Lettura bi-logica del reale

Filippo Milani

Valentino Baldi, Reale invisibile. Mimesi e interiorità nella narrativa di Pirandello e Gadda, Venezia, Marsilio, 2010, 155pp., ISBN 978-88-317-06032

La prospettiva attraverso la quale Valentino Baldi si propone di analizzare l’ultima produzione novellistica di Luigi Pirandello e la Cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda tiene unite la tradizionale critica letteraria sul romanzo modernista (Auerbach, Wilson, Spender, Eliot, Debenedetti) e la lettura bi-logica della realtà secondo le teorie esposte dallo psicanalista cileno Matte Blanco nel suo L’inconscio come insiemi infiniti. L’obiettivo di Baldi è quello di osservare sotto una nuova luce due autori che hanno affrontato in modo originale la crisi della rappresentazione che ha coinvolto tutta la narrativa europea tra le due guerre, dando vita ad un nuovo tipo di realismo, associabile ai capolavori di alcuni maestri del modernismo come Virginia Woolf, James Joyce e Marcel Proust. Avvalendosi, quindi, degli strumenti messi a disposizioni dagli studi psicanalitici di Matte Blanco, in particolare le dinamiche che intercorrono tra logica asimmetrica (quella aristotelica) e logica simmetrica (quella dell’inconscio), Baldi tenta di rileggere la scrittura di Pirandello e quella di Gadda in quanto espressioni di un realismo dell’interiorità, nel quale la realtà oggettiva e la realtà dell’inconscio sono poste sullo stesso piano, compresenti e inscindibili nella coscienza dell’uomo.

Il saggio di Baldi prende avvio dalla rilettura dell’ultimo capitolo di Mimesis di Auerbach, nel quale, focalizzando l’attenzione sulla misurazione del calzerotto da parte della signora Ramsay, si afferma che:

la tecnica particolare di Virginia Woolf […] consiste in ciò, che la realtà esteriore obiettiva, rappresentata direttamente dall’autore, e che appare come un fatto sicuro, il misurare il calzerotto, non è che un movente, anche se non del tutto occasionale; importante è solo quanto da esso è provocato, che non è visto direttamente ma riflesso, e che non è legato al filo dell’azione esteriore. (1)

L’intuizione di Auerbach fornisce quella che si può ritenere ancora oggi come la più lucida analisi del modernismo europeo e della riconfigurazione dei paradigmi mimetici del romanzo novecentesco: egli, infatti, è stato in grado non solo di analizzare con precisione le tecniche messe in atto dai grandi maestri (come il monologo interiore e lo Stream of consciousness), ma anche di intuire il valore di «altre possibilità sintatticamente meno afferrabili» (Auerbach 2000: 318). Il tentativo di Baldi è quello di dare un nome a queste «altre possibilità», proponendo una connessione tra le ipotesi esposte da Auerbach, che Francesco Orlando sintetizzò nella formula di «realismo da multiplo rispecchiamento di coscienze», e le teorie sulla bi-logica di Matte Blanco, che in quanto «erede più fedele dell’opera freudiana […] ha fornito gli strumenti necessari per un discorso psicanalitico formale, che prescinde dai contenuti tipici dell’inconscio freudiano» (Baldi 2010: 17).

La complessa formulazione teorica di Matte Blanco si fonda su una diversa lettura del nucleo delle scoperte di Freud, il quale – secondo il primo – scoprì non semplicemente l’inconscio ma «un mondo – che egli sfortunatamente chiamò l’inconscio – retto da leggi completamente diverse da quelle da cui è retto il pensiero cosciente». (2) Dunque, a partire da queste considerazioni, Matte Blanco – sintetizza bene Baldi – «propone di superare la dialettica conscio/inconscio, o razionale/irrazionale e propone un discorso rivoluzionario su base logica/antilogica», formulando così «due principi che implicano, sinteticamente, tutte le conseguenze del sistema inconscio freudiano: il principio di generalizzazione e il principio di simmetria» (Baldi 2010: 28). Il dualismo conscio/inconscio viene così riconfigurato: la logica asimmetrica è quella cosciente, delle consuete categorie spazio-temporali; mentre la logica simmetrica è quella dell’inconscio, aspaziale e atemporale. Il paradosso fondativo sta nel fatto che, come precisa lo stesso Matte Blanco:

senza «rivestimento» asimmetrico non possiamo conoscere nulla delle manifestazioni simmetriche. L’essere simmetrico da solo non si osserva nell’uomo. Bisogna notare che parlare di essere simmetrico è già un modo asimmetrico di delinearlo, poiché delinearlo è già un’attività (psichica) asimmetrica. (Matte Blanco 2000: 182)

La bi-logica, dunque, è una sorta partita doppia che si gioca all’interno della psiche umana. Ma come si possono connettere queste teorie alla descrizione del modernismo europeo?

Baldi si avvale nuovamente di un passo fondamentale di Mimesis, nel quale Auerbach puntualizza il passaggio epocale che ridisegnò le prospettive del romanzo nel Novecento: «negli anni che precedettero la prima guerra mondiale, in un’Europa priva di equilibrio, alcuni scrittori dotati di intuito trovarono una tecnica per dissolvere la realtà che passando per il prisma della coscienza si frange in aspetti e significati molteplici» (Auerbach 2000: 335). Se dunque è vero che, come sostiene Charles Taylor nel Disagio della modernità, lo «slittamento nel soggettivismo» (3) è una delle principali caratteristiche della modernità, allora la metafora del «prisma della coscienza», in cui la realtà si dissolve e si frange in una molteplicità di significati, condensa in sé la crisi del soggetto e la crisi della rappresentazione. Baldi ritiene che «quando Auerbach analizza le possibilità “sintatticamente appena afferrabili” che riguardano il nesso dei contenuti stia parlando, in termini psicoanalitici contemporanei, di logica simmetrica»; e di conseguenza Baldi, facendo sue le parole di Auerbach, sostiene che «gli scrittori modernisti, quindi, non si differenziano dai loro predecessori per le scelte di contenuto, ma per aver tentato “di rendere quel vagare e ondeggiare della coscienza che è mosso dal variare delle impressioni”» (Baldi 2010: 53-54). E aggiunge, portando ad ulteriori sviluppi il suo ragionamento, che «il nesso dei contenuti e il multiplo riflettersi delle coscienze dei personaggi di cui parla Auerbach sono “l’insieme infinito” matteblanchiano: testimonianza muta, ma comunque imprescindibile, dell’ineffabilità simmetrica» (Baldi 2010: 56). Se per Auerbach la coscienza si configura come filtro prismatico della realtà, per Matte Blanco la coscienza può essere paragonata ad una coppia di specchi paralleli che riflettono reciprocamente e infinitamente se stessi, ma solo «quando fa la sua comparsa un oggetto ci rendiamo conto del numero infinito di riflessi» (Matte Blanco 2000: 252). Secondo Baldi, «è questo il significato di un inconscio simmetrico che segue le leggi degli insieme infiniti: ogni oggetto è trattato in tutte le sue infinite potenzialità» (Baldi 2010: 62).

Nel capitolo su Gadda, Baldi applica la lettura bi-logica alla Cognizione del Dolore, precisando che in questo caso non si tratta di una delle solite letture freudiane dell’opera, alla morbosa ricerca di segnali stilistici che siano riconducibili in qualche modo alla biografia dell’autore, ma di un tentativo di svincolarsi da una critica psicanalitica dei contenuti in favore di una formale. Insomma: la nevrosi di Gonzalo non è necessariamente la nevrosi di Carlo Emilio. Si tratta di un’operazione davvero ardua non solo perché la bibliografia esistente fornisce già riferimenti assai solidi sul Gadda modernista (Donnarumma), su quello barocco (Dombroski), sul valore prismatico della parola gaddiana (Roscioni), sul particolare realismo dell’Ingegnere (Bertoni), ma anche perché spesso e volentieri Gadda è il miglior critico di se stesso, in particolare quando si tratta di analizzare con lucidità i rapporti di dissimulazione che intercorrono tra scrittura e biografia. Nella Meditazione milanese si può leggere un passo, citato puntualmente da Baldi in quanto distanziamento dalle posizioni filosofiche di Leibniz e Spinoza, in cui Gadda chiarisce l’utilizzo del termine coesistenza:

Ho scelto appositamente la parola coesistenza […] perché voglio alludere a un coesistere logico: così come nel magnetismo si dice che non vi può essere magnetismo positivo senza negativo, e che la polarità è intrinseca differenziazione dell’essere, implicante coesistenza logica. (SVP 664)

Con lucida sintesi Gadda riesce a delineare il fulcro epistemologico della sua scrittura, in quanto tentativo di traduzione sintattica della «coesistenza logica» di piani di realtà molteplici ed eterogenei, che non si elidono a vicenda ma convivono intersecandosi tra loro in maniera imprevedibile e logicamente impeccabile. La deformazione del reale, programmaticamente messa in atto da Gadda, è il prisma della coscienza che Auerbach aveva individuato come peculiarità tecnica utilizzata nei romanzi modernisti per rappresentare la dissoluzione dell’io e della realtà. Nella Cognizione del dolore si assiste, infatti, al dispiegamento di piani di realtà coesistenti immersi in un dolore pervasivo ed inesplicabile, dando origine ad una struttura soffocante ed inesauribile che Luperini – lo ricorda Baldi – ha definito in La «costruzione» della «cognizione» in Gadda come «l’eterno presente della coazione a ripetere», in cui «il cerchio della nevrosi è iscritto in quello della conoscenza, l’eterno presente del dolore in quello della cognizione»; e dove «motivi esistenziali e motivi intellettuali sono uniti in un nodo solo» (Luperini 1990: 264). E continua Luperini, mettendo probabilmente la parola fine a tutta una serie di elucubrazioni psicanalitiche sulla scrittura gaddiana:

La cognizione non introduce ad alcun viaggio terapeutico o liberatorio, come ha creduto qualche lettore di Gadda. Il romanzo non intende registrare alcun progetto evolutivo. La guarigione o la normalità sono guardate con sospetto anche maggiore della nevrosi: sarebbe una resa all’imbecillagine sociale. Il dolore non ha alternative. A Gadda non interessa interpretarlo simbolicamente, ma ergerlo ad allegoria del presente e così inserirlo nel cerchio della conoscenza. (Luperini 1990: 271-72)

Baldi prova a trarre delle conclusioni plausibili dal suo ragionamento, affermando che è possibile riconsiderare sotto una nuova luce la Cognizione, ben oltre lo sperimentalismo barocco dello stile:

l’accumulazione paratattica, l’andamento franto e iperbolico, l’umanizzazione di oggetti o animali, la coazione a ripetere, l’aggressività estrema del personaggio, sono tutte manifestazioni del tributo che la scrittura paga alla logica simmetrica. In quest’ottica le descrizioni più assurde e irreali risponderanno a un nuovo ordine di realismo che guarda all’interno dell’individuo e che, in tal modo, influenza la realtà esterna. Sono soltanto un primo esempio di come la logica dell’inconscio possa operare all’interno di un testo letterario, modificando radicalmente le modalità di rappresentazione del reale. (Baldi 2010: 118-19)

Per quanto queste conclusioni non siano per nulla avventate, restano molti dubbi sul tributo che lo stile di Gadda dovrebbe necessariamente porgere nei confronti della logica simmetrica, e sul fatto che il funzionamento della retorica gaddiana debba essere il frutto delle dinamiche che intercorrono tra asimmetrie e simmetrie della psiche umana. Le prospettive di una lettura bi-logica dell’opera di Gadda risultano indubbiamente affascinanti, ma tuttavia, pur consentendo di accostarsi al testo da punti di vista inconsueti, non sembrano produrre esisti eclatanti per la critica gaddiana, ottenendo invece risultati già noti e acquisiti.

Università di Bologna

Note

1. E. Auerbach, Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale, trad. A. Romagnoli, H. Hinterhäuser (Torino: Einaudi, 2000), II, 325.

2. I. Matte Blanco, L'inconscio come insiemi infiniti. Saggio sulla bi-logica, trad. P. Bria, prefazione di R. Bodei (Torino: Einaudi, 2000), 105.

3. C. Taylor, Il disagio della modernità, trad. G. Ferrara degli Uberti (Roma-Bari: Laterza, 1999), 65.

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