Pocket Gadda Encyclopedia
Edited by Federica G. Pedriali

«Meditazione»

Pierpaolo Antonello

Detta Milanese, la cui prima stesura viene redatta in 55 giorni nella primavera del 1928 (una seconda stesura, iniziata il 14 luglio, non andrà oltre il quarto capitolo). Brogliaccio filosofico, zibaldone di pensieri, affresco conoscitivo di non troppa ortodossa filosofia, «vero trattato, fitto di teoremi, dimostrazione, definizioni, scolî»; «rigorosa summa di gnoseologia empirica, di etica risentita»; «l’unica opera nella storia del pensiero in cui un filosofo tocchi temi come l’illeggibilità del numero del suo passaporto o la propria radicale mancanza di senso musicale (“canto come una mucca”)» (Roscioni 1997: 251).

Nelle intenzioni dell’autore: un promemoria per «non dimenticare alcuni pensieri che nel corso di questi ultimi tempi s’eran venuti affacciando al mio spirito»; «rapida annotazione de’ miei pensieri, visti beninteso in una certa loro concatenazione: senza di che non sarebbe neppur possibile aspirare al nome di filosofo» (SVP 621, 622). Fonti filosofiche sono Leibniz, Spinoza, Kant – ma anche Darwin, Pareto e un «“estremo religioso empirismo” (Aristotile, Galileo; Inglesi)» (SVP 724). Ancorché della «formazione filosofica di Gadda sia più facile parlare per negazioni che per affermazioni»: «Gadda non è mai uscito da un fervido dilettantismo» soprattutto per «la sua incapacità o impossibilità di scegliere […] tra filosofia e letteratura» (Roscioni 1995a: 171-72). Prova ne è il fatto che nella doppia stesura non abbia mai rinunciato «ai modi compositi della sua scrittura, alle divagazioni autobiografiche, agli spunti satirici e comici, all’erratica e talora aberrante esemplificazione» (Roscioni 1995a: 188).

Nel dettaglio, comunque, l’ingegnere affronta in Meditazione varie questioni di stretta pertinenza filosofica, come da titolazione dei vari capitoli: il dato, la categoria, l’essere, la causa, il male, la materia, il fine, la molteplicità, i limiti della conoscenza, l’atomo e l’infinito, la grama sostanza e la grama felicità, i sensi, il metodo. Per Roscioni è l’idea di sistema a fornire la chiave d’entrata nell’architettura composita della Meditazione. Ogni «porzione della realtà» o «pausa logica» del mondo può considerarsi come un sistema in reciproca relazione con altri sistemi, ovvero ogni sistema è definito relazionalmente rispetto ai sistemi adiacenti: un sistema è infatti semplicemente un grumo, uno «gnommero» infinito di relazioni, che non si può pensare «come un gnocco distaccato da altri nella pentola» (SVP 645).

è ovvio che le disposizioni relazionali mutino storicamente, da cui ne deriva la continua spinta trasformativa, «autodeformativa» del reale, «l’euresi» del mondo. Non c’è nessun finalismo «in senso teorico stretto», ma una trasformazione «verso il diverso» (SVP 783), un movimento verso uno stato di organizzazione ulteriore del dato di partenza n, che si sovraordina a un livello n + 1.

Si instaura così un sovrapporsi dei sistemi come stratificazione di livelli differenti dell’organizzazione materiale a diversi gradi di complessità. Per Roscioni questa concezione è da legarsi alla «matrice fondamentalmente biologica e vitalistica» di Gadda, «matrice che porta continuamente l’analisi del reale in quanto sistema a trasformarsi in discorso sul reale in quanto “vita”» (Roscioni 1995a: 167). La base concettuale di partenza per l’ingegnere è sempre un sano empirismo, ovvero un riposare della catena sistemica sul dato, sulla materia, che per quanto in perenne stato diveniente, si pone anche come temporalmente persistente: «un permanere inalterato di alcuni elementi del sistema mentre altri si deformano» (SVP 631), cioè «le relazioni del diverso sussistono, aggrappate a un quid morfologico che è loro comune, che loro consente di sporgersi verso l’abisso pauroso della differenziazione» (SVP 654).

Non c’è pertanto nessun abbandono a derive ontologiche e sostanzialistiche: «il concetto tradizionale di sostanza è una fisima, una chimera. Io immagino un permanere inalterato di alcuni elementi solo in riguardo alla deformazione di altri. La mia grama sostanza esiste in quanto soltanto esistono dei mutamenti e dei corrimpimenti: essa è, per esprimerci con una grossa immagine, la parte ancora dura e coriacea di un pollo qua e là putrescente» (SVP 633).

In questa idea di sistema ci sono dei corollari gnoseologici e etici. Innanzitutto «i limiti del sistema sono determinabili in base al grado di approssimazione dell’analisi che ci interessa istituire […] secondo il grado di dettaglio che vogliamo raggiungere» (SVP 648); dal punto di vista etico si istituisce invece un fattore di responsabilità per l’azione deformante («vita») che ogni nostra azione ha sul reale. Pensarsi isolati dal mondo è un errore sia conoscitivo che morale. Siamo in relazione costante con la realtà: «impossibile pensare Carlo come persona, come uno, come un pacco postale di materia vivente e pensante» (SVP 650). «Conoscere significa deformare», introdurre nuovi rapporti nel reale (SVP 668).

Gadda mutua poi un certo panpsichismo leibniziano: (1) «Ogni sistema è autocosciente» (SVP 822); «il sistema stomaco (se funziona bene, se è realtà) è più provetto del sistema persona a distinguere cibi cattivi» (SVP 821). Le categorie conoscitive (kantiane) che permettono di costruire un senso all’esperienza individuale, sono innestate e nascono contestualmente allo sviluppo biologico-evolutivo degli organi di senso: «I sensi sono relazioni lentamente nucleatesi nei millenni sopra il soppalco logico di preesistenze reali; sopra la luce […] si è nucleata una conoscenza della luce» (SVP 661).

Non ci sono categorie a-priori nella mente umana presistenti o esterno-esistenti al sistema, «come una buona mamma che fa il vestitino al suo bimbo per quella festa: e per altra festa ne farà un altro. In realtà non si può pensare ad un “sistema” senza pensare a una sua attività categorica nei confronti de’ sistemi subordinati: direi, spingendo al paradosso le cose, che ogni organismo o sistema ha le sue categorie […] dicendo “si crea un sistema” e “si creano delle categorie”, non si esprime che una necessaria concomitanza logica» (SVP 733). Also spracht Gaddus.

Cambridge University
St John’s College

Note

1. In Principes de la Nature et de la Grâce (§ 4), Leibniz parla di «une infinité de degré» nelle anime. L’anima è connaturata alla materia come sistema di percezione e memoria: «tutto ciò che esiste percepisce […], l’anima senziente è ovunque» spiega Serres di Leibniz. Cfr. M. Serres, Le système de Leibniz et ses modèles mathématiques (Paris: PUF, 1968), 96.

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-00-0

© 2002-2019 by Pierpaolo Antonello & EJGS. First published in EJGS (EJGS 2/2002). EJGS Supplement no. 1, first edition (2002).

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