Primogeniture e altre prigionie

Giovanna Cannì

Federica G. Pedriali, Altre carceri d’invenzione. Studi gaddiani, Ravenna, Longo, 2007, 304pp., ISBN 978-88-8063-563-5

Let Facts be submitted to a candid world. Con una citazione dalla Dichiarazione di Indipendenza delle tredici colonie americane, Federica G. Pedriali apre il suo ricco volume di studi gaddiani, Altre carceri d’invenzione (Ravenna, Longo Editore, 2007), anticipandone subito le conclusioni e legando così con un unico filo le due sezioni di cui si compone il testo: quella intitolata Applicazioni – che consta di sette saggi usciti in prima versione  tra il 2000 e il 2007 – e quella delle Appendici, che ne include altri tre.

Let Facts be submitted to a candid world. Quali sono i fatti che occorre sottoporre all’onestà del mondo? Quale storia di offesa e usurpazione? I fatti, contro i quali si levano la protesta e l’opposizione del soggetto, sono la legge selettiva del Creato e la mancata uguaglianza degli uguali. È questo il nodo tematico, di rilevanza autobiografica, dell’opera gaddiana, che Federica G. Pedriali non scioglie – perché non sarebbe possibile sciogliere – ma riannoda gettandovi una luce nuova fino a renderne meno opaco il senso segreto, in cui i problemi di officina, la riflessione filosofica e la vita intima dello scrittore si intrecciano  e si richiamano a vicenda.

I primi due saggi – Il Pasticciaccio e il suo doppio e Doppi fondi di romanzo. Ancora sul «Pasticciaccio» passando per «Notte di luna» – sono dedicati al Quer Pasticciaccio brutto de via Merulana, all’ordine nascosto che sottostà alla scrittura divagante del romanzo in fuga dal suo centro. Nelle viscere del corpo liliale di Liliana, sede del male, si annida «la brama di principiar daccapo», la fede nella continuità della vita e nel suo dinamismo, espressa da Gadda nella formula sintetica dell’n + 1: ma la speranza di resurrezione del personaggio di Liliana travalica il piano tematico e crea un suo corrispettivo strutturale, in quanto il romanzo giallo genera il proprio doppio formale. Quando il poliziesco rischia il naufragio in quello che la Pedriali chiama «lo spazio di Ines, zona di esaurimento e di svolta delle indagini», nel Pasticciaccio si produce uno «sdoppiamento amebico degli originali di via Merulana», con la dislocazione delle indagini da Roma a Marino. Ma c’è anche, oltre al doppio, il doppio fondo del romanzo, invisibile agli occhi del lettore, ovvero la puntata soppressa di Letteratura e il trattamento cinematografico Il Palazzo degli ori. Il fondo segreto del romanzo consiste nella «sopravvivenza ectoplasmatica» di Virginia, responsabile del delitto nel trattamento cinematografico e che sparendo dal testo del romanzo se ne porta via la catarsi.

Man mano che si procede nella lettura del volume di Federica Pedriali ci si addentra sempre più a fondo nel cuore della narrativa gaddiana, in quella cognizione del dolore, di cui Gonzalo, il protagonista dell’altro capolavoro di Gadda, dalla terrazza della villa ode le due note profonde. Il disperato singhiozzo, che è la voce stessa del tempo, batte il ritmo di un costante memento mori, ma afferma anche la sopravvivenza della specie. Nella terza Applicazione, dedicata al «cielo scritto di Gonzalo», la Pedriali, sottolineando l’insistenza di Gadda sulla figura retorica della geminatio, «vero e proprio stilema della Cognizione», ne individua il valore di cifra psichica, sufficiente a spiegare un’intera «archeologia della mente»: quello che nel Pasticciaccio è il segreto de li cugini, la coppia fondata sull’esclusione dell’altro, diventa nella Cognizione del dolore il dato ritmico e stilistico del raddoppiamento, che  rimanda al tempo originario: quello pre-conflittuale, in cui madre e figlio scandiscono ritmi binari perfettamente alternati e condivisi. Con la battuta «nessuno, nessuno mai ritorna», la madre di Gonzalo attiva, al riguardo, lo stilema della fraternità (la duplicazione, appunto, la geminatio), che evoca il ricordo del figlio scomparso; proferendo poi i nomi delle due stelle fraterne, i Dioscuri, pensa però che «la prima sola valeva», e così conferma la legge di polarizzazione errata su cui si basa l’esistenza. Perfino i corpi-nomi delle due stelle non riescono ad essere simbolo vero di fraternità; perfino la morte, immortalando chi era già stato eletto dall’amore materno, non riesce ad offrire il correttivo desiderato, la parola che possa restituire una singolarità piena.

Attraverso una figura retorica, la Pedriali arriva così al tema più importante di Gadda, l’Umanitaria: l’utopia pre-edipica e apolitica dell’uguaglianza di tutti i nati, che conferma l’intento dello scrittore di pronunciarsi sulle macrostrutture e sui modelli culturali, intento espresso velatamente tramite il proposito di Gonzalo di voler «scrivere una postilla al Timeo, nel silenzio, per gli stipendi di nessuno».

La curiosità generata da due sintagmi gaddiani «per debito d’equità e di coerenza» (dalla Meditazione) e «inopinato accredito di equinozi» (dal Pasticciaccio) è alla base del quarto saggio della sezione Applicazioni, che si intitola Dell’equità. L’inviato speciale invia e prende le mosse da Meraviglie d’Italia, raccolta di scritti d’occasione ma «organati per calcolo e con precisione». In questa Applicazione, la Pedriali analizza un altro mito del «magro observer inviato in provincia» a celebrare le imprese patrie e le bellezze naturali del suolo italiano: la «fatica splendida» della persistenza. Il territorio italiano è identificato con un «immaginario paradiso di opere», nel cui incessante lavoro alla forma, il viaggiatore/divulgatore cerca, in questo testo e in tanti altri scritti, un principio operativo della civiltà, individuabile tra «i validi numeri della vita di tutta una nazione». Con sforzo utopico ed euristico Gadda riconosce nella «egualità morale dei bipedi», scrive la Pedriali, la nuova industria autarchica; eppure la legge di equità è un contratto non rispettato.

A Gadda – pur avendo egli i documenti in regola (primogenito, primo della classe, volontario) –  non è stato consegnato «il biglietto per un vero viaggio tra i vivi». Primogenito «di scherno», rimedia alla delusione per i contratti non rispettati con un rialzo di credito verso la vita, e fa «maturare» – afferma Federica Pedriali – «nelle narrative maggiori, con puntualità indefettibile, sul modello e della puntualità cosmica e delle pratiche contrattuali cittadine, le scadenze dei suoi contratti – quegli inopinati accrediti equinoziali con cui ha ogni volta ricalcolato, dall’esatto rebus di nostrane latitudini,  un’equazione fallita, un non rispettato mitologema».

Ma il tradimento ai danni del primogenito non è contestabile, giacché Dio stesso ha avallato una irregolarità procedurale simile preferendo «Giacobbe-preferito-di-madre». La legge che governa l’evoluzione della specie impone moltiplicazione e scarto, mentre Gadda ha una grande fame di giustizia: per i non benedetti, per gli scartati, la condanna è quella al vuoto ipertrofico di identità, malamente compensato dal sogno democratico ed egualitario, come si legge nell’Applicazione 5, Fame a Longone. Meditazione e rito di Carlo Emilio Gadda primogenito. Neanche i saperi possono essere un vero rimedio, perché «gli accentuano paradossalmente» – cito dall’Applicazione successiva intitolata Fistola in succhio. Chiamate idrauliche per «L’Adalgisa»–  «uno stato già accentuato di desiderio: gli dimostrano l’infinità dell’impresa, la totalità del mondo, l’impossibilità di partecipante pienezza per il Sé».

L’ultima ApplicazioneIl vettore, la cartolina, lo stemma. Magliature riorientative a chiudere, ripartendo dalla «Meditazione» – muove dalla domanda di metodo che Gadda, impegnato ad essere sempre buon ingegnere, pone a se stesso nel 1928, quando si chiede da dove comincerà: «amante dell’ordine e costitutivamente perso nel dato», – scrive la Pedriali – lo scrittore lombardo inventa soluzioni costruttive per soddisfare la sua mania del calcolo e del moto, con l’illusione di essere nato alla vita collettiva. Lavora a un modello concluso di realtà, ipotizza il sistema dei sistemi, immaginando a Tokio il volo di una libellula che innesca «una catena di reazioni» tale da raggiungerlo. Eppure questa inclusività assoluta del reale è fittizia: l’autore percepisce e ritrae il mondo nella sua baroccaggine, cioè nella sua negazione della «scienza dell’essere unici». Persino la coppia di principi della Chiesa, i Pietro e Paolo del Pasticciaccio, è una coppia competitiva, così come la mensa di Liliana è il luogo della selezione della specie dove le nipoti non durano, e la candidatura di Ingravallo alla paternità non viene neanche presa in considerazione.

Sotterraneo, ma ricostruibile per via intertestuale, prende forma nel Pasticciaccio quello che la Pedriali chiama «complesso di Palinuro»: la sindrome dell’esclusione dalla vita, variamente analizzata nei saggi delle Applicazioni. Nella parte conclusiva del volume, nel primo e nel secondo saggio della sezione Appendici, si indaga la lontana origine del tema dell’auto-emarginazione, rintracciandola nell’esperienza biografica della prigionia a Celle Lager attraverso la prima resa letteraria che Gadda ne fa con il racconto scritto nel ’18,  La passeggiata autunnale.

Chiude la raccolta un omaggio a Bob Dombroski, cui è dedicato l’intero volume. La Pedriali, partendo dalle riflessioni dello studioso contenute nel saggio intitolato Creative Entanglement del 1999, spiega il barocco di Gadda con la sua attitudine a descrivere, a fermarsi alla superficie inesauribile della realtà per denunciare l’ingiustizia custodita nel proprio inferno interiore. Ed è proprio il labirintico inferno interiore di Gadda il «carcere d’invenzione» cui allude il titolo della silloge di Federica G. Pedriali: lo scrittore di memorie di prigionia converte lo spazio chiuso dal filo spinato in una «illimitata disponibilità costruttiva» (l’esatto contrario dell’assenza di principi strutturali o della fantasia pura), imponendosi «una resa notarile della realtà» fino a «fare del  mondo, del mondo com’è […] il racconto del proprio lavoro di soggetto».

Con intelligenza critica mimetica e accogliente, la Pedriali apre, nel suo volume, «gli scrigni pieni di doppioni e triploni» dell’opera gaddiana, ne libera le forze centrifughe e centripete, complice dell’autore sia nel suo eccesso di significazione sia nella sua volontà strutturante.

Università di Torino

Published by The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)

ISSN 1476-9859

© 2007-2026 by Giovanna Cannì & EJGS Reviews. First published in the Edinburgh Gadda Reviews, EJGS 6/2007.

Artwork © 2000-2026 by G. & F. Pedriali.
Framed image: detail after a sketch of Gianfranco Contini by © Tullio Pericoli.

All EJGS hyperlinks are the responsibility of the Chair of the Board of Editors.

EJGS is a member of CELJ, The Council of Editors of Learned Journals. EJGS may not be printed, forwarded, or otherwise distributed for any reasons other than personal use.

Dynamically-generated word count for this file is 1816 words, the equivalent of 6 pages in print.