie elaborate: Koordinationsanalyse in Anwendungsbeispielen. Ein Beitrag zur Erklärung der sprachlichen Wirkungen koordinativer Konstruktionen: 109-133.

29. Cfr. infatti alcuni degli ess. più sotto.

30. Quello stesso funzionamento, se si vuole, è ritrovabile anche nello stravolgimento di locuzioni standard mediante un metaplasma sull’ultimo elemento; cfr.: «E il Palumbo, tranquillo oramai circa la pensione di sesto grado, non anelava ad altro che poterla riscuotere e delibare pari pari, appoggiato alla vedova, mensilmente, nella quiete ratía» (Gadda 1987a: 236). La lezione («ratía», per rateale: una quiete rateizzata mensilmente dalla pensione governativa) è stata confermata a G.C. Roscioni dallo stesso Gadda (Roscioni, com. pers.). Ad ogni modo, l’interpretazione qui suggerita resterebbe valida anche se l’autore avesse cercato di giustificare a posteriori un banale refuso.

31. Ma le conseguenze dell’accoppiamento sono ancora più complesse; basti pensare al costante valore negativo che il vento assume nella Cognizione: il vento, le folate, appaiono esse stesse animate da una volontà malvagia che ne fa strumenti di morte o comunque voci del «Mare Tenebroso» (cfr. in particolare Gadda 1987a: 261-63 e 267).

32. Uso la parola in senso generale e intuitivo, senza richiamarmi a nessun quadro teorico particolare. È ovvio però che quella in gioco è una trasformazione di nominalizzazione, in particolare quella che produce derived nominals: strutture come la nostra sopra.

33. Si pensi allo sfumare del che-pronome relativo nel che-congiunzione della sintassi popolare: «un pesce-spada o pesce-spilla; eh, già! piccolo, appena nato; ch’egli avrebbe deglutito intero [ … ] dalla parte della testa, ossia della spada: o spilla. Che la coda poi gli scodinzolò a lungo fuor dalla bocca, come una seconda lingua che non riuscisse più a ritirare, che quasi quasi lo soffocava» (Gadda 1987a: 86).

34. Cfr. per un fenomeno analogo § 4.2, la ripresa di attanti o di altri costituenti.

35. Formalmente, un segmento come «SN1 o SN2 o SN3» è analizzabile come [SN SN1 o SN2 o SN3], oppure come [SN [SN SN1 o SN2] o SN3], ecc. Nel caso in esame, alla coordinazione dovrebbe soggiacere una struttura grosso modo del tipo:

table

dove P[reposizione] = con; N[ome] = lùnule; SP2 = «di piatti infranti»; SP3 = d’una scodella; SN3 = «oblìo d’un rugginoso baràttolo». Dico dovrebbe, perché è arduo decidere come (e soprattutto se; cfr. sopra) SN3 vada integrato nella struttura sintattica determinata dal frammento di testo immediatamente precedente.

36. Cfr. battute di dialogo come: «Allora, cos’hai deciso di regalargli?» «Mah, non saprei, qualcosa come un libro di viaggi o di avventure, o un disco».

37. Per cui cfr. R. Jakobson, Two Aspects of Language and two types of Aphasic Disturbances, in: R. Jakobson & M. Halle, Fundamentals of Language (The Hague: Mouton & Co., 1956), 78; si vedano anche le osservazioni di J. Alazraki, La prosa narrativa de Jorge Luis Borges. Temas, Estilo (Madrid: Gredos, 1968), 212 segg.: «La descripción se concentra en un aspecto o parte del objeto literario y a través de ese detalle elegido se nos va revelando su totalidad ecc.».

38. La distanza tra queste strutture e le coppie giustappositive non è grande; semanticamente, anzi, potremmo vedere in esse una classe-limite della giustapposizione, una classe per cui due funzioni, o aspetti, ecc. sono concepibili separatamente nella stessa entità.

39. Dove innegabile è la suggestione della maggior libertà distribuzionale posseduta dal gerundio nell’italiano letterario dei primi secoli; il gerundio veniva ad assumersi le «funzioni predicative e attributive del participio presente latino». C. Segre, Lingua, stile e società. Studi sulla storia della prosa italiana (Milano: Feltrinelli, 1974), 124; cfr. anche M. Corti, Studi sulla sintassi della lingua poetica avanti lo Stilnovo (Firenze, Olschki, 1953), 81 segg. Nell’esempio gaddiano, di più, il gerundio presente sembra veicolare un insolito valore di anteriorità causale.

40. Ma secondo un modo non isolato nell’idioletto gaddiano; cfr. per il semanticamente prossimo ferocemente Gadda 1987a: 294: «Simile, ferocemente, a scherno»; e anche, per la separazione in unità ritmica indipendente, p. 265: «l’accaneggiàvano gli scoppi, ferocemente, e la gloria vandalica dell’uragano».

41. Per cui si veda M. Cortelazzo, Avviamento critico allo studio della dialettologia italiana. III. Lineamenti di italiano popolare (Pisa: Pacini, 1972), 82-86.

42. Ch. Bally, Linguistica generale e linguistica francese (Milano: Il Saggiatore, 19712), §§ 79-99.

43. Tesnière, che nei suoi Eléments de syntaxe structurale (Paris: Klincksieck, 19662), Ch. 72, ha dedicato al fenomeno pagine esemplari, vede nella proiezione degli attanti una tappa verso la distruzione dell’unità sintattica e semantica della frase in favore di strutture comunicativamente più adeguate; il che è in accordo con la nostra valutazione della sintassi gaddiana espressa più sopra. Molto più recentemente, la stessa idea è stata sostenuta entro un quadro formale e con argomenti meno intuitivi da Hirschbühler, secondo cui enunciati come: «Mes amis, j’avais pris congé d’eux | de ces vautards sans leur annoncer ma disparition définitive» non vanno derivati mediante trasformazioni (la dislocazione o la topicalizzazione a sinistra), ma sono da generare direttamente con regole sintagmatiche: alla frase sarebbe preposto già nella struttura iniziale un SN eventualmente iterato. Il che equivale a cambiare radicalmente la concezione dell’unità-base della descrizione grammaticale. Cfr. P. Hirschbühler, La dislocation à gauche comme construction basique en français, in Ch. Rohrer & N. Ruwet (eds.), Actes du Colloque Franco-Allemand de Grammaire Transformationnelle. I. Etudes de Syntaxe (Tübingen: Niemeyer, 1974), 9-17.

44. L. Spitzer, über «Rahmenstellung» im Romanischen, in Aufsätze zur romanischen Syntax und stilistik (Tübingen: Niemeyer, 19672), 265-73. Pur senza escluderne utilizzazioni espressive, lo Spitzer tratta la Rahmenstellung come un fenomeno puramente meccanico di eco («es [handelt] sich um ganz mechanischen Nachklang», p. 267).

45. Cfr. l’affermazione di L. Spitzer (Un’abitudine stilistica (il richiamo) in Céline, in il Verri, no. 25 (1968): 3-16; ma l’articolo era comparso originariamente in Le Français Moderne, 3 (1935): 193-208): «è un’abitudine popolare non supporre, da parte dell’interlocutore, sufficiente sagacità da stabilire i rapporti necessari suggeriti dalla frase» (p. 9 della trad. italiana). Più oltre (p. 15) leggiamo: « Il primo impulso spinge il parlante a indicare solamente ciò che lo interessa personalmente…, salvo precisare… in seguito per farsi capire».

46. B. Terracini, Si sente così stanca e triste, la signora Leuca…, in Lingua Nostra, 22, no. 4 (1961): 115. L’autore vi interpreta il fenomeno della ripresa del soggetto in Pirandello come una mise en relief o ironica e distanziante, o analitica e interiorizzante, riconoscendovi una influenza, pur stilisticamente del tutto assorbita, del parlato.

47. Si noti, indipendentemente dalla ripresa, la tecnica estraniante della pronominalizzazione.

48. Quella di disarticolare locuzioni idiomatiche sembra una inclinazione irresistibile per Gadda; si veda ad es. la seguente ripresa di un pronome relativo ancipite (e l’antecedente imposto dalla ripresa non è nessuno dei due possibili – «modo»e «fare la piscia» – !): «la pescivendola a piè scalzi Beppina, notissima in tutto il territorio di Lukones e delle vicine ville […] per il suo modo sbrigativo e piuttosto amazònico di fare la piscia, (il tempo è denaro): che adibiva per lo più, la pipì, a uno scopo nobilmente agronòmico, secondo sarà specificato in appresso» (Gadda 1987a: 31); cfr. inoltre p. 21: «Cicchettava ogniqualvolta […] alla di lui salute, che non altro era, questa, né altro poteva essere, se non la salute dell’anima», dove la ripresa si accontenta di un dimostrativo, già meno ambiguo del pronome relativo che.

49. Cito dal volume dei «Clásicos Castellanos»: La peregrinación sabia y el sagaz Estacio, marido examinado (Madrid: Ediciones de la Lectura, 1924), probabilmente lo stesso su cui lavorò Gadda. La traduzione venne eseguita per la raccolta Narratori spagnoli. Raccolta di romanzi e racconti dalle origini ai nostri giorni (Milano: Bompiani, 1941); ora si legge in SVP 209-63.

50. Si può confrontare con la funzione di sostegno del circostante temporale (da bimbo) svolta dalla profrase questo in: «e poi lavato il cocò, da bimbo questo, s’intende, come una balia» (Gadda 1987a: 21), dove il circostante scisso dal resto della frase introduce surrettiziamente (in quanto appunto la respinge come associazione assurda) l’idea del protrarsi anche in età adulta di tali abluzioni locali per mano dello zio.

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ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-16-7

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