Rastatt Fortress Detail

Agli albori del romanzo gaddiano:
primi appunti su «Retica»

Paola Italia

1. Un romanzo nella prigionia

Il 25 ottobre 1917, durante la disfatta di Caporetto, Gadda viene fatto prigioniero. Le fasi della cattura sono ricostruite minuziosamente nel Giornale di guerra e di prigionia e nella relazione stesa a Firenze dopo la liberazione: «Viaggio a piedi fino a Bischoflack (Lubiana), senza cibo; poi, chiusi in carro-bestiame, fino a Rosenheim; indi, in vagoni di terza classe, trasferiti a Rastatt» (Ungarelli 1994a: 47).

La detenzione inizia qui, in un piccolo centro situato nel Baden: dal 5 novembre al 18 dicembre 1917 nel Russenlager (il campo di concentramento per i soldati russi prigionieri), dal 18 dicembre al 27 marzo 1918 nella fortezza di Rastatt, la Friedrichsfestung. Alla fine di marzo viene trasferito «con 250 compagni nel campo di Celle nell’Hannover», dove trascorre il rimanente periodo di prigionia. La liberazione avviene il 1º gennaio 1919; Gadda entra a Bardonecchia (Moncenisio) il 13 e raggiunge il Campo raccolta Ufficiali ex prigionieri in Firenze la sera del 15. Queste, in estrema sintesi, le fasi salienti del periodo, immediatamente seguente la sconfitta di Caporetto.

I diari che aveva tenuto durante il periodo 1915-1919 (1) ci offrono un referto lucido, impietoso e drammatico di un’esperienza che aveva segnato lo scrittore in modo profondo e irreversibile. La trincea era avvertita come costrizione, la battaglia aperta era sostituita dalla guerra di posizione, lo scontro diretto, quello che Gadda attendeva come il momento estremo, in cui dare la prova più alta, veniva continuamente dilazionato in un logoramento dei nervi che aggiungeva nuovo dolore a quello, già insistentemente presente per la famiglia lontana, per il fratello in guerra. Solo la puntuale registrazione degli eventi quotidiani aveva sottratto l’esistenza alla disperazione, l’aveva riscattata dalla tentazione dell’inerzia, dello sconforto, e aveva difeso strenuamente il Logos dall’imperversare di una realtà irrazionale e dissoluta, proprio dove si sarebbero richiesti invece ordine e razionalità.

Nei diari si susseguono con meticolosità riflessioni, sfoghi lirici, progetti di fuga, piccoli dissidi quotidiani. Ma il Giornale, tra il 17 e il 24 marzo 1918, registra un vuoto. Gadda, al solito così scrupoloso e attento nell’appuntare ogni accadimento, nel dare espressione a ogni pensiero, sembra non scrivere nulla. In realtà questo è un periodo occupato da un lavoro febbrile e costante: nel breve arco di tre giorni viene steso l’abbozzo di quello che a tuttoggi possiamo considerare il primo progetto narrativo gaddiano – le prime «estrusioni», secondo la definizione dell’ingegnere, furono esclusivamente liriche (Gadda 1993a: v). Primo in assoluto, dal momento che il racconto La passeggiata autunnale «fu pensato e scritto dal 22 al 30 agosto compresi dell’anno 1918 in Celle Lager» (ben cinque mesi dopo questo abbozzo). (2)

Il lavoro nasce con un impianto romanzesco di vasta portata ed è già provvisto di un titolo: Retica. Non si tratta però di un’opera compiuta, ma di un germinale tentativo, letterario, dato il brevissimo arco compositivo, e la completa assenza dei cosiddetti studi (ovvero della narrazione vera e propria). (3) Il progetto, ha tuttavia un grande interesse e, dal punto di vista contenutistico e stilistico, ci rivela non poche sorprese.

2. Genesi del testo

Il testo si legge in un quadernetto a graffetta dalla copertina color azzurro-carta da zucchero; la facciata anteriore reca un’etichetta prestampata sulla quale si legge la nota autografa: «Volume 1º. Carlo Emilio Gadda. Rastatt. – 1918. “Retica”». Sempre sulla copertina, sopra l’etichetta si trova la seguente intitolazione: «Carlo Emilio Gadda. Abbozzo di un Romanzo (1916 idea – 1918 in prigionia qui scritto.) C.E.G.», che prosegue nella parte inferiore della facciata: «Abbozzo di un romanzo intitolato “Retica” – germe 1915 Altipiani 1916. Questo quaderno è tedesco, e gli appunti qui presi sono del 1918 in prigionia –». (4)

Il quaderno consta di 32 pagine rigate con 15 righe per pagina; è numerato dall’Autore su recto e verso, da 1 a 16 la prima metà, nuovamente da 1 a 16, la seconda. (5) Perché questa doppia numerazione? Il 20 marzo 1918, dopo aver occupato le prime righe del quaderno per l’intestazione «(Tenente Carlo Emilio Gadda. – Rastatt 1918. “Retica” – Guida alpina per il gruppo dell’Homar. – Gaddus)», (6) Gadda alla pagina seguente annota:

Retica. – Guida alpina per il gruppo dell’Honar. – [Invenzione della favola, radunata del materiale; sua disposizione. Analisi dei metodi. Veduta sintetica, spirito e valore dell’opera. –] Serie A o serie del 20 marzo 1918.

Subito dopo, però, preferisce spostare questo primo schema più avanti ed esattamente a metà del quaderno (probabilmente per lasciare le prime pagine libere di ospitare la narrazione vera e propria e potere agevolmente consultare lo schema nel corso della stesura). Numera perciò le seconde sedici pagine da 1 a 16 e chiama questo blocco: «serie A». Le prime 16 pagine vengono invece a costituire la sede B, cronologicamente successiva alla precedente anche se fisicamente la precede: è scritta infatti il 21 e 22 marzo. (7) Ultime in ordine di tempo (recano infatti la data del 22 marzo) le due paginette centrali occupate da un dettagliatissimo «Indice della materia contenuta in questo volume», in cui Gadda elenca minuziosamente il contenuto della serie A (seconde 16 pagine) e della serie B (prime 16) e dà anche conto della particolare numerazione del quaderno.

A p. 15 (B 15 della numerazione gaddiana), infatti, dopo aver numerato le righe dall’alto in basso (da 1 a 15), annota:

Serie A o serie del 20 marzo 1918. – Nell’indicazione le righe si cominciano a computare dall’alto, come in questa pagina. – Le pagine del volume sono dall’1 al 16, a serie B le prime sedici, serie A le seconde 16. Tutto fa parte della Serie A di materia. –

Si può dedurre, a questo punto, che la distribuzione dello spazio disponibile sul quaderno sia stata così definita: la seconda metà per lo schema («invenzione della favola, radunata del materiale; sua disposizione» ecc.), la prima per la narrazione, le due centrali per l’indice. Il quaderno o «volume» – secondo la denominazione gaddiana – nel suo complesso costituisce la «Serie A di materia», da non confondere con l’omonimo titolo dato alle seconde sedici pagine.

Il desiderio di progettare un sistema di rimandi che agevoli la consultazione del «volume» si scontra – come si può vedere – con una sorta di eccesso di zelo classificatorio da parte dell’Autore, che finisce per appesantire la scarna materia con un intricato proliferare di sigle.

Il testo è scritto di getto, presenta rare correzioni e l’analisi delle fasi di composizione – agevolata dall’indice – circoscrive la stesura quasi senza soluzione di continuità nei giorni 20-23 marzo: un vero e proprio tour de force. (8)

3. Omnia circumspicere: la «distribuzione della materia»

Il 20 marzo quindi Gadda inizia Retica (ma come si è visto l’ideazione risaliva addirittura all’entrata in guerra, nel 1915) e comincia dalla «distribuzione della materia», rappresentata nell’Indice da un titolo che poi non figurerà nel testo, ma che si rivela emblematico: «Esalazione delle attività “e spiritu pluralitatis”». (9)

Gadda non parte subito dall’articolazione dei fatti, ma li inserisce in un progetto costruttivo, in un’architettura complessa che esplicita la volontà di dare un affresco a tutto campo della società e degli individui, delle relazioni tra paesi e culture diverse. Nel caso specifico vuole rappresentare il rapporto conflittuale tra la popolazione italiana e quella retica, in una zona che, per essere situata al confine tra stato italiano e austriaco – ovvero tra il Regno e l’Impero –, viveva direttamente lo scontro di interessi sociali, economici e politici; una zona – come scrive nel dolore della prigionia – ancora «irrredenta».

La materia, per il momento a uno stato fluido e magmatico, viene razionalizzata secondo dieci punti che individuano altrettante «attività» emanate dal gaddiano «spirito della pluralità». (10)

Alle pp. I-5 della serie A infatti si legge:

Favola:
1º. Attività socialista all’inizio, con acuirsi critico in episodî elettorali, di pari passo con l’inizio dei lavori. […] – 2º. Attività industriale paesana di ingegneroni, deputati, ecc. tendente allo sfruttamento minerario ed elettrico; piani grandiosi, spese iniziali esagerate, tracciati rifatti, chiacchere, congressi. – […] 3º. Attività pretesca: nel pericolo, alleanza o almeno simpatia coi più forti. – Esempi di purezza e nobiltà, fra le avarizie e le vigliaccherie. Effetto deprimente sulle popolazioni nella diversità tra la predicazione e la vita. Facile argomento di offese avversarie – Spionaggio.
4º Egoismi privati, litigi famigliari, proprietà, ecc. –
5º. Ignoranza del popolo e i precedenti dell’articolo 4º. impedi | scono il rimboschimento, le vie di comunicazione in alcuni punti. Altrove energia e speranza. – […] 6º. Attività militare: buona ma non sufficiente: anche nei lavori di difesa idealismo, imprevidenza, ecc. – Il contegno delle popolazioni lontane, la povertà, il socialismo ecc. conducono a limitazioni. – Ufficiali di carriera; beghe; invidie; massonerie; ecc. livori.
7º. Attività del popolo: agricoltura (pesca, caccia); viticoltura, legname, bosco, bestiame, pascolo; muli e muletti; trasporti di montagna; guide alpine; minatori e lavoratori emigranti; operai; contrabbandieri. –
8º. Attività straniera: a) infiltrazione etnico politica con corruzione di funzionarî, lingua, facilitazioni, sopraffazioni. b) penetrazione commerciale ed economica […]. c) Attività di disgregazione morale: socialismo nella scuola e tra i lavoratori; predicazione ecclesiastica; papismo; esagerazione dei torti di casa regnante, ecc. d) Spionaggio militare (contrabbandieri, funzionari corrotti, agenti propri mascherati da villeggianti, turisti, ecc.) […] 9º. Alberghi; villeggiatura; alpinismo; turismo; sport | invernali. […] Le grandi Alpi. 10º. Attività privata e personale; attività delle anime. (V. Caratteri e Favola.) –

Il quadro, – come si può vedere – è molto complesso; la volontà di comprendere tutto il reale, di omnia circumspicere, per usare un titolo di Roscioni (Roscioni 1995: 57-75) esprime un’ambizione totalizzante. Nessun elemento della realtà, una realtà che riflette quella vissuta direttamente nei tre anni di guerra, sembra poter sfuggire alla fitta rete gettata dal giovane narratore, che lascia però in sospeso elementi – ai fini della narrazione – fondamentali. E infatti alla «distribuzione della materia» (che Gadda chiama anche «favola», per quanto non si tratti della trama vera e propria, ma solo di una sua prima articolazione) segue immediatamente una nota critica, che una postilla chiosa con «Importantissimo», in cui Gadda precisa:

Occorre ancora determinare: Episodi di dettaglio (distrazioni); o racconto e favola propria: complessa: perciò diverse narrazioni sovrapponentesi; legame e fusione interna tra queste. Elenco dei personaggi: caratteri e simboli. Il simbolo determinato e proprio, nel carattere e nell’azione. – Studio accurato delle anime: loro coerenza nell’azione diretta e nei rifiessi degli avvenimenti. – Bambini e animali. – Titolo dell’opera e dei capitoli; inserzioni poetiche fuse con la prosa. Trovare il pas | saggio spontaneo, graduale. – Metodi; in generale virgiliano e beethoveniano; (spunti profondi del Carducci, Zanella, Whitman): mehr Ausdruck der Empfindung als Malerei. –

Riprenderemo più avanti alcune rifiessioni su questa nota. È interessante per ora sottolineare come i problemi di metodo e di stile sorgano contemporaneamente a quelli legati alla struttura, un modus operandi che ritroveremo sei anni dopo, nelle prime pagine del Cahier d’études. Notiamo, anche brevemente come i modelli citati siano – ad eccezione di Beethoven – tutti poetici, e di impari portata (Virgilio, Carducci, Zanella, Whitman).

La nota prosegue articolando la riflessione sul metodo intorno a tre punti fondamentali. Il primo riguarda il trattamento stilistico:

1º. Studio profondo e accurato della qualità stilistica: uniforme o varia? Rigidezza classica comprendente ogni varietà spirituale; o scapestratura celliniana e Shakespeariana? Possibilità dell’accompagnamento formale stilistico onomatopeico; o modello boccaccesco? Lettura di trecentisti e inspirazione mia propria. Grande purezza ma indipendenza; studio dei criterî di punteggiatura. –

Lo conclude la curiosa affermazione che «per l’ortografia occorrerà una correzione postuma».

Il secondo tratta lo «Studio del metodo di racconto di espressione e di rappresentazione» ed è bipartito in:

1º. Ricerca: naturalezza, spontaneità; 2º. intensità. La favola deve parere l’avvenimento stesso. A ciò occorre bandire sistemi troppo palesi di tecnicismo letterario editoriale (Antitesi victorughiane a rosso e giallo; strappi e salti ariosteschi al racconto per adescare il lettore, non compatibili coi processi psicologici<)>. II lettore dovrebbe essere trascinato, avvinto con la suggestione crescente.

Vero e proprio «orrore» suscita «la chiaccherata di chiarimento psicologico, del romanzo e del dramma moderno: pare un catalogo, se bene giusto e accurato». Il modello principe risulta già a questo primo stadio evolutivo «il metodo manzoniano di anime illustrate dall’azione e dal pensiero, che avvicina di più al reale […] (Agnese, fra Cristoforo, Don Abbondio)…», un modello che, quasi un decennio dopo, solleciterà il primo intervento critico del giovane scrittore sulle pagine di Solaria (Apologia, SGF I 679-87).

Il terzo punto riguarda infine il

Metodo nella descrizione del paesaggio, dei fenomeni esteriori, delle persone fisiche: deve esser fedele al canone fondamentale. –
Sfumature fantastiche shakespeariane; superstizioni e mie proprie. Simbolismo misuratissimo, appropriato, solo quanto basta ad esprimere compendiosamente fatti generali e somme di fatti<,> fatti ripetuti che porterebbero a dilungo. – Misura nella tinta sentimentale e patetica, come pure nel contenuto critico e parenetico.

La lunga nota si conclude con un’affermazione che pare un’autoesortazione: «Fare dell’arte».

A questo punto, di fronte allo «studio degli argomenti» e alla necessità di documentare concretamente i dieci punti in cui si articola la complessa e vasta materia, Gadda si trova a un impasse e ammette di non poter proseguire per la mancanza di «libri e notizie». (11) Ma prima di iniziare il racconto vero e proprio si manifesta un’altra istanza costruttiva; un’altra nota infatti, affronta il trattamento dei personaggi.

L’impianto è strettamente tradizionale («Dai personaggi secondarî d’accompagnamento [2], di sfondo [1], di legame [3], di causazione [4], si sale ai principali»), (12) con la precisazione che i personaggi e l’azione principale sono costituiti da «lo sfondo e l’ambiente retico, le anime retiche».

4. La trama: «Studio del no. 8 – l’attività straniera».

Come nei grandi romanzi ottocenteschi (e il riferimento, come vedremo, non è casuale) la «favola propria» inizia con la messa in scena di numerosissimi personaggi secondari che ruotano intorno all’evento chiave del progettato romanzo e che gradualmente introducono i principali. (13) La materia, precedentemente distribuita secondo le dieci attività, si coagula intorno a una di esse e precisamente alla n. 8 intitolata «Attività straniera», che era già stata messa visivamente in risalto sul quaderno dalla continua sottolineatura. (14)

L’oggetto del contendere, il casus belli degli scontri tra autorità italiane e austriache, è la costruzione di una ferrovia e la costituzione di una società elettromineraria italiana in Rezia, nella contea di T., zona ancora irredenta. Il governatore politico-militare della contea, il Principe di Bergendorf, un «fedele e geniale uomo di stato, delegato alla Camera alta; già incaricato di missioni diplomatiche». Gadda lo descrive come uno «spirito rude, prepotente, sopraffatore» e responsabile della repressione in T. È l’«intimo amico dell’Arciduca Ereditario […] con cui è stato compagno di studi, di armi e di capestrerie»; ha 40-45 anni circa, è «capelluto, di statura regolare; rigido». Bergendorf, fermamente contrario all’infiltrazione economica italiana nella regione, si avvale della collaborazione di un secondo personaggio, il magistrato De Waart, la cui sorella è moglie di un ufficiale delle poste retiche – Taretti – che Bergendorf utilizza a scopo di spionaggio sulla costituenda società elettrica italiana.

Taretti, oltre a collaborare alla crisi economica italiana sostenendo il cartello di una società d’Assicurazione austriaca per far deprezzare i libretti assicurativi del Regno, si adopera nel controspionaggio fornendo telegraficamente notizie su scioperi, mercati, alluvioni, valanghe e sui movimenti degli eserciti al confine.

Dispone inoltre che il suo ufficio postale venga utilizzato per «importazione nel regno di cartelli réclame scritti in tedesco: réclame del Touring Cl<ub> Tedesco». Gadda ne punisce subito l’ambiguo comportamento, anticipando che il figlio verrà salvato da sicuro annegamento da un certo Ludovico (uno del personaggi positivi che qui appare fugacemente per ricomparire nella serie B del quaderno col nuovo nome di Federico).

Bergendorf non disdegna alcun mezzo per reprimere l’irredentismo della popolazione e utilizza, tra gli altri, anche dei preti («alcuni dei quali intelligentissimi»), che «deprimono gli alpini con sentimentalismo famigliare religioso». Un altro personaggio abilmente sfruttato dal governatore è Giovannoli, il proprietario dell’albergo al Passo a Sera, frequentato da «contrabbandieri; operai, turisti di passaggio», con i quali svolge propaganda filoaustriaca. Gadda lo definisce senza mezzi termini: «egoista spia e più ruffiano di tutti».

La propaganda antitaliana si esplicita anche a livello didattico: nelle scuole della contea si infiltrano professori «pseudo-socialisti» che sostengono la causa dell’Impero e utilizzano scambi di studenti e visite per penetrare culturalmente in Italia: «con scusa di turismo e cameratismo scientifico, visitano, osservano, notano; e assicurano che l’Impero non ha idee aggressive, che vuole la pace, che fa qualche lavoro per esaudire ai bisogni della popolazione povera, e contro la minaccia Francese, ecc. –». Anche i professori italiani sostengono questa propaganda indiretta: non temono l’Impero ritenendolo ingenuamente un baluardo alla temuta potenza francese; viene ad esempio istituito un «premio alla migliore memoria sul tema “La lingua tedesca in Rezia attraverso i tempi”». La loro scarsa lungimiranza contribuisce alla spersonalizzazione culturale della popolazione retica. Gadda pensa di inserire un «episodio della visita in Rezia e della visita di ricambio. – Gli uni [studenti retici] vengono per osservare, i nostri vanno a divertirsi e mangiare»; nella presentazione degli studenti è presente anche un accenno al figlio di Bergendorf, «giovane sportman e pangermanista».

Un altro personaggio di sfondo di cui si serve il governatore per spiare i movimenti degli agitatori socialisti è il polacco Brotewski, di cui Gadda fornisce questa sintetica scheda: «tipo slavo, occhio di cagna; baffi biondo slavi all’insù; alcoolico; brutale». Costui si finge alleato dell’«agitatore socialista» Mirolini, «passionato e violento, un onesto, ciuffo e cravatta» (il gioco paronomastico non è certo casuale). (15) Brotewski è anche «amico di altre spie da cui riceve visite misteriose; e facilita molte operazioni di contrabbando». L’attività di spionaggio viene esercitata, naturalmente, anche da contrabbandieri, aiutati da un maresciallo delle guardie di finanza austriache, Morowitch. L’intricata serie dei personaggi contempla anche un prete retino, gesuita, ricco, che finge di essere patriota, ma in realtà accompagna ufficiali travestiti da turisti, durante frequenti viaggi in Tirolo. Il principe di Bergendorf è azionista della società elettrica e mineraria tedesca concorrente a quella italiana e si avvale, per la conduzione, della collaborazione del conte ingegnere Von Rotemburg.

Giunto all’entrata in scena di Von Rotemburg (o Rotemberg, come sarà anche chiamato nella serie B) Gadda precisa che

Questa parte del N. 8 deve essere importantissima, facendo parte essenziale della favola; moralmente per i legami di Rotemburg con Rineri; storicamente per la società elettrica e mineraria.

Compare qui per la prima volta quello che avrebbe dovuto essere il vero protagonista di Retica, Rineri, giovane irredentista di origini oscure e modeste, ma sensibile e coraggioso. Un personaggio senza sbavature in cui forse si cela un ricordo autobiografico: l’«ottimo caporale Andrea Raineri da Menaggio (cl<asse> 95)» (Giornale, SGF II 716), compagno d’arme e fedele sottoposto fino alla battaglia dell’Isonzo. Il Giornale di guerra e di prigionia lo ricorda con parole d’elogio fino al 31 ottobre 1917 (sei giorni dopo la disfatta di Caporetto), quando registra: «Ieri salutai alcuni miei soldati (Raineri, Gandola, Dell’Orto Oscar e Luigi)» (SGF II 664). Rineri tornerà come protagonista nella Passeggiata autunnale, che segue questo abbozzo di qualche mese. Pur sviluppandosi autonomamente da Retica, la Passeggiata ne condivide l’ambientazione e alcuni personaggi, qui appena accennati e lì invece maggiormente elaborati. (16)

Trovandosi di fronte a un nodo importante della trama, Gadda sospende la narrazione e si domanda in una seconda nota critica se

gli avvenimenti e i fatti e le cause e gli effetti ecc. del N. 8 (attività straniera) devono essere narrati con interesse proprio, o devono solo apparire per sottintesi, sintomi e affioramenti, come un banco geologico qua e là affiorante […].

Questa seconda soluzione gli sembra preferibile, sia perché coinvolge gradualmente il lettore «nella […] tonalità psicologica di passione e accoramento» della popolazione retica, sia perché corrisponde maggiormente a ciò che appare in Rezia e che dovrebbe costituire la trama: «ragioni misteriose, fatti sconnessi e non capiti, che poi in fine verranno ricollegati e chiariti dal precipitare degli avvenimenti».

La graduale presa di coscienza della popolazione retica, strumentalizzata dalle autorità a fini politici ed economici, si qualifica come uno degli obbiettivi del romanzo. Così infatti termina la nota, con cui si conclude la serie A:

In generale deve notarsi un raffinamento della percezione etnico-politica dei personaggi retici verso il finire e il compiersi dell’azione. Il lavorio di avvelenamento, spionaggio, ecc. deve esser svelato; e lumeggiato nelle sue cause passive (miseria, ignoranza, discordia della popolaz<ione>). (A15-A16)

Il testo prosegue quindi nella serie B, (17) con un ritratto del conte ingegnere Von Rotemberg: «uomo di superiore intelligenza che ha viaggiato e speculato» e che, da «figlio di banchieri arricchiti», si contrappone alla «vecchia nobiltà di Bergendorf». «Conosce a perfezione le lingue», è «rigido», «occhialuto», «di fondo bonario» e manifesta una dedizione incondizionata per lo Stato. È provvisto di una «magnifica villa», una «bellissima moglie tedesca, e due bambini». Il suo ruolo nel plot è centrale, in quanto il protagonista, Rineri, trascorre in questa villa le vacanze estive e viene accolto dalla famiglia Rotemberg come un figlio.

A questo punto, messi in campo quasi tutti i personaggi, la storia entra nel vivo (B5-B9): «la costituenda società elettro-mineraria italiana» (prima retica ora milanese…) ottiene la concessione governativa «per la linea elettrica e per lo sfruttamento della miniera)». Von Bergendorf, rappresentante imperiale, «prepara il controgioco» e oppone diversi ostacoli alla sua realizzazione. Dapprima sostiene che la ferrovia sarà inevitabilmente foriera di moti irredentisti, poi corrompe gli ingegneri addetti alla costruzione, spingendoli a proporre progetti eccessivamente costosi o impraticabili.

Von Rotemberg, dal canto suo, acquista dei terreni sul previsto percorso della ferrovia, rifiutandosi poi di venderli e getta discordia tra gli ingegneri della società italiana (fra cui un certo Tauscher), convincendoli a passare a quella tedesca. Il comportamento di Rotemberg mira a un solo scopo: ostacolare la società elettromineraria; per raggiungerlo, non esita ad allearsi da una parte con i socialisti (Brotewski e Mirolini), dall’altra con i clericali, per denigrare la ferrovia presso la popolazione, e minaccia i sindaci e gli amministratori. Compaiono a questo punto altri due importanti personaggi: Flaminia e Marco con i rispettivi padri, azionisti della costituenda società elettromineraria. (18) Ricompare Federico (ex-Ludovico), il cui padre figura invece tra coloro che si oppongono alla ferrovia. Si delineano tre idee a sostegno della società e della ferrovia: lo sfruttamento delle miniere, i vantaggi militari, l’idea «economica della villeggiatura»; e tre «controidee»: i tedeschi si oppongono perché non vogliono perdere lo sfruttamento delle miniere di loro proprietà, temono una linea militarmente «strategica» e sostengono al contrario una linea a vapore (per lucrare dalla vendita del carbone). Gadda pensa di far costituire la società e di farla fallire dopo costituita; alle cause di fallimento concorrono tutti i personaggi che finora hanno dominato la scena: Bergendorf, Rotemberg, Tauscher, l’albergatore, Giovannoli, il prete spia, i socialisti Brotewski e Mirolini, che viene «allontanato con decreto prefettizio». (B10-B11)

Questa, sinteticamente, la «favola». Il 22 marzo Gadda termina lo «Studio del N. 8» da cui era originariamente partito e che è diventato gradualmente uno sviluppo di tutta la «favola», legando all’evento chiave tutti i personaggi. Tutti, tranne i protagonisti: Rineri, Nerina-Flaminia, Marco, Ludovico-Federico. Le relazioni di Rineri con Rotemberg restano infatti del tutto oscure e così la sua attività politica di irredentista. La «serie Rineri», cui Gadda accenna (B12), non ci è pervenuta, o forse non è mai stata scritta e il desiderio di comprendere tutta la realtà in una trama complessa e rispecchiante le «esalazioni delle attività “e spiritu pluralitatis”», lascia in sospeso ciò cui Gadda forse teneva di più: la rappresentazione dei personaggi centrali, ovvero la loro specifica valenza simbolica. Rappresentazione che avrebbe dovuto attendere la Passeggiata autunnale per trovare una compiuta realizzazione. (19)

5. Un’ipotesi di continuazione e l’ultima nota

Il 22 marzo, giunto alla fine della serie B, prima di compilare l’Indice del volume (che costituisce l’atto finale del frenetico lavoro), Gadda sembra voler continuare il testo. Lo spazio a disposizione sul quaderno però è finito, resta solo la prima pagina, ove si trova il titolo steso all’inizio. Qui Gadda precisa il criterio con cui, nell’ipotizzato prossimo volume, si riferirà a Retica; a p. B1, infatti, subito dopo il titolo leggiamo:

Seguito dopo il Volume «Serie A». Iniziato il 23 marzo 1918 Rastatt. [segue una linea di separazione] Il riferimento al volume «Serie A», che comprende le prime 16 pag. (Serie B) e le seconde 16 (Serie A), sarà fatto con le indicazioni «AA», oppure «AB» e col numero della pagina ed eventualmente della riga. – Il riferimento a questo volume sarà fatto col solo numero della pag. (1-32). Sarà lasciato spazio per riferimenti a libri scritti dopo questo. – In margine: Titoli, sottotitoli, riferimenti e richiami. – Gaddus: 22 marzo 1918. –

è curioso il fatto che Gadda utilizzi una pagina del volume «Serie A» per specificare dei criteri di riferimento da utilizzare nel secondo volume di Retica, ma la pagina si presenta fisicamente staccata dal quaderno e non è improbabile che, trovandosi a corto di spazio, abbia pensato di utilizzarla come prima pagina volante del nuovo progettato volume. (20)

Con una volontà costruttiva che sembra impossibile esercitare nelle condizioni drammatiche in cui nasce questo testo (ma forse proprio in ragione di esse) il giovane scrittore sembra voler sfidare la realtà, si proietta in avanti verso un nuovo volume che a sua volta allude ad altri volumi, ad altri nuovi libri («Sarà lasciato spazio a libri scritti dopo questo»), e getta le basi di quel motivo di perpetua fuga o costante iterazione del tema, che non troverà mai la sua compiuta realizzazione e che accompagnerà lo scrittore per tutta la vita.

Subito dopo si legge l’ultima nota critica di questo volume, chiamata nell’indice: «Exemplum». La nota, designata anche con termine tedesco «Critische Bemerkung» (lingua che Gadda aveva iniziato a studiare proprio in prigionia), altro non è che la balzacchiana prefazione all’edizione del 1833 (ma sul quaderno si legge 1834) dell’Eugénie Grandet, poi soppressa nel 1843. Il testo trascritto letteralmente:

Il se rencontre au fond des provinces quelques têtes dignes d’une étude sérieuse, des caractères pleins d’originalité des existences tranquilles à la superficie [sic], (21) et que ravagent secrètement de tumultueuses passions; mais les aspérités les plus tranchées des caractéres, mais les exaltations les plus passionneés finissent par s’y abolir dans la constante monotonie des mœurs… (22) II y a de la poésie(23) dans la lente action du «scirocco», (24) de l’atmosphère provinciale, (25) qui détend les plus fiers courages, relâche les fibres, et désarme les passions de leur acutesse (26)… / Les drames dans le silenze, ecc. (27)

Balzac – lo sappiamo dalla tarda Intervista al microfono – sarà in seguito annoverato, dall’ingegnere fra i tre grandi «pettegoli» della storia, in buona compagnia con Dante e Saint-Simon (SGF I 504), l’Eugénie Grandet viene anche citato nel Racconto italiano, testo che per tanti aspetti si presenta come la compiuta realizzazione di quanto in Retica è appena abbozzato, con la più alta consapevolezza stilistica e narrativa che verrà a Gadda dalla maggiore maturità e dai coevi studi filosofico-letterari. Balzac figura infatti al quarto posto dell’elenco di letture «da fare per la redazione del romanzo», con la nota: «richiami d’espressione, stile» (Racconto, SVP 397, 485). Ma una postilla al Giornale di guerra del 13 agosto 1916 riporta anche:

Stando a Campiello, lessi il romanzo di O. Balzac, Il cugino Pons. È un capolavoro e mi procurò dei momenti di esaltazione intellettuale pari alla mia passione per Shakespeare. (28)

Non sarà troppo artificioso, a questo punto, riconoscere nell’iniziale distribuzione della materia – articolata secondo le dieci attività – il prepotente modello balzacchiano, modello che in questa nota critica si rivela direttamente operante. Se scorriamo infatti alcuni dei titoli della imponente Commedia umana ritroviamo le principali «attività» elencate da Gadda: Scene della vita, privata (in Gadda all’ultimo posto); Scene della vita di provincia (che potremmo ritrovare nella 2ª, 3ª e 4ª attività); Scene della vita politica (al 1º, 3º e 8º posto), Scene della vita militare (al 6º posto) e Scene della vita di campagna (al 7º posto come Attività del popolo). La freschissima lettura dell’Eugénie Grandet e quella precedente del Cugino Pons, oltre ai riferimenti che abbiamo riscontrato nel Racconto italiano, forniscono ulteriori prove in direzione di un principio costruttivo che informa tutto l’abbozzo di Retica.

Ma Gadda tornerà su Balzac anche in seguito, ed esattamente nel 1931, con la recensione uscita sull’Ambrosiano del libro di Pierre Abraham, Créatures chez Balzac (SGF I 723-31). Il metodo descrittivo adottato dal prolifico romanziere è da lui così descritto: «Dipingere il fisico per risalire all’anima. Questo metodo consiste nello stabilire un parallelismo fisico-psichico e nell’osservarlo con coerenza energica attraverso tutta la vita del personaggio» (SGF I 727). Se ripensiamo, ad esempio, alla descrizione di Brotewski: «Tipo slavo, occhio di cagna; baffi biondo slavi all’insù; alcoolico; brutale», possiamo rintracciare più di un’indicazione che il giovane Gadda può aver tenuto presente.

6. Conclusioni

Retica si rivela dunque come il primissimo luogo di incontro e confronto tra un’istanza narrativa di matrice ottocentesca, naturalistica e descrittiva (Balzac, come si è visto), e una prepotentemente lirica e simbolica (ma un simbolismo tutto privato quello del personaggio-simbolo, di Amleto, piuttosto che il simbolismo di Baudelaire, che verrà dopo). La prima nota critica che abbiamo citato e che possiamo considerare la prima dichiarazione di poetica gaddiana, è a questo proposito illuminante. Da un lato il narratore deve individuare il «racconto o favola propria: complessa: perciò diverse narrazioni sovrapponentesi; legame e fusione interna tra queste» (si tratta di quello che potremmo definire il «polo balzacchiano»); dall’altro è necessario delineare «l’elenco del personaggi: caratteri e simboli. Il simbolo determinato e proprio, nel carattere e nell’azione. – Studio accurato delle anime: loro coerenza nell’azione diretta e nei riflessi degli avvenimenti» (il polo simbolico).

L’incontro, di queste due istanze, una narrativa-descrittiva e una lirico-simbolica, deve però arrivare a una fusione. Ritorniamo ancora alla nota critica:

inserzioni poetiche fuse con la prosa. Trovare il passaggio spontaneo, graduale. – Metodi; in generale virgiliano e beethoveniano; (spunti profondi del Carducci, Zanella, Whitman): mehr Ausdruck der Empfindung als Malerei. (A6)

Quest’ultima frase («più espressione del sentimento che pittura») si rivela tanto importante da essere citata due pagine dopo, in forma abbreviata, come una sorta di codice cifrato assolutamente personale:

è da preferirsi il metodo manzoniano di anime illustrate dall’azione e dal pensiero, che avvicina di più al reale e che è appunto Mehr ausdruck der Empf. als M. (A8)

La citazione resta criptica. Dovremo aspettare dieci anni per ritrovarla in uno dei saggi di Gadda più densi, più ricchi di implicazioni teoriche e che per eccesso di peso specifico cadde nell’ombra del misunderstanding subito dopo la comparsa, nel 1927, sulle pagine di Solaria. (29)

Ne I viaggi, la morte si parla soprattutto — come è noto — dei poeti simbolisti e Gadda fornisce al proposito la sua prima e particolarissima definizione di espressionismo. I simbolisti, quando perdono di vista il «contenuto simbolico della composizione», finiscono per fare dell’espressionismo e del descrittivismo. I due termini – è chiaro – sono in antitesi, ma la momentanea dimenticanza del «punto di partenza», il fare del simbolo lo scopo e non il mezzo dell’espressione, provoca entrambi gli eccessi. Così Gadda commenta, questa operazione e svela la citazione di Retica:

Il canone beethoveniano richiamato a didascalia della sinfonia in fa maggiore [la Pastorale]: «Mehr Ausdruck der Empfindung als Malerei», e che in certa misura i simbolisti avrebbero potuto far loro […], li riconduce, per una troppo sollecita ricerca dell’Ausdruck, per una abusiva compiacenza verso l’espressione – a ricadere nella Malerei. Essi vogliono staccarsi dalla tecnica realistica, dalla logica positivistica, da Zola insomma: si valgono della sensazione e dell’analogia per ottenere la Ausdruck der Empfindung – ma poi dimenticano […] il punto di partenza; presi dalla passione del metodo, si danno alla caccia e all’allevamento del simbolo; il simbolo-mezzo diviene fine: e talune composizioni, veri vivai di simboli sono tutte pittura e niente espressione, intendendo quest’ultima parola nel senso più alto e più comprensivo. (SGF I 577)

Quindi è Beethoven a dare il canone di una completa rappresentazione della realtà, canone che prescinde dalle distinzioni tra le arti come dalle forme letterarie e che infatti ha in Manzoni (per la prosa, nel passo citato da Retica) e in Orazio (per la poesia, nel passo citato da I viaggi la morte) i modelli di riferimento di un uso corretto del simbolo. È Beethoven a fornire gli spunti di questa germinale poetica, che, nonostante la debolezza dei concreti risultati ottenuti, si rivela in Retica già ben delineata, e che sarà messa in atto solo nel Racconto italiano (ricordiamo che le due parti in cui è articolato tale racconto sono dette rispettivamente «prima» e «seconda sinfonia»). (30) Una poetica di cui abbiamo cercato – nel limiti concessi da questa sede – di delineare il primo germe: l’urgenza di innestare nel ceppo del romanzo ottocentesco la fortissima tensione lirica che è il nucleo primigenio dell’ispirazione gaddiana, anche di quella narrativa che prenderà poi le strade più diverse. Non è un caso che la citazione della Prefazione all’Eugénie Grandet sia immediatamente seguita da questa domanda:

Dare carattere di raccolto, quasi jeratico e pastorale silenzio? Alla pittura conferire la realtà immanente delle montagne che guardano, trasvolando i fiumi primaverili??? (A2)

Nella recensione al libro di Abraham, del resto, Gadda aveva indicato con queste parole tutte le potenzialità di uno stile solo apparentemente realistico, stile cui la sua prosa tendeva sin dagli albori del romanzo:

anche nel ricettacolo intimo della piazzaforte realistica vi è qualche cosa di simbolico e di analogico, di «caricato», o comunque di spàstico, che pertiene non a «capriccio» ma piuttosto a una necessità, intrinseca all’opera letteraria: ricreare la vita con i mezzi e dentro i termini proprî del pensiero. (SGF I 730)

Università di Siena
Rastatt Fortress

Note

1. Nell’edizione a cura di D. Isella, in SGF II, Il giornale di guerra e di prigionia comprende: il Giornale di campagna (24 agosto 1915-15 febbraio 1916), il Giornale di guerra per l’anno 1916 (4 giugno-26 ottobre 1916), il Diario di guerra per l’anno 1917 (5 ottobre-31 dicembre 1917), La battaglia d’Isonzo - Memoriale, il Diario di prigionia (1º gennaio-30 aprile 1918), il Diario di prigionia (2 maggio 1918-4 novembre 1918) e la Vita notata. Storia (18 dicembre 1918-31 dicembre 1919): un materiale impressionante per minuzia e analiticità descrittiva, che si costituisce come la testimonianza più drammatica e viva dell’esperienza vissuta da un soldato italiano nella prima guerra mondiale. Per una lettura critica di questa straordinaria opera, rimandiamo al saggio di Gorni 1995: 149-78.

2. Cfr. la nota che accompagna il testo di Passeggiata apparso sulle pagine di Letteratura n. 61 (gennaio-febbraio 1963); la nota avvertiva inoltre che quella poteva essere considerata la prima prova narrativa dello scrittore e aggiungeva: «Il testo riproduce fedelmente l’originale dell’epoca, che occupa n. 78 pagine numerate di un quaderno di carta rigata con la copertina nera, e l’A. ha rinunciato perfino a rivederne le bozze». L’assenza di qualsivoglia apparato critico, tuttavia, rende impossibile una valutazione della sua genesi.

3. Il termine, come è noto, qualifica e distingue i «tentativi di composizione, pezzi della composizione, da inserire nel romanzo o da rifiutare o da modificare» dalle «note», pertinenti alla riflessione teorica, alla «sistemazione dell’opera», note che nel successivo Racconto italiano saranno distinte in «critiche» e «compositive» (SVP 393).

4. Si tratta di uno dei quaderni coriservati presso l’Archivio della Casa editrice Garzanti, che ne ha liberalmente consentito la consultazione e che qui ringraziamo.

5. La prima e l’ultima pagina del quaderno risultano strappate dal margine interno, ma per forma e tipo dovevano appartenervi fisicamente; il testo è scritto prevalentemente a penna con interventi a matita nera.

6. Nella prima pagina, il testo che si legge dopo la suddetta intestazione è stato scritto – a nostro avviso – alla fine della complessiva stesura di Retica (cfr., qui, il paragrafo Un’ipotesi di continuazione e n. 29).

7. Probabilmente all’inizio Gadda pensava di numerare il quaderno sul solo recto: la seconda pagina reca infatti nel margine superiore destro la seguente sigla: «Serie A. pag. 2». In seguito alla decisione di trasferire la suddetta serie nella seconda metà del quaderno, però, il titoletto viene corretto da «Serie A» a «Serie B» [con B su A] e «pag. 2» diventa «pag. 3» [con 3 su 2]; alla stessa decisione ci sembrano dovute le parentesi quadre in cui Gadda, dopo averlo scritto, racchiude il lungo titolo.

8. Nella ricostruzione che cercherò di illustrare, mi riferirò alle pagine del quaderno seguendo la numerazione gaddiana, per cui la terza pagina della serie A sarà indicata come A3, la decima della serie B, B10, ecc. Nelle citazioni dal testo gaddiano, il corsivo rappresenta le parole che figurano sottolineate.

9. è interessante notare come tale definizione, nobilitata dal dettato classico (come sarà anche nel Racconto italiano: si pensi solo alla gestione della narrazione ab interiore e ab exteriore), sia assimilabile al clima idealistico cui anche Gadda partecipa, sia pure nei modi originali che gli sono propri. L’aspirazione alla presunta unità dello spirito si innesta infatti sulla precisa esigenza della rappresentazione della pluralità del reale, da cui la vastità e complessità delle «attività» suddette. Il termine stesso di «attività» può essere inteso in accezione storico-descrittiva (ambito della rappresentazione) e in senso idealistico (momento dello «spiritus pluralitatis»). I rapporti di Gadda con la cultura idealistica, e segnatamente crociana, potrebbero così essere retrodatati rispetto al Racconto, considerato anche che nella biblioteca dello scrittore figurano, all’altezza dell’entrata in guerra, l’Estetica come scienza dell’espressione linguistica generale (Bari: Laterza, 1912), e la Filosofia della pratica, ibid., 1915.

10. Occorre qui precisare che Gadda, nel presentare le dieci attività, anticipa dei riferimenti a episodi della trama che preciserà successivamente, a dimostrazione della difficoltà ancora insuperata di far convivere l’istanza costruttiva con la trama vera e propria, trama che a questa altezza affiora solo per brevi accenni. Nell’indice, infatti, questa parte è indicata come «spunto cenno primo o riassuntivo» ed è sintetizzata dall’elenco delle dieci attività. Il testo si trova alle pp. A1-A5 del quaderno.

11. Tutta la nota critica si legge nel quaderno alle pp. A5-A9, da cui sono state tratte le citazioni. Così viene denominata nell’indice alle pp. B15-B16: «Studio critico tenue, generale “Importantissimo”; proposte senza soluzioni; rimane da decidere – (Favola, complessità, legami, stile, caratteri; simboli; inserzioni poetiche | enarrazione psicologica; critica, ecc. A5-6-7-8-9)».

12. I numeri si leggono in interlinea sopra le singole categorie.

13. L’indice registra puntualmente un «inizio del racconto o favola propria, senza la distribuzione della mat.ria. (Nota sull’ordine di lavoro: p. A9 Righe 7-8-9-10)». Le righe 7-10 (in realtà sono le 8-11) di p. A9 recano infatti la succitata «Nota sui personaggi».

14. Lo «Studio dell’Attività straniera» occupa le pp. A9-A15 del quaderno e viene così sinteticamente riassunto nell’Indice: «Studio del N. 8: Attività straniera: Bergendorf e De Wart Taretti. p. A10-A11 (Ufficio postale) Preti, passo a sera p. A11 Scuola, premio per la memoria sulla ling. ted. p. A12 (studenti, gite) ecc. Brotewski. Mirolini, Socialismo ecc. <(>A13-A14) Spionaggio militare e autosp. incosciente (14-15)».

15. La dissimulata presenza del giovane Mussolini – già socialista rivoluzionario e direttore, prima dell’Avanti! (1912-1914), poi del Popolo d’Italia (1914-1922) – è uno dei dati più interessanti che emergono da Retica e offre nuovi elementi – la cui analisi rimandiamo ad altra sede – per la valutazione del complesso, intricato rapporto di Gadda con il fascismo.

16. Il rapporto tra i due testi, che non può essere affrontato in questa sede, strettissimo, stante la contiguità cronologica delle stesure. Notiamo solo brevemente che oltre al protagonista di Retica, nella Passeggiata autunnale torneranno anche Nerina (cui si accenna in Retica a p. A2, che verrà successivamente ribattezzata Flaminia alle pp. B7, B9) e Marco (inizialmente, a p. A2, fratello di Nerina – come sarà anche nella Passeggiata –, poi semplice amico, alle pp. B7, B9).

17. La consequenzialità tra le pp. di A16 e B3 non è solo certificata dall’indice, ma anche da un appunto che Gadda stende a p. B3, dopo la nota che – come si è visto – aveva scritto il 20 marzo, quando pensava di partire da questa pagina per la disposizione della «favola»: «Seguito dopo p. 16. – (V.N. 8 (Attività straniera); a p. 3 e 4 <)>. La Società Elettrica e Mineraria – Von Rotenburg; Rineri; – Attività militare straniera<.> Poi allontanamento del Colonnello Guerini». Le cit. pp. 3-4 sono infatti proprio le A3-A4, ovvero quelle che contengono la descrizione del paragrafo 8 nella «favola».

18. Il personaggio femminile mostra qualche legame con quello accennato nella «distribuzione della materia», a p. A2, a nome Nerina, oggetto delle attenzioni di un tenente traditore, che Gadda così descrive: «tipo violento di arrivista, repressore senza scrupoli, sbirro; non rifiuta appoggio allo straniero. Bel giovane, cacciatore, di famiglia arricchita in legname o vino o bestiame, ama Nerina (nome da rivedere) sorella di Marco».

19. L’indice così precisa il contenuto della serie B, da p. B3 a B14: «p. 3 Rotemburg (impresario spia) Quistione della linea elettrica e mezzi dello straniero per impedirla. p. B5-6-7-8 le prime righe; incontro di personaggi / p. B8-9-10 la Società elettromineraria: <(>caratteri: quistioni tecniche, legali, diplomatiche ecc.) Contro interessi tedeschi e società tedesca p. 10. / Ragioni del fallimento della società italiana p. B10-11 / Note e accenni importante (prefetto giornali, relazioni Rineri Rotemberg<)> p. B12 / Società Straniera: p. 12, 13, 14 B».

20. Si potrebbe anche ipotizzare che la pagina fosse appartenuta realmente al (perduto) secondo volume, e – unica superstite – fosse poi per avventura finita erroneamente in questo, ma sotto l’intestazione si legge: «1º Volume 1» (scritta che abbiamo trovato in copertina e che Gadda, in questo caso, avrebbe sicuramente cancellato perché la pagina avrebbe inaugurato il volume 2º).

21. La citazione gaddiana è stata controllata sull’ediz. Gallimard, Folio, 1972-1992, delle Oeuvres di Balzac; nel testo balzacchiano: «surface».

22. Nel testo gaddiano si leggono tre punti di sospensione in quanto la frase «Aucun poète n’a tenté de d’écrire les phénomènes de cette vie qui s’en va, s’adoucissant toujours. Pourquoi non?» non viene riportata.

23. Nel testo originale la frase è: «S’il y a de la poésie dans l’atmosphère de Paris, où tourbillonne un simoun qui enlève les fortunes et brise les cœurs, n’y en a-t-il donc pas aussi dans la lente action…».

24. Il termine nel testo francese è «sirocco», ed è in corsivo.

25. La virgola è stata aggiunta da Gadda.

26. Il termine nell’originale è in corsivo; i puntini di sospensione nel testo gaddiano indicano che la frase «Si tout arrive à Paris, tout passe en province: là, ni relief ni saillie; mais là […]» è stata soppressa.

27. Nel quaderno a p. A2 [Si incontrano, nel fondo delle province, delle teste degne di uno studio serio, dei caratteri pieni di originalità, delle esistenze tranquille in superficie, e che invece tumultuose passioni devastano segretamente; ma le asperità più vertiginose dei caratteri, le esaltazioni più appassionate finiscono per scomparirvi nella costante monotonia delle abitudini… Si trova della poesia… nella lenta azione dello “scirocco” dell’atmosfera provinciale, che abbatte i più fieri coraggi, sfibra gli animi e priva le passioni della loro acutezza… / I drammi nel silenzio, ecc.]

28. Cfr. Giornale, SVP 1123; la nota apposta dal curatore alla postilla precisa infatti che la medesima «non si riferisce ai giorni di questa nota [9 agosto 1916], ma a quelli trascorsi a Campiello (v. 13 agosto 1916 e le note successive datate da quel luogo)».

29. L’articolo I viaggi la morte apparve in due puntate: nel no. 4 dell’aprile 1927 (pp. 21-49), e nel successivo del maggio 1927 alle pp. 28-36. Della ricchezza di spunti offerta dal lungo saggio venne recepita solo l’apertura gaddiana alla letteratura francese, come scelta di campo in senso polemico nei confronti della esterofobia di regime. Ciò viene testimoniato dalla nota (riportata da Flores 1973: 122-23) apparsa nel libercolo del fiorentino B. Ricci, Lo scrittore italiano, Ed. di «Critica fascista», 1931: 39 – in una pesante polemica in difesa del plurilinguismo, non è risparmiato un attacco anche all’allora poco conosciuto Gadda: «Per la gloria patirono e oprarono Orazio, Carducci, tu sta con questi pazzi, e lascia Monsieur Gadda a’ suoi savi».

30. Cfr. Racconto, SVP 419, 424, 425 e soprattutto 437: «1a Sinfonia: tocchi generali e confusi. Poi analisi con sdoppiamento Idealità Realtà poi sintesi e finale nella 2a Sinfonia Generale».

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ISSN 1476-9859

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