Pocket Gadda Encyclopedia
Edited by Federica G. Pedriali

Sensi

Maurizio Rebaudengo

L’opera gaddiana è una rutilante fiera sinestetica, senza esclusione di facoltà percettiva alcuna. Fiera di odori, sapori, rumori, in iperboliche e pantagrueliche abbuffate sensoriali, che per il lettore sono occasione di meraviglia ed epos locale, come già i pasti di Gonzalo per i villici della Cognizione del dolore. Ma che cosa deve intendersi per sensi? Nella Meditazione, un intero capitolo, il settimo, è loro intitolato.

I sensi «non sono persona» (SVP 661), ciascun senso è un «polipaio di relazioni stabilite» – vale a dire: nonostante la specializzazione del lavoro percettivo, non è data individualità, non è dato io alla vicenda sensoriale. I sensi sono meri accumuli, stratificazioni della storia della specie, portati genetici e culturali precedenti l’hic et nunc della sensazione. Sono cioè depositari di memoria, e come tali stabiliscono connessioni, avvicinano l’oggetto, lo mancano; concezione, questa, genetico-proustiana della sensazione, che si accompagna al pieno godimento della stessa: godimento istantaneo, fulminante, benché parte della catena genetico-logico-memoriale dell’attività psichica.

Questa essendo la teoria, Gadda scrittore mostra una predilezione marcata per luoghi e tempi sinestetici. Un coinvolgimento sensoriale totale glielo garantisce in primis l’esperienza bellica, irripetibile ma emulabile con la parola. Nei fuochi di fucileria notturni, ad esempio, alla policromia dei razzi si mescolano i fragori delle esplosioni, con percezione che verrà ripetutamente riapprossimata nella pagina, a partire dal diario militare e dal Castello di Udine:

crepitio di fucili, in aumento, razzi verdi nella pineta, qualche razzo rosso nostro, fuoco di mitragliatrice intermittente, sibilo di shrapnel<s> che di notte scoppiano con un bagliore rosso-livido, qualche fragore di bomba a mano: aumento, maximum, decrescenza. (Giornale di guerra, 29 giugno 1916, Cesùna, SGF II 553)

La costrizione della trincea e relativi disagi, più le frequenti visioni-percezioni dell’orrore diurno della materia – corpi e altro –, hanno inoltre variamente integrato la percezione sensoriale del combattente, arrivando infine all’annientamento dei sensi, pur nella torturante fame, nei mesi della prigionia prima nella fortezza federiciana di Rastatt, poi a Celle. Lì, l’ex-soldato registra corpo e paesaggio-realtà vuoti a tal punto da trasformare il recente passato percettivo, che fino alla cattura era stato matrice di ogni suo turbamento, in uno scrigno di «ricordi dolcissimi» (SGF II 686) – esperienza sensoriale invero completa, quella bellica, cui la scrittura tornerà maniacalmente nei dì della pace.

Sinestetici per eccellenza, in tempo di pace, sono i luoghi in cui la folla produce simultanei dati sensoriali centrifughi: mercato, borsa, teatro. E qui si pensa ovviamente alla Festa dell’uva a Marino, al Mercato di frutta e verdura, poi confluito nelle Meraviglie d’Italia, o a Fuga a Tor di Nona. Si pensa alla porchetta – la porca, visione e profumo – che, così idiomaticamente, significativamente, s’impone sulla scena di mercato – colori, forme, odori, rumori – del Pasticciaccio, capitolo X, all’arresto di Ascanio Lanciani. Si pensa alla Borsa di Milano, assurda cattedrale della religione capitalistica nel sottotitolo del 1935, ma in realtà luogo affatto normale dell’oscillamento degli umori dei brokers allo stimolo policromatico delle quotazioni sul tabellone luminoso. O a Teatro, in cui l’osservatore-narratore assiste allo spettacolo lirico registrandone dato sonoro (in scansione metrica), visivo (la grottesca costumistica orientaleggiante), olfattivo (il climax di sudorazione dalla buca dell’orchestra) – registrazione-somma di sensazioni sgradevoli.

«è il connubio delle arti. Nove muse intrecciate fra di loro» (RR I 16), è un wagneriano-degradato Wort-Ton-Drama della corporeità, cui Gadda, invero provato nei sensi, ironicamente addita nuove, prosaiche soluzioni di piacere ecumenico – nel teatro della percezione si faccia godere occhio ed orecchio, gratificando però anche tatto ed olfatto:

per il tatto un bagno tepido ai piedi, con rubinetto di regolazione; a richiesta, un apparecchio cinesiterapico, giovevolissimo alla salute. Per l’olfatto, un odorino iniziale di cetrioli sott’aceto darà la stura a una successione fantasmagorica di altri odorini. Essi verranno dal basso: una batteria di potenti aspiratori li tirerà di cucina, un gioco di valvole li immetterà nella sala secondo schemi sinfonici: esaleranno poi dall’alto, a lor comodo, in virtù della nota legge fisica del tiraggio. (Teatro, RR I 16)

Università di Torino

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859
ISBN 1-904371-00-0

© 2002-2019 by Maurizio Rebaudengo & EJGS. First published in EJGS (EJGS 2/2002). EJGS Supplement no. 1, first edition (2002).

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