Pocket Gadda Encyclopedia
Edited by Federica G. Pedriali

Lucini

Antonio Zollino

Riguardo ai rapporti con alcuni autori ascrivibili a vario titolo alla cosiddetta Scapigliatura milanese, l’opinione di un illustre critico e sodale di Gadda come Contini subisce un notevole mutamento nel corso degli anni: si passa infatti dal parere di Gadda traduttore espressionista (1943), dove, a proposito di Dossi, Linati e Lucini, si dice convinto «che Gadda non ha consumato le sue veglie sopra questi altri concittadini», (1) al Contini più maturo e sistematore, il quale sembra dimenticarsi della propria giovanile prudenza asserendo che «La scapigliatura lombarda […] ebbe almeno uno scrittore rilevante, e certamente attivo su Gadda, in Carlo Dossi». (2) Purtroppo Contini non produce le prove di tale convinzione, e d’altra parte viene da pensare al risentimento provato dallo stesso Gadda nel sentirsi definire grossolanamente (da Arrigo Cajumi) (3) come «l’ultimo epigono della scapigliatura milanese»:

Gli scapigliati non hanno avevano avuto né la mia infanzia, né la guerra né il Predappio; molti, come il Dossi e il Boito e suo fratello, erano agiati.  (Gadda 1974c: 86)

Più che con Dossi, in effetti, nella generazione di scrittori milanesi precedente quella di Gadda spiccano le discrete affinità con certi aspetti dell’opera di Gian Pietro Lucini (1867-1914), come la scrittura densissima di raffinate e a volte peregrine evocazioni culturali e l’ironia spinta fino al sarcasmo, spesso venata di un acre moralismo che non ammette deroghe. Un moralismo, si badi, di stampo superiore (e quindi rivolto contro certe volgari manifestazioni del moralismo corrivo) che si innesta spontaneamente sulla propensione alla critica sociale, così forte da invogliare entrambi gli autori a remare controcorrente, noncuranti dell’andazzo generale: che anzi entrambi fustigano e irridono impietosamente. Proprio nel nome di Lucini, poi,  si chiude l’articolo che Gadda dedica appunto a La scapigliatura milanese:

Lucini è irto, contorto: da stancare a leggerlo: qualche volta asintàttico: il lessico è qualche volta arbitrario: la consecuzione delle immagini sobbalza, per troppi imprevisti, in incresciose dissonanze. Il tono ultimo della scapigliatura è aspro, amaro: ignora la vacuità gratuita degli atteggiamenti apollinei, la declamazione, la inane gestizione. Un rebec raclé: una tentata ribeca, non una fanfara di vittoria. (La scapigliatura milanese, SGF I 973)

Si tratta, come si vede, di un giudizio in chiaroscuro, nel quale tuttavia la valenza dei caratteri meno  gradevoli si ridimensiona alquanto, e potrebbe anzi trasformarsi in una criptica consonanza, se rammentiamo come Gadda considerasse anche la propria scrittura in termini non troppo dissimili:

non posseggo senso ritmico e la mia prosa è antimusicale fino alla cachessia, mentre c’è tanta bella prosa in giro, piana, melodiosa. (4)

A costituire un territorio comune fra i due autori milanesi certamente gioca un ruolo importante la conclamata matrice carducciana, che rende plausibili anche le estreme oscillazioni linguistiche fra termini di forte connotazione culturale e letteraria e altri provenienti dal registro parlato. Tanto per fornire un esempio in questa direzione, non è facilissimo reperire nel contesto novecentesco la parola zazzera in versi, che invece fa capolino sia in Meeting!, nelle Revolverate (1909) di Lucini:

la testa aureolata
da lunga zazzera discapigliata (vv. 180-81)

che nel compononimento conclusivo della Cognizione, Autunno:

Grigia zàzzera, il marchese ha inscenato una caccia (RR I 767, v. 26).

Oppure si veda, in ambito tematico, un certo leopardismo applicato al paesaggio lombardo in Necrologia, nelle Nuove Revolverate  luciniane:

pioppi sul tondo d’oro, naturale lavoro di mosaico, per lombarda abbazia
pioppi a frusciare e dolorare (vv. 224-25)

e quindi, da Gadda, in quello dichiaratamente di maniera di Notte di luna, nel disegno in  apertura dell’Adalgisa:

Della città erano a dolorare le torri (RR I 292); (5)

un riscontro, quest’ultimo, che tuttavia può valere solo per  accreditare una comune sensibilità espressiva dei due autori, escludendo l’ipotesi dell’ascendenza diretta in quanto le Nuove Revolverate rimasero a lungo inedite: appariranno a stampa, infatti, solamente nel 1975, nell’edizione curata da Edoardo Sanguineti. (6)

Ma è soprattutto in un leit-motiv della Cognizione che si potrebbe configurare un episodio di tradizione decisamente interessante per lo stesso complessivo significato del testo. Si ricorderà il singolare procedimento per cui Mahagones, nel romanzo gaddiano, viene presentato attraverso una breve descrizione del volto:

gli occhi affossati, piccoli, lucidi, assai mobili e con faville acutissime e d’una luce di lama nello sguardo, cui la visiera attenuava ma non poteva spegnere interamente. Quando levava il berretto, come a lasciar vaporare la cabeza, allora la fronte appariva alta , ma più stretta degli zigomi, e sfuggiva  con alcune modulazioni di tinta nella cupola del cranio calvo, bianco (RR I 576);

poi ripresa, senza menzionare il nome del personaggio, a molte pagine di distanza:

I due piccoli occhi scintillarono, da parere una lama. Disse: «cercavo la Signora»; con due dita, pacatamente, alla visiera del berretto. Poi però si tolse il berretto, e il cranio fu rotondo e calvo alla perfezione, ma con imprevedute modulazioni di tinta: dalla prima fronte, abbronzata, alla calotta, assai bianca. (RR I 656)

Ebbene: il primo elemento di tale descrizione pare mutuato dai versi luciniani All’Anno d’Italia 1848 ed alla memoria di mio Padre ufficiale dello Stato-Maggiore Garibaldino, nelle Revolverate, dove appunto si rimarcava, in Garibaldi,

il fascino dell’occhi chiari
come la lama della sua spada” (V, vv. 25-26).

Il fatto che la descrizione si ripeta, come s’è detto, a parecchie pagine di distanza e senza che venga riportato il nome del personaggio fa sì che ogni elemento di essa divenga decisivo ai fini dell’identificazione di Mahagones: i cui tratti somatici (specie quelli relativi al «cranio») rimandano abbastanza chiaramente ai connotati di Mussolini. Ma nella Cognizione, dove è pure riconoscibilissima  la figura di Garibaldi nel generale maradagalese Pastrufacio (e dove a Garibaldi sono peraltro associate, negativamente, idee di ribellione e disordine), (7) la garibaldina e luciniana lama nello sguardo attribuita al personaggio di Mahagones non può che adombrare, per via allusiva, un particolare significato dell’epopoea risorgimentele e garibaldina: quello di premessa e componente ancora ben attiva dello spirito nazionalistico così vivo nelle azioni e nelle rivendicazioni fasciste

Nel caso appena presentato, i versi di Lucini sembrano dunque fornire a Gadda un tratto identificativo della personalità e soprattuto dei presupposti storici di Mahagones(-Mussolini): ovvero un elemento utile a precisare una questione che, in definitiva, non è di poco conto nel complessivo camouflage della Cognizione del dolore.  Alla luce di simili analogie e confluenze viene insomma il sospetto che il rapporto fra Gadda e Lucini non sia semplicemente occasionale: e che pertanto meriti quell’attenzione critica che sinora è perlopiù mancata.

Università di Pisa

Note

1. G. Contini, Varianti e altra linguistica (Torino: Einaudi, 1970), 304.

2. G. Contini, Per una linea espressionistica in Italia, in Ultimi esecrcizi ed elzeviri (1968-1987) (Torino: Einaudi, 1989), 102.

3. Nell’articolo I due Gadda, pubblicato su La Stampa del 14 settembre 1955.

4. Cito un brano della lettera a Silvio Guarnieri dell’11 dicembre 1931 riportato in  Italia 1998: xliv.

5. Adalgisa, RR I 292; ma si ricordino anche le « Doloranti patrie» della Cognizione, RR I 681. Sempre in ambito tematico, e direi quasi caratteriale,  si può quindi segnalare la comune idiosincrasia per le automobili, estesa a tutte le Machine che corrono e che volano nella relativa Protesta delle luciniane Nuove revolverate, e collegata preferibilmente, in Gadda, al motivo della donna al volante (si ricordino i casi della Madonna dei Filosofi, della Cognizione del dolore  e, in Accoppiamenti giudiziosi, di Prima divisione nella notte).

6. G.P. Lucini, Revolverate e Nuove Revolverate, a cura di E. Sanguineti (Torino: Einaudi, 1975).

7. Si ricordi la definizione dei Chiarimenti indispensabili: «Il sostantivo maschile garibaldi ha significato di diavolìo, bailamme, rebellotto (dal latino rebellio) nella parlata dialettale del Sur es decir del Norte maradagalese» (RR I 771).

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-00-0

© 2004-2024 by Antonio Zollino & EJGS. First published in EJGS (EJGS 4/2004). EJGS Supplement no. 1, second edition (2004).

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